«In ufficio intolleranza verso gli omosessuali»

06/06/2003

    06 Giugno 2003

    LA RICERCA EURISPES CONFERMA L’ALLARME LANCIATO DALLA CGIL

    «In ufficio intolleranza verso gli omosessuali»
    Le tendenze in amore non fanno più paura in famiglia e fra amici
    sul posto di lavoro invece restano il primo tabù: più aperto il Sud


    ROMA
    Paradosso Italia: sull’omosessualità cresce la tolleranza ovunque tranne che in ufficio, non fa più paura in famiglia e fra amici, sul posto di lavoro, invece, resta il primo tabù. Se dichiararsi gay libera dall’angoscia di dover fingere nella vita privata, al contrario l’outing (l’ammissione, lo sfogo) è la principale fonte di condizionamenti e persino di ricatti in ambito professionale. La ricerca Eurispes sulla condizione degli omosessuali in Italia conferma l’allarme lanciato dall’Ufficio nuovi diritti della Cgil, secondo cui la situazione è peggiorata rispetto al passato perchè la flessibilità del mondo del lavoro rende i gay più ricattabili.
    Le sorprese arrivano anche dalla «mappa» dell’intolleranza. Più aperto il Sud, stazionario il Nord, in regressione il Centro. Un quadro con tante ombre e qualche luce. Un italiano su due equipara l’amore omosessuale a quello eterosessuale, un terzo è tollerante nei confronti di relazioni gay. Solo un decimo del campione considera questi legami «immorali». L’80% ha un approccio sereno e positivo, il 60%, superata la sorpresa iniziale, dichiara di non avere problemi ad avere un figlio gay. Il 9,5% chiederebbe però al figlio di non parlarne più e l’8% lo riterrebbe affetto da malattia o disturbo mentale. Un italiano su due è d’accordo che venga riconosciuto legalmente a gay e lesbiche il diritto a sposarsi con rito civile, ma il 65% del campione è contrario all’ipotesi di adozione.
    Inoltre, i «diversi» non possono beneficiare né di ferie matrimoniali né di assenze giustificate per motivi di famiglia, e nemmeno di rimborsi per trasferimenti familiari. Essendo senza figli, sono i primi a essere colpiti in caso di riduzione del personale. Le difficoltà nella vita quotidiana e quanto esse incidano sull’«equilibrio personale» sono testimoniate dalla percentuale dei suicidi tra i giovani omosessuali, tripla rispetto agli eterosessuali. Secondo l’indagine Eurispes, un gay su tre ha pensato di uccidersi e il 6% l’ha tentato almeno una volta.
    In alcuni casi l’atteggiamento negativo verso i «diversi» sfocia in omofobia e violenza. Nell’ultimo decennio sono stati 119 gli omicidi in cui le vittime erano gay. In tutti i casi «si rintracciano l’odio e il disprezzo per gli omosessuali, una cultura omofoba che porta all’accanimento contro una minoranza detestata e ancora priva di diritti civili». Tali delitti maturano quasi solo nell’ambito maschile, soprattutto nel mondo della prostituzione. I ricercatori Eurispes tracciano il profilo di chi, uomo, si prostituisce: molti sono stranieri clandestini dell’Est, altri si dichiarano eterosessuali dicendo di prostituirsi solo per bisogno di denaro. La percentuale di omicidi gay risolti, con l’identificazione dell’assassino, è del 54%. Dei 119 omicidi dal ‘93 a oggi 54 sono stati compiuti da una sola persona, 14 da un gruppo, 45 hanno avuto come matrice il furto o la rapina. La città col più alto numero di omicidi a sfondo omosessuale è Roma (35), seguita da Torino (10), Milano (9), Napoli e Firenze (4). In 97 omicidi su 119 le uccisioni seguono a rapporti occasionali, incontri fortuiti o mercenari; 13 sono maturati in rapporti di coppia; tre in ambito familiare.
    In ogni modo, entro quest’anno dovrà essere applicata anche in Italia una direttiva Ue contro le diverse forme di discriminazione in ambito lavorativo, fondate su religione, convinzioni personali, handicap, età o tendenze sessuali. La novità – sottolinea l’Eurispes – consisterà nel proibire il diretto riferimento alle tendenze sessuali, non prevista dallo Statuto dei lavoratori. L’outing, dannoso in ufficio, a casa risulta più facile con fratelli e sorelle che con i genitori. Ma resta grande la difficoltà d’accettazione della propria natura. Paure e odio di se stessi sono i sentimenti che spesso generano forme di autolesionismo.
    L’indagine, comunque, conferma che qualcosa si muove: l’Italia attraversa una fase di transizione in cui la mentalità subisce cambiamenti positivi, aiutata dai media che propongono sempre più spesso personaggi omosessuali, anche se ancora con ruoli secondari.