In un anno bruciati 500mila posti di lavoro

18/12/2009

ROMA – In un anno si sono persi più di mezzo milione di posti di lavoro. E non è finita. Mentre i mercati finanziari hanno ricominciato a crescere e l´economia ha arrestato la sua discesa, per quanto la ripresa si prospetti molto lenta, l´occupazione continua, ininterrottamente, a calare come non accadeva dal 1992. Lo dice l´Istat nella sua ultima indagine sulle forze lavoro, relativa al terzo trimestre del 2009.
Un insieme di dati che disegnano la nuova fase della crisi con la diminuzione degli occupati (-2,2%) e l´incremento della disoccupazione (8,2%, mai così alto dal 2004), in particolare. Con l´inizio della perdita di posti di lavoro anche tra gli assunti, a cominciare da quelli delle piccole imprese, con contratti standard a tempo indeterminato (-110 mila unità) e non più soltanto tra gli atipici (-220 mila contratti a termine e – 42 mila collaboratori) e i più giovani; con l´aumento di chi cerca lavoro soprattutto nelle regioni del nord industriale; con il lavoro autonomo (-136 mila) e quello straniero (il cui tasso di disoccupazione è passato dal 6,9 al 10,6%), infine, che non sono più in grado di tamponare l´emorragia del settore manifatturiero e l´espulsione dei lavoratori italiani.
Nuove direzioni, dunque, in una economia chiaramente segnata da una ripresa senza lavoro, ma anche alcune conferme. Come quella del costante aumento delle persone che si scoraggiano e non cercano più lavoro, al centro-sud, si sa, ma, ora, pure al nord, dove la percentuale cresce di più: +2,8%, con un picco addirittura del 4,4% nell´area del nord-est. Riguarda le donne, da sempre costrette in parte a ritirarsi dal mercato del lavoro per dedicarsi alla famiglia, ma adesso anche gli uomini. In tutto sono quasi 15 milioni le persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni che sono fuori dalle statistiche sul mercato del lavoro. Proprio l´esercito degli "inattivi" spiega perché – secondo l´analisi dell´Isae, l´Istituto di studi e analisi economica del ministero dell´Economia – il tasso di disoccupazione sia ancora contenuto, anche rispetto alla media del 9,8% nella zona euro.
E i dati sull´occupazione in calo e la disoccupazione in crescita non possono non essere aggravati dalla massa di lavoratori in cassa integrazione. Nella settimana in cui i rilevatori dell´Istat hanno effettuato le interviste, sono stati 281 mila i lavoratori occupati a dichiarare di non aver lavorato: un numero più di cinque volte superiore alle 52 mila unità di un anno fa.
D´altra parte lo racconta anche la cronaca che la crisi da finanziaria sta trasformandosi in sociale. Con la ricomposizione dei mercati mondiali le aziende devono ristrutturasi, cioè tagliare e anche chiudere. Come hanno deciso i giapponesi della Yamaha, campione del mondo: chiusura dello stabilimento di Lesmo (Monza). Quattro operai, nonostante la neve, sono saliti sul tetto dello stabilimento per protesta e il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha convocato per oggi aziende e sindacati. Protesta sul tetto, e produzione bloccata, anche a Pomigliano dove la Fiat non intende confermare un centinaio di contratti a termine. A Fabriano e Nocera Umbra prosegue la lunga agonia della Antonio Merloni (6 mila persone coinvolte, indotto compreso) in amministrazione controllata ma senza compratori. E gli operai si ribellano anche alla Fincantieri: blocco del cantiere contro la decisione dell´azienda di non pagare per intero il premio di efficienza (750 euro
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