In tutta Italia contro i licenziamenti

15/11/2002


15 novembre 2002
In lotta dalla Marzotto al Petrolchimico
In tutta Italia contro i licenziamenti
Fa. Seba.

I numeri non saranno quelli della Fiat, ma la crisi le somiglia molto: indebitamento, crisi di mercato, taglio agli organici. Oggi scioperano anche loro, i lavoratori della Marzotto, marchio che con la Fiat condivide anche il fatto di appartenere alla storia dell’industria italiana. E scioperano per le stesse ragioni: la difesa dei posti di lavoro e il rilancio dell’azienda.

Saranno in massa davanti allo stabilimento di Valdagno, in provincia di Vicenza, un po’ da tutte le sedi. E questo perché Marzotto, anzi il "conte Marzotto", come scrivono i lavoratori in una lettera aperta che gli hanno inviato di recente, vuole far fuori in un colpo solo un intero stabilimento, quello di Manerbio, in provincia di Brescia, senza nemmeno aver aperto il confronto sindacale. Il conte parla di «adeguamento della capacità produttiva ai volumi venduti», lo stesso linguaggio di un altro che conte non è, Paolo Fresco, ma sembra avere lo steso "stile" e usare gli stessi metodi. Ma in realtà i nodi sono altri: da tempo la Marzotto sta delocalizzando a gonfie vele e, come se non bastasse, ha razziato marchi a destra e a manca, portando a casa la Valentino, non certo messa in buone condizioni, e tentando, solo tentando, una fusione con la Zignago. Ovvio che, alla fine si presenti un problema di "costo del lavoro". Lo vogliono ridurre almeno dell’8%&, attraverso tagli, circa 300 su 4000 dipendenti, e delocalizzazioni, nell’est europeo. Quello che preoccupa di più il sindacato è il colpo mortale alla capacità produttiva della Marzotto, che ha un alto valore professionale. E quindi la totale mancanza di prospettive per il futuro Presto, infatti, scadranno alcune commesse importanti come quella Ferré. Per farla breve, Marzotto intende realizzare 16 milioni di euro di risparmio nel 2003 attraverso dismissioni di attività non considerate strategiche «e affrontare in questo modo un risultato atteso sul 2002 che nel settore tessile prevede una perdita di 20 milioni di euro». Sulla vicenda della Marzotto c’è anche una presa di posizione del Prc di Recoaro Terme. «Attiveremo iniziative al fianco dei lavoratori, aderendo a ogni strategia di protesta ceh le organizzazioni sindacali vorranno mettere in atto. La prossima iniziativa di lotta è in programma per il 20 novembre.

    Ma le lotte in corso, in questa Italia strangolata da recessione e legge finanziaria, non i fermano qui. Un’altra vertenza per difendere i posti di lavoro è in corso alla Actaris di Milano, multinazionale francese del settore elettronico. La direzione ha annunciato ben 68 esuberi su 90 addetti operativi. Di fatto, si tratta della chiusura dello stabilimento. Situazione ugualmente drammatica alla Cedi Puglia, dove per 1300 lavoratori dei negozi Gum ed ex Standa Comerciale di Puglia, Calabria e Sicilia, non solo non prendono i soldi da mesi ma si sono visti recapitare la lettera che apre la procedura di mobilità. Alle lotte già intraprese dalle strutture sindacali territoriali, si somma la decisione delle federazioni nazionali di Filcams, Fisascat e Uiltucs di presidiare con assemblee permanenti tutti i punti vendita proprio a partire da oggi. Solo in Sicilia, i lavoratori interssati sono più di 800. Come nel caso di Marzotto e Fiat le responsabilità sono da far risalire alla dirigenza. netto il giudizio del sindacato:
    «Conad, sebbene messa in guardia, ha ceduto i negozi a persone inaffidabili. Ora Conad deve farsene carico».
    Danni e devastazioni, sempre in Sicilia (dove ieri hanno incrociato le braccia anche i lavoratori del Petrolchimico di Gela), anche tra i precari. Un centinaio di ex lavoratori socialmente utili che erano stati assunti a tempo indeterminato e occupati per le pulizie nelle scuole in due progetti della Provincia di Enna e della società mista Enna Ambiente verranno licenziati il primo gennaio. Gli ex Lsu erano stati contrattualizzati da alcune imprese di pulizie, che dall’anno prossimo perderanno le commesse per effetto dei tagli al bilancio della Pubblica istruzione. Le ditte hanno già comunicato che il 15 dicembre metteranno in mobilità i lavoratori, quasi tutte donne.

    Rumors di lotta anche alla Rimoldi Necchi, un’azienda metalmeccanica di Olcella di Busto Garolfo (Milano), in amministrazione controllata. Ieri hanno occupato la fabbrica e impedito l’uscita del liquidatore subito dopo aver appreso che non c’erano risorse finanziarie per garantire gli stipendi del mese. L’azienda occupa 263 dipendenti.

    Infine, Cgil, Cisl e Uil, le categorie Fisac-Cgil, Fiba-Cisl, Uilca-Uil e le Rsu del gruppo di Sviluppo Italia criticano l’indeterminatezza del governo verso i problemi del Mezzogiorno e l’atteggiamento dei vertici di Sviluppo Italia per la mancata presentazione di un piano operativo che ne rilanci l’attività e assicurano la mobilitazione dei lavoratori nel caso non giungano a riguardo risposte immediate e chiare.