In sedici su un capannone «Siamo le prime vittime della chiusura di Termini»

21/01/2010

«Se Fiat deve chiudere deve farlo con noi dentro. Chiunque dovesse venire a rilevare lo stabilimento deve trovarci qua», dice Antonino Tarantino, operaio e delegato Filcams-Cgil.
Per restare dentro la difficile partita legata al futuro dello stabilimento termitani della Fiat, i 16 operai della Delivery Email – che si occupa della movimentazione e della pulizia dei cassoni con gli scarti metallici dell’impianto – sono saliti sul tetto della fabbrica.
È appena trascorsa la seconda notte. Sono passati due giorni da quando hanno ricevuto le lettere di licenziamento, spedite dall’azienda dopo che il Lingotto ha deciso di non rinnovare il contratto con Delivery Email. Per Fiat, il lavoro di movimentazione dei cassoni possono farlo i suoi stessi operai. Così, da febbraio, i primi a perdere il posto per il forfait in Sicilia della casa automobilistica potrebbero essere questi sedici uomini.
Hanno tutti tra i 35 e i 45 anni e figli piccoli da mantenere in famiglie monoreddito. Per questo hanno deciso di salire sul tetto e di restarci finché si troverà una soluzione. Che sia Fiat ad assumerli o Delivery Email a riprendere l’appalto, poco importa. Vogliono restare lì. Uscire, dicono, significa uscire definitivamente dalla vertenza sullo stabilimento di Termini. E viste le voci sulle cordate che potrebbero rilevarlo (si parla del fondo Cape Natixis di Simone Cimino e del gruppo indiano Reva Electric Cars), vogliono poter sperare fino all’ultimo anche loro. Ieri gli operai della Fiat hanno scioperato un’ora al mattino e una nel pomeriggio. Con loro le mogli dei 16 sul tetto. È arrivato anche il sindaco ed è stato chiesto un incontro in Prefettura.
IN VISTA DEL TAVOLO
Ieri agli Uk-Italy Business Awards Sergio Marchionne ha anticipato che i conti del 2009 (previsti per lunedì) saranno migliori delle attese degli analisti (perdita di 470 milioni di euro) e che Fiat non ha bisogno di emettere nuovi bond. Mentre il 2010, quando è previsto il ritorno all’utile, andrà ancora meglio. Intanto si continua a lavorare in vista del tavolo sul caso Fiat in Sicilia convocato per il 29 dal ministro Scajola. Ieri l’assessore siciliano all’Industria, Marco Venturi, era a Roma per una serie di incontri informali. Fiat resta un muro di gomma. Ma la strada da battere fino all’ultimo resta quella del Lingotto. Dopo si vaglieranno le altre ipotesi, anche se pare che il presidente Lombardo abbia avuto qualche contatto con Cimino.
A questo proposito ieri è intervenuta anche la segretaria siciliana della Fiom-Cgil, Giovanna Marano: «Si ipotizza un ruolo del fondo Cape Natixis – dice Marano – che va dall’acquisizione al franchising, come se le due cose fossero intercambiabili. Ad oggi, non appare né credibile né nitido il profilo industriale di questa proposta».