In vacanza al super-outlet

12/11/2007
    lunedì 12 novembre 2007

      Pagina 23 – Cronache

        il caso
        Viaggio nella più grande città mercato d’Italia

          In vacanza
          al super-outlet

            Una gigantesca distesa di negozi e ipermercati
            E anche un hotel a 5 stelle per i turisti della spesa

              Pierangelo Sapegno
              Inviato a Mondovì

                In Italia, la prima città dell’America è nata a Mondovì, provincia di Cuneo, ultima frontiera del mondo che ci aspetta, chissà quanto reale o illusorio, con i suoi sogni perduti, i suoi miraggi da venditore, la sua grandezza sconfinata e la sua infinita ambizione d’uguaglianza. Nel segno inconfondibile del dio danaro, non manca niente qui. Neanche una musica, uno sconto, una promessa: «Mille mondi in uno», come c’è scritto nel primo cartello che vedi. Persino una vacanza, se vuoi. Ma nemmeno una banca, addirittura un casello d’autostrada, e i prati per fare picnic come nelle vecchie domeniche all’aria aperta degli Anni 50, i campi da tennis, e il golf e un asilo nido, una palestra, un personal shopper, un teatro, dieci cinema, e poi domani un albergo a 5 stelle, una piscina, e l’outlet più grande d’Italia.

                Un inno al consumo
                Questo posto è come l’America che apre le porte a tutti, come le promesse di Berlusconi, come i sogni che inseguiamo, come la vita raccontata in un film. Si chiama Mondovicino. Ha aperto ieri, assieme all’uscita dell’autostrada che ti conduce qui dentro. Per ora solo l’Ipercoop, la sua struttura centrale: c’erano sei chilometri di coda all’ingresso, dalle 8 del mattino, tutto il giorno così. E’ la prima cittadella in Europa del consumo, la nuova frontiera della vita, costruita su uno spazio di 395mila metri quadri (78mila, destinati al commercio e 70mila al verde), con più di 200 negozi (ma l’Ipercoop ne ha 65 e conta solo per una unità). Fate i conti: le Gru di Grugliasco, altro impero del libero mercato, occupano un territorio di 21mila metri quadri. Questo posto è quasi 20 volte più grande.

                Te ne accorgi subito, arrivando dall’A6. La prima cosa che si vede è l’innaturale cambio di prospettiva. All’improvviso il braccio dell’autostrada si allarga in uno spiazzo spropositato. Dieci caselli. Fra poco saranno 15. A Torino sono 11: solo che Mondovì ha 22mila abitanti. Una corsia dell’uscita ti porta direttamente nel parcheggio, ed è subito come se ti perdessi in un mare. Poi ti fermi e scendi. Molto lavoro è ancora da fare, ci sono impalcature, muratori, piccole catapecchie, odore di catrame, cascine appena ridipinte, steccati, e campi di terra smossa dove devono ancora piantare faggi, carpini e tigli. Saranno 5mila gli alberi. E ci sarà un grande babyparking, perché l’America è un sogno che parte da bambino.

                Questo posto l’hanno studiato come un villaggio, dove un giorno verranno anche a fare le vacanze: Mondovì al posto di Rimini, comprando una tv per papà e mamma e le playstation per i bambini, e i mobili per la casa, e un gioiello per la fidanzata. Ci hanno speso 180 milioni di euro. La famiglia Caramelli, il padre Mario e i tre figli Luca, Andrea e Giacomo. Prima, facevano leasing. Poi, nel 2001 hanno avuto questa idea. A guardarli sono anche loro come quest’America che devi raccontare, così semplice, in fondo così vera, senza limousine e senza grattacieli, ma con queste facce di contadini da provincia bianca, con le cravatte rosa sui gessati grigi, quasi ignari della grandezza che sta sospesa sopra di loro.

                L’America nei sogni
                L’America è nei sogni, nella ricchezza dei numeri, nella sua esagerazione, in questa galleria di luce filtrata dagli specchi, nell’immaginario di questa cittadella riempita da un popolo che attorno al consumo costruisce anche la sua vita, i suoi giorni di lavoro e quelli di vacanza. Le commesse hanno due divise. Alle casse (ce ne sono 44 all’Ipercoop, e più o meno altrettante all’outlet), indossano camicie a righe con la gonna rossa, modello Drive In. Le altre sono in tailleur, tutto grigio con cravatta rosa. I cartelli lungo il percorso sono scritti in tre lingue: italiano, francese e inglese, «here you can», «Ask for information». Messaggi in puro spirito buonista: «Diamo la precedenza alle donne incinta e ai disabili». Tutto dev’essere bello e allegro, musica in filodiffusione, palloncini colorati e grandi sorrisi. Attorno, ci sono gli indirizzi della città che ti aspetta, una vastissima area divertimento con la sua grande pista di pattinaggio su ghiaccio, le cascine antiche e gli scivoli e i tubi per gli skateboards, il minigolf, una palestra di fitness, e un’altra ancora per scalare la roccia. Bisogna venire qui per divertirsi, dicono.

                Persino il Comune e la Regione hanno trasferito dei loro uffici nella palazzina di fronte all’Ipercoop. Futuro e memoria insieme. Dentro, percorri spazi e corridoi infiniti con questi colori di vaniglia o di gheriglio di noce, come quando la mamma metteva al forno una torta. Il parco è affollato come un luna park, in questo immenso patchwork di palazzi e parcheggi lungo pareti rivestite di vetro, così vicino e così lontano dal suo paese reale, che si staglia di fronte sulla collina, dai suoi comuni isolati color terracotta, le sue chiese solide, intercalate fra le anguste schiere di case in mattoni costruite un secolo fa, quando i vecchi opifici fumavano e vibravano ancora, facendo girare vorticosamente filati o fondendo acciaio, mentre tutto sembrava così immobile.

                Qui, tra il bowling e il playpanet, hanno inventato altri spazi per il turismo. E’ tutto così esagerato che non importa se può sembrare finto. Alla fine, Mondovì e Mondovicino sono due realtà diverse che si guardano in faccia, il sogno e la realtà, la finzione e l’esistenza, e quello che allontana più di tutto questo alveare postfuturista dal suo passato, è proprio la sua confusione universale, dove le vite montano come linfa. L’immagine che raccogli, passando da uno stand a una pista ciclabile o a un sorriso qualunque, è la stessa dei mondi che scorrono dalle televisioni a colori in mostra sui pianali, fra ghepardi che corrono nella savana, tarantole che tirano di scherma con scorpioni, uccelli tessitori che fabbricano nidi intricatissimi, e l’incredibile abilità, varietà ed energia che tutto ciò comporta, persino lo spreco. E’ l’America, che ti piaccia o no, l’ultima frontiera del consumo. E finta o vera che sia, da oggi comincia ad aspettarti anche qui, fuori dalla porta di casa.