«In piazza per non arrenderci alla guerra»

11/04/2003

            venerdì 11 aprile 2003

            «In piazza per non arrenderci alla guerra»
            Domani corteo a Roma. Gli slogan cambiano e si moltiplicano, ma il fronte pacifista si presenta unito

            Massimo Solani
            ROMA «No alla guerra infinita, non ci arrendiamo
            alla guerra». È questo lo slogan della manifestazione
            che domani porterà per le strade di
            Roma il messaggio, chiaro, di un movimento
            pacifista che non si ferma anche se Baghdad è
            oramai caduta, anche se per molti la guerra in
            Iraq è praticamente conclusa. Un movimento
            che, al contrario, rilancia il proprio impegno
            contro un conflitto che secondo gli organizzatori
            della manifestazione rischia di estendersi
            anche agli altri paesi della regione e contro un
            «imperialismo» economico che della guerra si
            nutre per imporre la propria egemonia sulle
            sovranità dei popoli.
            «Abbiamo titolo per ribadire che questa
            guerra allarga la spirale della tensione e produce
            gravi pericoli – hanno scritto ieri i responsabili
            del comitato «Fermiamo la guerra» dopo
            una conferenza stampa in cui hanno ribadito i
            progetti di mobilitazione, primo fra tutti il
            corteo di domani -. Continueremo a batterci
            contro la guerra preventiva, la distruzione del
            diritto internazionale e delle sue istituzioni,
            contro un’idea di ordine mondiale basato solo
            sulla legge del più forte. Vogliono trascinarci
            nell’epoca della guerra infinita. Noi vogliamo
            fermarla. Non ci rassegniamo a un mondo
            che spende risorse immense per le armi e nega
            risorse essenziali alla vita e alla dignità della
            maggior parte della popolazione mondiale».
            Proprio ieri, intanto, dopo alcune ore di
            intenso dibattito fra i rappresentanti delle associazioni,
            si è deciso di «stravolgere» il percorso
            di un corteo che molti avevano giudicato troppo
            lungo. Ed ecco allora una drastica riduzione
            del tracciato per consentire a tutti, anche
            alla coda del corteo, di affluire in tempo al
            piazzale del Circo Massimo ed assistere agli
            interventi dal palco (per gli organizzatori «un
            momento di dibattito programmatico»); un
            momento che, al di fuori della manifestazione,
            rappresenterà il punto culminante della
            giornata di protesta, spingendo il movimento
            ad una riflessione sulla situazione internazionale
            a sulle modalità future della lotta per la
            pace.
            E quanti pensavano che il crollo del regime
            di Saddam Hussein avrebbe svuotato di
            ogni senso questa manifestazione, arrivando
            persino ad erodere il cartello di associazioni,
            partiti e sindacati che compongono il fronte
            del comitato «Fermiamo la guerra», si è dovuto
            ricredere ieri assistendo al moltiplicarsi delle
            adesioni di quanti sabato saranno in strada
            per testimoniare il proprio impegno in favore
            della pace. Oltre ai partiti politici e ai sindacati
            (Democratici di Sinistra, Verdi, Margherita,
            Comunisti Italiani, Rifondazione, Italia dei Valori,
            Cgil, Cisl, assenti dichiarati invece Udeur
            e Sdi) alle associazioni che sono in prima linea
            nel comitato «Fermiamo la guerra» (in primis
            Arci, Tavola della Pace, ma anche Legambiente,
            Un Ponte per.. ed Emergency sotto i cui
            striscioni sfilerà anche Sergio Cofferati, solo
            per citarne alcune) si sono unite anche una
            infinità di sigle minori che fanno riferimento
            ai più svariati orientamenti politici e culturali.
            «La partecipazione come cattolici al no alla
            guerra non può essere letta in termini di ingenuità
            e di subalternità – ha spiegato Paola Bignardi,
            presidente dell’Azione cattolica – ma è
            una partecipazione che ha la sua identità precisa,
            fatta di digiuno, di preghiera, di partecipazione
            alle sofferenze, di condivisione». E quanti
            avevano cercato nei giorni scorsi di sottolineare
            strumentalmente una fantomatica frattura
            fra i Disobbedienti ed il resto del Comitato
            sulle modalità della protesta, sono stati smentiti
            ieri da un appello alla mobilitazione che è
            stato approvato all’unanimità. Discorso chiuso,
            quindi.
            Prosegue senza sosta, intanto, il faticoso
            lavoro di organizzazione, reso ancora più problematico
            dai tempi ristretti e da alcuni incovenienti
            esterni. Secondo quanto ipotizzato dagli
            organizzatori domani a Roma dovrebbero
            arrivare oltre 2000 autobus da tutta Italia mentre
            è praticamente accantonata l’idea di poter
            disporre dei treni speciali. Nella capitale ne
            arriverà infatti soltanto uno, di provenienza
            dalla Sicilia, visto che Trenitalia ha deciso di
            non autorizzarne altri in virtù dello sciopero
            dei capistazione. «A dire il vero il sindacato
            aveva anche proposto di posticipare la mobilitazione
            - ha spiegato Italo Stellon della Cgil -ma
            la commissione di garanzia sugli scioperi
            ha dato paradossalmente parere negativo».
            Sulla partecipazione, ovviamente, nessuno azzarda
            cifre e nonostante il buon umore diffuso
            ci si limita soltanto a prevedere una affluenza
            «buona».

            il percorso
            La marcia si accorcia Più gente sotto il palco
            Cambiano le strade, ma non cambia il senso della manifestazione.
            Dopo numerose trattative, infatti, gli organizzatori della manifestazione
            hanno deciso ieri di variare il percorso del corteo alleviando
            in questo modo anche le preoccupazioni del sindaco di Roma,
            Walter Veltroni, che fin da lunedì scorso aveva chiesto che fosse
            stato rivisto l’iniziale tragitto lungo otto chilometri. Il cambio,
            hanno spiegato gli organizzatori, è stato deciso solamente per consentire
            a tutti i manifestanti di partecipare al dibattito previsto sul
            palco del Circo Massimo. Il nuovo percorso prenderà le mosse alle
            14 sempre da Piazza della Repubblica per poi proseguire verso
            piazza Barberini, via Nazionale, piazza Venezia fino al Circo Massimo.
            Soddisfazione per il cambiamento l’ha espressa anche il sindaco
            di Roma. «La decisione di modificare il percorso del corteo di
            sabato è una manifestazione di responsabilità da parte del comitato
            “Fermiamo la guerra” – ha commentato -. Il nuovo itinerario, pur
            mantenendo l’obiettivo di esprimere la volontà di pace dei manifestanti
            e di farne partecipe la città, appare meglio in grado di
            rispondere ai problemi che, oggettivamente, il ripetersi di appuntamenti
            di massa nel centro della Capitale, provoca ai cittadini».
            Le adesioni