In recupero l’azienda Italia

11/12/2003



Giovedí 11 Dicembre 2003

Economia
In recupero l’azienda Italia

Istat: nel terzo trimestre Pil a +0,5%


MILANO – Timidi segnali di recupero per l’azienda Italia, ma passerà ancora del tempo prima che la ripresa si consolidi. L’Istat ha confermato ieri che nel terzo trimestre dell’anno il Prodotto interno lordo (Pil) ha fatto registrare un aumento dello 0,5% nei confronti del trimestre precedente. Si tratta del miglior risultato congiunturale dal primo trimestre 2001. Il tasso di crescita del Pil su base annua resta però piuttosto piatto, non oltre lo 0,5%, come indicato dalle stime preliminari Istat del 14 novembre. È molto probabile quindi che l’Italia chiuda il 2003 con un aumento del Pil attorno al mezzo punto percentuale: anche in caso di crescita zero a livello congiunturale nell’ultimo scorcio dell’anno, l’incremento si attesterà sullo 0,4 per cento. Una performance che, a livello Ue, ci colloca a centro classifica, considerato che Francia (+0,4%) e Germania (+0,2%) hanno risultati più modesti e che solamente la Gran Bretagna (+0,7%) vanta una dinamica superiore. I principali aggregati dei conti economici trimestrali, del resto, mostrano una situazione ancora contrastata. I consumi delle famiglie marciano («la ripresa si avvicina – commenta il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano – in vista del Natale la spesa delle famiglie procede), ma gli investimenti cedono, e a livello congiunturale denunciano la terza diminuzione consecutiva. Più rassicurante l’andamento degli scambi con l’estero, con le importazioni che manifestano una crescita progressivamente più contenuta e le esportazioni in forte accelerazione, tanto da mettere a segno a livello congiunturale l’aumento più sostenuto dal primo trimestre del 2002. Segnali di recupero giungono dall’industria, mentre si appanna – pur restando di segno positivo – la dinamica dei servizi e l’agricoltura resta in difficoltà. Molto caute le valutazioni degli imprenditori e pressante la richiesta al Governo di politiche a sostegno del rilancio dell’economia. «Siamo ancora a una crescita da prefisso telefonico» ribadisce il vicepresidente di Confindustria, Guidalberto Guidi. «Qualche segnale di recupero in giro si vede – aggiunge – ma non so ancora quante aziende siano state intercettate dalla crescita e quante aree geografiche del nostro Paese. La preoccupazione grossa è l’andamento dell’euro nei confronti del dollaro, e l’euro forte è indubbiamente un problema». Il direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi, parla di «timido segnale di ripresa, che non ci fa assolutamente pensare che il peggio sia alle spalle; rimane l’esigenza di fare delle politiche per la crescita, per accompagnare questa debole ripresa, che non deriva appunto da politiche economiche europee e nazionali, ma dal traino leggero della molto più forte crescita americana. Oggi il clima di fiducia è ancora troppo basso e deve crescere». «Sta finendo la lunga stagione della Quaresima – commenta il presidente di Confcommercio, Sergio Billè -.
Le famiglie non hanno più voglia di ridurre il tenore di vita. È necessario però che il Governo si attivi per consolidare la ripresa».

VINCENZO CHIERCHIA
ELIO PAGNOTTA