In vista l´accordo su lavoro e articolo 18

19/06/2002






        Del 19/6/2002 Sezione: Economia Pag. 13)
        In vista l´accordo su lavoro e articolo 18
        Nell´incontro fissato per domani l´esecutivo proporrà una bozza d´intesa a Cisl e Uil

        ROMA
        Governo, Cisl-Uil e imprenditori sono ormai a pochi passi dall´accordo, articolo 18 compreso. Al termine del vertice di Palazzo Chigi sul Dpef – giudicato da Luigi Angeletti e Savino Pezzotta interlocutorio, e «un nulla» da Sergio Cofferati – sembra davvero vicinissima l´intesa generale, che potrebbe portare al varo di un documento di programmazione economica «condiviso» (almeno nelle sue grandi linee), e soprattutto a un´intesa sulle modifiche alla disciplina del mercato del lavoro. Un´intesa che prevederebbe, tra l´altro, la riduzione a una sola fattispecie delle riforma dell´articolo 18: una volta approvata la legge, nelle aziende che superano la soglia dei 15 dipendenti attraverso assunzioni a tempo indeterminato, in caso di licenziamento senza giusta causa, il lavoratore non sarà reintegrato nel posto, ma riceverà una indennità economica. Un´intesa, come previsto, che non va bene alla Cgil: e giovedì, proprio mentre si riunirà il tavolo negoziale sul lavoro, il sindacato di Cofferati ed Epifani inizierà dalla Lombardia e dalla Campania la tornata di scioperi regionali. Un negoziato molto «particolare», questo. Ai «tavoli» formalmente convocati si traccheggia, non emergono mai passi avanti sostanziali. Anche perché questa «delicata e difficile trattativa» (così la definisce il leader Uil Luigi Angeletti) in realtà si conduce concretamente in riservatissimi incontri tra Angeletti, Pezzotta e rappresentanti del governo. Nella serata di martedì, a quanto pare, c´è stata la svolta attesa, che permetterà al governo nel corso dell´incontro di domani (senza Cgil) di mettere sul tavolo la sua proposta di riforma dell´articolo 18. Dei contenuti di questa proposta ieri Angeletti ha parlato ai segretari confederali della Uil, prima dell´incontro a Palazzo Chigi sul Dpef; la stessa cosa farà oggi Savino Pezzotta con quelli della Cisl. Come detto, domani il governo illustrerà uno schema di intesa. Che salvo sorprese prevederebbe la rinuncia a due delle tre categorie di lavoratori cui si applicherà il nuovo art.18, rispetto a quanto originariamente previsto a novembre nella delega Maroni. Dunque, niente indennità ma ancora reintegro nel posto per i dipendenti assunti a termine e poi confermati a tempo indeterminato; nessuna novità nemmeno per i dipendenti delle aziende emerse dal «nero». La riforma permetterà invece ai datori di lavoro che «corrono il rischio» di superare la soglia dei 15 dipendenti di alleggerirsi del personale versando un´indennità economica. Nel pacchetto discusso nelle riunioni informali ci sarà anche la riduzione del tempo di sperimentazione della riforma, che potrebbe ridursi a uno o due anni, e una regolamentazione minima per limitare il ricorso da parte delle imprese alle collaborazioni coordinate e continuative. Infine, gli ammortizzatori sociali: l’indennità di disoccupazione, che passerà dall’attuale 40% del salario al 60% nei primi sei mesi di disoccupazione e scendere al 30% entro l’anno, e possibili forme di cassa integrazione «soft» per i settori oggi esclusi. Nel percorso immaginato dal governo – che ha convocato per il 25 un tavolo su Mezzogiorno e sommerso, per il 26 uno sul Fisco, e il 2 una nuova riunione plenaria in cui illustrerà finalmente il Dpef – nei primi giorni di luglio si potrebbe arrivare a un´intesa generale. Per quella data, però, sarà necessario che tutti i numeri «quadrino», specie in tema di fisco, Sud e ammortizzatori sociali. Altrimenti, l´attuale forte disponibilità di Cisl e Uil a «soluzioni condivise e oneste mediazioni» (come ha detto il premier Berlusconi) potrebbe affievolirsi. Ieri, Pezzotta ha detto che «potrebbe anche capitare» di chiudere l´accordo sull´articolo 18 con una sola fattispecie, mentre Angeletti ha detto che sarebbe meglio trovare un´intesa sin da domani. Ovviamente, Sergio Cofferati non ci sta: il leader Cgil ha a lungo ironizzato sulle modalità del confronto in atto, e ha chiarito che un eventuale accordo non bloccherà gli scioperi. «La Cgil – ha detto il sindacalista – non accetterà mai alcuna modifica dell’articolo 18. E se altri firmeranno un accordo di questo tipo, faremo una lotta dura perché quelle norme non diventino mai operative». Anche perché, ormai, un referendum Cgil entro la prossima primavera è tecnicamente impossibile: le firme andrebbero infatti raccolte entro settembre, ma per quella data la riforma del «18» difficilmente sarà entrata in vigore.

        Roberto Giovannini