In Veneto vince il posto fisso

09/04/2002





Prevalgono necessità di fidelizzare il personale e calo demografico

In Veneto vince il posto fisso

C.Pas.

VENEZIA – Occupati in aumento, produttività ancora molto legata ad una impostazione di tipo labour intensive ma soprattutto deciso recupero del tempo indeterminato sul lavoro atipico. Il Veneto della piena occupazione, o quasi, diventa laboratorio dove analizzare la novità e non mancano le sorprese. Fra il 1995 ed il 2001, nella regione, gli occupati sono aumentati del 9,6% rispetto ad una media nazionale del 7,4%, ma mentre il Pil cresceva mediamente del 2,2% l’anno, le unità di lavoro salivano dell’1,3% e la produttività non andava oltre l’1%. «Non è vero, quindi – osserva Bruno Anastasia, che per Veneto Lavoro ha raccolto ed elaborato questi dati – che sia stata sostenuta la crescita economica essenzialmente per non fare arretrare i livelli occupazionali. Semmai emerge un trend labour intensive, fatto di tanti lavori, che attrae manodopera extracomunitaria poco qualificata e poco favorevole, in prospettiva, a reggere una competitività del sistema Paese che non sia basata sul prezzo». Le sorprese maggiori, però, arrivano dalla tipologia dei lavori: i nuovi contratti a tempo indeterminato superano largamente quelli temporanei. Conclusione: non è vero che ci sia una precarizzazione pericolosa del mercato del lavoro, semmai in quest’area sta avvenendo l’esatto contrario. Tradotto in cifre l’incremento degli occupati fra il 1995 ed il 2001 è stato di 116mila unità per il tempo indeterminato e di sole 22mila unità temporanee. «Ci sono tre possibili spiegazioni per questo fenomeno – dice Anastasia -. La necessaria fidelizzazione, attraverso l’assunzione, dei dipendenti in una situazione di carenza di forza lavoro, l’effetto degli incentivi previsti come credito d’imposta nella finanziaria 2001, il naturale calo demografico che fa mancare all’atipico la materia prima, cioè i giovani». «La flessibilità – dice Paolo Scaroni, presidente di Unindustria Venezia – è un qualcosa di endemico nel Veneto per cui questi dati non sorprendono più di tanto. In un tessuto industriale come il nostro, fatto di piccole e medie imprese, la fidelizzazione è quasi naturale ed altrettanto comprensibile è come qui si senta piuttosto poco la questione dell’art.18». «Il vero problema, semmai – aggiunge Scaroni – è quello di ampliare il livello di occupazione che è superiore alla media nazionale ma abbondantemente sotto quella internazionale. Occorre quindi recuperare al lavoro le donne, prolungare l’età lavorativa. È qui, più ancora che sul fronte dell’immigrazione, che è necessario ed urgente lavorare. L’immigrazione ha tempi lunghi, comporta un forte impegno sociale di integrazione mentre abbiamo già disponibili fasce di lavoro su cui poter contare». «Il lavoro atipico – conclude il presidente di Unindustria Venezia – è indubbiamente una opportunità interessante, così come l’incentivo del credito d’imposta, ma questo Veneto della piena occupazione deve puntare su priorità e così, se da un lato si protegge fidelizzando i dipendenti, dall’altro è obbligato ad alzare il tasso di occupazione».

Martedí 09 Aprile 2002