In Versilia corsa alle spiagge private

09/01/2002

Il Sole 24 ORE.com








    In Versilia corsa alle spiagge private
    VIAREGGIO – Oltre cento gestori di stabilimenti balneari a Viareggio, quasi altrettanti a Forte dei Marmi. E poi Lido di Camaiore, Marina di Pietrasanta. In Versilia le norme contenute nella Finanziaria 2002 scatenano la corsa al tentativo di acquistare le spiagge "sdemanializzate". «Penso – dice Carlo Monti, presidente dell’Associazione balneare viareggina – che su 125 bagni, in 126 presenteremo la domanda di acquisto dell’arenile, perché questo acquisto è sia nell’interesse dei gestori, che così non devono fare i conti con le pratiche delle concessioni ad ogni rinnovo, sia dell’amministrazione comunale che, oltre a guadagnare dall’acquisto, potrà imporci la tassa Ici da pagare ogni anno su questo terreno divenuto di nostra proprietà. Cosa che adesso non può ovviamente fare». Di diverso parere il Comune di Viareggio: «Ora come ora – spiega l’assessore al Turismo, Carlo Alberto Di Grazia – siamo orientanti a non vendere, e ciò perché, a mio avviso, questo impoverirebbe grandemente la città in quanto gli arenili sono di proprietà della comunità stessa». Sulla stessa posizione dei colleghi di Viareggio sono i novantanove proprietari dei bagni di Forte dei Marmi, che presenteranno, tra oggi e venerdì, la domanda per acquistare l’arenile sul quale si trova il loro stabilimento balneare. A Marina di Pietrasanta il 60% ha già fatto altrettanto, mentre a Lido di Camaiore si stanno preparando a fare altrettanto nei prossimi giorni. Ma l’euforia dei gestori è destinata a "sgonfiarsi". Il ministro dell’Ambiente fa sapere, infatti, che – di concerto con gli altri dicasteri interessati – è in fase di predisposizione un emendamento al cosiddetto «collegato verde» alla Finanziaria (attualmente all’esame della commissione Ambiente e Territorio della Camera), con cui si modifica il controverso articolo 71. Di fatto, si fa presente al ministero guidato da Altero Matteoli, quella norma «cade nel nulla». Il collegato ambientale dovrebbe essere approvato dalla Camera entro gennaio, per poi passare all’esame del Senato. Inoltre la vendita degli arenili non sarebbe possibile, se prima non parte la procedura di dismissione. A tal fine il ministero dell’Economia, competente sulle aree demaniali, dovrebbe emanare un apposito decreto. Ma lo stesso ministero ha più volte precisato che non intende muoversi in questa direzione. Il risultato, quindi, è che – se anche vengono presentate le domande – queste non avranno alcun esito. L’articolo 71 è stato introdotto in Finanziaria su iniziativa di un gruppo di deputati siciliani del Ccd-Cdu, che alla Camera hanno presentato un emendamento in questo senso, approvato quasi all’unanimità. Ma nel terzo e ultimo passaggio al Senato i Verdi si sono accorti che quelle dieci righe di testo contenevano in realtà una sanatoria per le costruzioni edificate prima del 31 dicembre 1990 sulle aree demaniali, come per esempio spiagge, arenili, argini e greti di fiumi. Di fatto, hanno denunciato i Verdi, la norma equivale a un condono edilizio per gli abusi commessi prima del 1990 sulle aree più pregiate, cioè appunto quelle demaniali. L’articolo prevede il passaggio dei terreni dal demanio ai Comuni e dai Comuni ai privati. Dopo la denuncia dei Verdi tutto il centro-sinistra è insorto, riconoscendo anche la distrazione dei propri parlamentari a Montecitorio. Lo stesso gruppo del Ccd-Cdu a Palazzo Madama ha preso le distanze dal provvedimento. Il Governo ha ammesso che si è trattato di un incidente e ha quindi accolto un ordine del giorno in cui si chiede di correggere quanto prima la norma della discordia. R.E.
    Mercoledí 09 Gennaio 2002
 
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