«In piazza per l’equità»

25/06/2010

Ibookmaker danno Susanna Camusso vincente nella corsa alla successione aGuglielmo Epifani alla guida della Cgil. L’abbiamo intervistata per conoscere le ragioni dello sciopero generale indetto per oggi dal suo sindacato e per sapere se, e come, la vicenda di Pomigliano irrompa nella giornata di lotta.
Destre, governo e Confindustria dicono che si tratta di uno sciopero inutile e ideologico. Come rispondi?
Sono accuse false, la nostra protesta è contro una manovra iniqua. E depressiva: l’ha detto anche Tremonti che avrà un effetto negativo di 5 punti sul Pil. Dunque, le ragioni dello sciopero della Cgil sono di natura sindacale. È iniqua verso i lavoratori e gli enti locali ed è profondamente sbagliata nei confronti dei giovani perché toglie loro ogni prospettiva di futuro. Questa manovra, inoltre, si accompagna a interventi negativi sulla previdenza, anch’essa contro i giovani perché nelmomento in cui cancelli un anno di finestre di uscita per la pensione blocchi il turnover.
Invece, che tipo di manovra sarebbe necessaria per affrontare la crisi con equità?
Unamanovra che contribuisca alla crescita del paese, impossibile se l’obiettivo è colpire il lavoro e dividere i lavoratori, quelli pubblici che si raccontano ingiustamente ome garantiti (basti pensare ai tagli alla scuola, all’Università, alla ricerca, ai salari, ai servizi) da quelli privati. Si fa ricadere il costo della manovra sui redditi di 1.200-1.300 euro, sono i sacrifici dei lavoratori dipendenti che dovrebbero risanare il paese. Nulla si chiede ai redditi più alti, ai settori privilegiati, alla finanza, a chi ha usufruito dello scudo fiscale pagando una multa ridicola. Invece è proprio lì che una manovra equa dovrebbe dirigersi per risanare il paese.
Una volta dicevate che bisognava portare la tassazione della rendita finanziaria
dal 12,5% al 20%, cioè alla media del prelievo europeo. Adesso non se ne sente più
parlare. E noi continuiamo a chiederlo, insieme a una tassa patrimoniale in relazione naturalmente ai grandi patrimoni e a un’addizionale sui redditi superiori ai 150 mila euro l’anno. La manovra del governo non è che un tassello di un più generale attacco al lavoro e ai diritti. Ne parlerete durante i comizi di domani?
Il nostro giudizio sul «collegato lavoro» è netto, si vuole destrutturare il diritto del lavoro. Anche in questo caso – si pensi all’arbitrato che dovrebbe sostituire il giudice del lavoro – il pesomaggiore ricadrebbe sui giovani costretti ad accettare norme punitive. Così come inaccettabile è l’attacco all’articolo 41 della Costituzione che è fondata sul lavoro: la libertà d’impresa è già ora garantita, quel che vogliono cancellare è la responsabilità sociale dell’impresa e il rapporto con il paese in cui l’impresa opera.
C’è un nesso, e qual è, tra l’attacco ai lavoratori operato dal governo e quello
messo in campo dalle imprese? Pomigliano docet.
Il nesso con la vicenda Fiat sta nella volontà di dividere lavoratori e sindacati. Il governo l’ha già fatto con l’accordo separato sul sistema contrattuale, Marchionne segue la stessa strada quando insiste nell’escludere la Fiom dal tavolo negoziale, come ha ribadito con il comunicato emesso dal Lingotto dopo la pubblicazione dei risultati del referendum. Sulla malattia c’è un attacco a un diritto individuale non negoziabile, per non parlare della pretesa di eliminare il diritto di sciopero. Vedo troppa disinvoltura nel tentativo di contrapporre l’occupazione ai diritti dei lavoratori.Non è concepibile che il ministro Sacconi brindi a quell’accordo separato parlando addirittura di ingresso nella modernità. Come giudichi il risultato del referendum imposto dalla Fiat a Pomigliano? I sì e i no dicono che le persone che ci lavorano vogliono salvaguardare l’occupazione e che questa non può essere messa in alternativa ai diritti garantiti da leggi, contratti e Costituzione.
Dunque Pomigliano sarà centrale nella giornata di sciopero generale?
Pomigliano c’entra in quanto scioperiamo per il lavoro e contro una manovra iniqua.
Ma sentite vostra la coraggiosa battaglia condotta dalla Fiom?
Non capisco la domanda.
I giornali e la politica hanno parlato di orientamenti in parte diversi tra la Cgil e la Fiom sulla decisione di quest’ultima di non sottoscrivere il diktat Fiat.
Rispondo che abbiamo commentato allo stesso modo il risultato del referendum e anche il comunicato che la Fiat ha fatto seguire al voto: è importante la conferma dell’investimento a Pomigliano ma è un errore continuare a perseguire la strada della divisione sindacale. Non voi, ma altri hanno detto che al tavolo di trattativa dovrebbe sedere la Cgil, per ottenere un’altra firma in calce al testo di Marchionne. Abbiamo già smentito, per il semplice fatto che la Cgil ha sempre sostenuto l’autonomia delle categorie nella trattative che le riguardano.