In tv, una «bomba» Cia contro Bush

21/03/2003





 
   



21 Marzo 2003





 

In tv, una «bomba» Cia contro Bush
La Ts1, emittente della svizzera italiana, manda in onda le false verità del presidente Usa

ANTONELLO CATACCHIO

Giovedì scorso, 13 marzo, la televisione della Svizzera italiana, Tsi1, ha mandato in onda Falò, un contenitore informativo sulla scottante attualità in prima serata, subito dopo il tg. Tra gli altri servizi ne viene presentato uno dal titolo Cia-Bush: come ti manipolo i servizi, a cura di John Goetz e Volker Steinoff. Dieci minuti stringati e spaventosi. Spaventosi perché presentano le testimonianze di tre ex agenti della Cia: Ray McGovern, Robert Baer e David McMichael. McGovern era stato a suo tempo anche stretto collaboratore di Bush padre. E racconta come dopo l’11 settembre l’agenzia sia stata sollecitata a trovare collegamenti tra gli attentati negli Usa e l’Iraq. L’intelligence indaga, ma non trova alcunché. E lo riferisce nel suo rapporto ufficiale al presidente. Ma George W. non se ne cura, anzi parla pubblicamente di collegamenti provati. E si prosegue, la Cia deve trovare le prove di armi di sterminio di massa in possesso di Saddam Hussein. Nessuna prova ma Bush legge il rapporto ufficiale e ne rovescia pubblicamente il senso. Terza sollecitazione: Saddam e l’atomica. L’intelligence dice che ci stanno lavorando ma che non potranno averla prima della fine del decennio. Poco importa, con il supporto della disinformazione televisiva, con Fox News in testa, si fa credere agli statunitensi esattamente l’opposto.

Intervistate le persone della strada si dicono infatti certe che Saddam sia implicato nella tragedia dell’11 settembre, che possieda armi di sterminio di massa e che possa usare le tante atomiche che detiene. Ma gli ex agenti Cia si spingono oltre. Visto che i loro rapporti basati sui fatti erano considerati insoddisfacenti, raccontano che Rumsfeld ha organizzato una sua squadretta speciale di intelligence. Non formata da agenti ma da incompetenti totali in termini di raccolta di informazioni, abili però nel manipolare e comunicare falsità rendendole credibili. Giornalisti, avvocati e comunicatori che hanno sostituito la Cia (che non è proprio un’istituzione neutrale) per costruire il clima adatto all’attacco.

In pratica la linea del presidente e del suo staff era già decisa, ai servizi spettava solo di fornire le prove per rendere plausibile la volontà di guerra. Non avendo trovato quelle prove si è giocato di manipolazione. Con falsità dichiarate, esplicite. Dieci minuti a loro modo formidabili nella capacità di mostrare documenti, assemblare date, mostrare distorsioni e raccogliere testimonianze. Nessun dibattito, solo i fatti raccontati dai protagonisti. Ancora increduli di fronte al comportamento del proprio governo. Governo che hanno servito probabilmente sobbarcandosi anche lavori sporchi visto che operavano sul campo. Sporchi non a sufficienza per i disegni di guerra di George W. Bush.

Se già il servizio è una piccola bomba, stupisce ancor più il vederlo presentare in prima serata, dal conduttore e autore del programma Aldo Sofia senza grandi discussioni, tra un servizio dal titolo La volpe e l’uva, sul merlot ticinese e L’ultima cena di ötzi, la mummia alpina. Forse è la lezione che viene da secoli di neutralità e non belligeranza, anche se sappiamo che non sempre le scelte confederali sono state limpide. Ma è soprattutto una piccola lezione di grande giornalismo. Laddove ci si affanna come se una guerra fosse solo una questione ideologica, qualcuno va alle fonti, trova informazioni di prima mano, raccoglie testimonianze e organizza un servizio coi fiocchi. Peccato che in Italia non si veda la tv svizzera.

 







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