In piazza per l’Europa del lavoro

29/09/2003


      domenica 28 settembre 2003

      In piazza per l’Europa del lavoro
      A Roma il 4 ottobre migliaia di lavoratori della Ue in difesa dello stato sociale

      Luigina Venturelli
      MILANO Una grande manifestazione indetta dalla Confederazione europea dei sindacati riunirà a Roma il 4 ottobre oltre 100mila lavoratori provenienti dalle vicine Francia e Germania, così come dalla lontana Scandinavia e dai paesi dell’est Europa.
      In concomitanza della conferenza intergovernativa durante la quale i capi di stato dell’Unione europea si ritroveranno per discutere l’approvazione della prima Costituzione
      europea, i rappresentanti dei lavoratori si ritroveranno per difendere quei valori che, se debitamente sanciti dalla carta in discussione, sono però stati lasciati senza adeguati
      mezzi d’applicazione.
      «La bozza sancisce i valori fondamentali su cui si fonda l’Unione europea – afferma Walter Cerfeda, segretario confederale del Ces – senza prevedere strumenti attuativi.
      Per questo chiediamo che le decisioni sulle politiche sociali vengano prese a maggioranza e non, come è oggi previsto, all’unanimità».
      «Se l’Unione europea elabora una legge sul mercato del lavoro o sul diritto alla salute, per esempio, basta un semplice voto contrario, fosse anche quello di Malta, per bloccare la proposta. In questo modo l’applicazione delle decisioni prese in Europa è lasciata alla buona volontà dei singoli governi nazionali, cadendo in evidente stato di contraddizione».
      Sul punto, però, si dovrebbe riaprire la discussione sulla bozza di Carta preparata da Giscard D’Estaing, allungandone così i tempi di approvazione. Una cosa che il governo italiano vuole evitare in ogni modo, per arrivare alla firma definitiva prima della fine della presidenza italiana dell’Unione, terminando così in modo onorevole un semestre iniziato da Berlusconi nel più penoso dei modi (si ricordino gli insulti all’eurodeputato Martin
      Schulz e all’europarlamento nel suo complesso).
      «Si sta facendo una costituzione – sottolinea Cerfeda – non un qualsiasi decreto legge, la fretta non può che essere cattiva consigliera. Al proposito il sindacato europeo ha già
      consegnato alla presidenza del consiglio italiana gli emendamenti che si vorrebbero discussi ed inseriti nella Carta».
      Oggetto della manifestazione, però, saranno anche i temi della ripresa economica e della difesa dello stato sociale.
      «L’Unione europea – afferma il segretario confederale del Ces – è tecnicamente in recessione: Germania, Francia e Italia, che da sole costituiscono il 70% del Pil europeo,
      hanno tassi di crescita sotto lo zero.
      È dunque più che mai necessaria una politica di ripresa e di investimenti, per attuare la quale è necessario rendere flessibile l’applicazione del patto di stabilità. Si può ridare
      competitività alle aziende e rilanciare l’occupazione solo attraverso l’innovazione,
      la ricerca e le infrastrutture: sono i grandi investimenti pubblici a dover intervenire per rilanciare l’economia».
      «Tutto ciò deve essere fatto – continua Cerfeda – salvaguardando lo stato sociale, poichè senza un’adeguata tutela dei cittadini si rischia solo di provocare un peggioramento
      nel livello di vita delle fasce più deboli della popolazione. Le pensioni non possono diventare lo scalpo usato per trovare le risorse che non ci sono. In tutti i paesi europei, Germania, Francia ed Italia in prima linea, l’obiettivo è quello di ridurre la pressione fiscale per ridare risorse ai cittadini e rilanciare così i consumi e l’economia. Solo che, in
      mancanza di risorse, si interviene sullo stato sociale per fare cassa».
      « Tremonti lo ha detto chiaramente: deve intervenire sulle pensioni per potersi permettere una politica di bilancio più spinta. I conti dell’Inps non sono in una situazione
      drammatica: la riforma non è dunque un bisogno in sè, ma semplicemente uno strumento per tranquillizzare Bruxelles sul debito pubblico e permettersi scelte di bilancio
      più libere. Ci sono invece altri cespiti da cui lo stato potrebbe attingere per finanziare la riduzione della pressione fiscale, come, ad esempio, gli introiti derivanti dalle privatizzazioni».