In ricordo di Sergio si ferma la centrale di Civitavecchia

06/04/2010

Sciopero di otto ore oggi alla centrale Enel Torre Valdaliga di Civitavecchia, l’hanno proclamato i sindacati dopo la morte di Sergio Capitani, operaio di 34 anni, vittima di un incidente mentre lavorava alla manutenzione di un impianto. Sergio Capitani è il terzo lavoratore che perde la vita tra le torri della centrale. Prima di lui era toccato a Michele Cozzolino, era l’ottobre del 2007 quando venne colpito alla testa da un tubo di un ponteggio caduto dall’altezza di trenta metri. Nel giugno del 2008 morì Ivan Ciffary, slovacco, cadde daun’impalcatura di circa 20 metri. Aveva 24 anni. Fatti drammatici, forse troppo presto dimenticati, se ne riparla oggi per ricordare che di lavoro si muore.
IL COSTO DELLA GIUSTIZIA Si muore, o ci si ferisce “soltanto” e poi si fatica molto a ottenere giustizia, il riconoscimento del danno, un risarcimento adeguato. Soprattutto se non hai soldi per pagarti un buon avvocato. «Sono la mamma di un
ragazzo che lavorava alla centrale di Civitavecchia e che ebbe uno dei primi incidenti sul lavoro durante la sua costruzione». Inizia così il racconto di Antonella Federzoni che da allora, era il 2004, combatte perché non vuole subire errori e indifferenza. «Un martello scivolò dalle mani di un operaio che si trovava a circa 14 metri di altezza e colpì mio figlio alla spinosa D4, rischiando di farlo rimanere su una carrozzella tutta la vita. Quando si lavora in quota – precisa la signora – i martelli andrebbero legati al polso e ci dovrebbero essere reti di protezione ». Dovrebbe. Il figlio di Antonella lavorava per una ditta appaltatrice; l’operaio a cui apparteneva il martello lavorava per un’altra ditta appaltatrice.
Quest’ultima a luglio sarà chiamata a rispondere in tribunale, in sede penale. La signora Federzoni vuole esserci, ma le spese legali sono alte «non abbiamo i soldi per permetterci un buon avvocato – dichiara – mentre loro di soldi ne hanno anche troppi. Anche stavolta ingiustizia sarà fatta». L’amarezza della famiglia si somma alla denuncia di essere stati abbandonati dai sindacati ”adesso provvediamo”, dicevano, «e poi non hanno fatto nulla». E si somma alla «beffa». «Dopo una diagnosi sbagliata al pronto soccorso, è arrivata quella giusta. Mio figlio è stato ingessato per un mese, per altri quattro non è potuto andare al lavoro. E ancora oggi risente di quella frattura, ha forti dolori alla cervicale e ha solo 29 anni». Il riconoscimento del danno? «Solo due punti di invalidità – spiega la madre – mentre un infermiere che si era fatto male a un dito del piede hanno dato molto di più. Perché?
LA PROTESTA Di storie Federzoni sono piene i cantieri e le fabbriche. Sabato scorso alla centrale Enel Sergio Capitani è morto, tre suoi colleghi sono rimasti feriti. È stata aperta una indagine interna, un’altra l’ha aperta la procura di Civitavecchia. Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil scioperano per protestare contro «la gravità della situazione, per la sicurezza nel cantiere e nelle aree gestite da Enel Produzione». I cancelli saranno presidiati dalle maestranze fin dal primo turno, poi la protesta si sposterà sotto la sede del Comune, dove alle 13 si tiene l’incontro tra l’azienda e i sindacati. L’Enel esprime cordoglio e ribadisce che «gli standard di sicurezza nelle centrali e nei cantieri Enel sono allineati alle migliori pratiche internazionali ». E aggiunge: «I tecnici erano informati sul tipo delle attività da eseguire, sulle precauzioni da adottare ed erano dotati di tutti i mezzi di protezione previsti».