«In piazza il 12 e poi lo sciopero»

27/05/2010

Alla Cgil la manovra non piace: «È iniqua, scandalosa, scombinata», ha detto ieri Guglielmo Epifani nel corso di una conferenza stampa convocata appositamente. E così parte la mobilitazione: «Sabato 12 giugno, nel pomeriggio, una manifestazione nazionale di pubblico impiego e scuola – annuncia il segretario – E al direttivo del 6 giugno proporrò uno sciopero generale di 4 ore, per territori, da effettuare entro fine giugno». Il sindacato quindi prepara la piazza, anche perché il Paese ribolle: «Ci sono ovunque assemblee – dice Epifani – Si sente il malessere e il disagio, gli enti di ricerca sono tutti occupati, i lavoratori stanno protestando dappertutto, gli ultimi questa mattina al ministero dell’Economia».
Epifani ha esordito però ammettendo che «c’è l’esigenza di fare una manovra correttiva, la Cgil su questo punto è d’accordo, perché abbiamo un debito pubblico molto alto, che ci espone a rischi»; «il problema – ha aggiunto subito dopo – è che questa manovra non va bene: perché la paga tutta il lavoro pubblico, la scuola; e anche il lavoro privato, rinviando la pensione; e tanti cittadini, molti pensionati, a causa dei tagli ai trasferimenti agli enti locali».
«Al contrario, e qui sta lo scandalo – ha continuato il segretario della Cgil – non paga un centesimo chi ha redditi alti, chi ha patrimoni: se io guadagno 500 mila euro all’anno, non dò nulla per il Paese; al contrario, se sono un maestro, un infermiere, un precario, se guadagno 1000 o 1200 euro al mese, devo dare tanto. Ci dicono che non metteranno le mani in tasca agli italiani: ma di quali italiani stiamo parlando? Qui abbiamo cittadini di serie A e cittadini di serie B».
Ancora, la Cgil attacca la manovra, perché non si sta facendo come nel resto d’Europa, dove si tassano anche i ricchi: «Zapatero ha presentato un piano di 5 miliardi, dove tassa i redditi medio-alti; Cameron, che non è un pericoloso estremista, ricava 6 miliardi da banche e capital gains; Angela Merkel prepara una manovra di redistribuzione tra tutti. Perché tutto questo non si può fare soltanto in Italia? La Cgil è disposta a fare sacrifici, ma questi non devono ricadere solo su una parte del Paese». Non a caso, la manifestazione del 12 giugno avrà come slogan la frase «Solo sulle nostre spalle».
Un’altra critica alla manovra, è «il fatto che mancano del tutto investimenti per incentivare la domanda, per far ripartire l’economia, per sostenere le persone in difficoltà. E nel pubblico ci dicono che vogliono la meritocrazia: ma dov’è se vogliono sopprimere la contrattazione e non ci sono risorse per gli integrativi?».
La Cgil chiede quindi che «il governo e il Parlamento cambino la manovra». E vengono indicate altre via per reperire le risorse: «Si potrebbe istituire un’addizionale di "solidarietà" per i redditi superiori a 150 mila euro; reintrodurre l’Ici per i redditi superiori a 90-100 mila euro; portare la sanzione per il rientro dello scudo fiscale dal 5% al 7%; parificare le tasse sulle rendite finanziarie a quelle che i cittadini pagano per i servizi bancari, come avviene in tutta Europa, dove sono più alte che in Italia». «La manovra deve essere equa, come ha chiesto il presidente della Repubblica Napolitano».
In piazza, comunque, la Cgil non va solo con la parola d’ordine «cambiare la manovra»: «Ci sono anche i diritti del lavoro – ricorda Epifani – Va modificata la normativa sull’arbitrato, così come non vanno gli attacchi allo Statuto dei lavoratori. Inoltre il 2 giugno saremo a Milano per una manifestazione in difesa della Costituzione: non solo i diritti del lavoro, ma anche, ad esempio, il diritto all’informazione».
Insieme ad Epifani, hanno parlato i due segretari di Funzione pubblica e Flc (lavoratori della conoscenza), Rossana Dettori e Domenico Pantaleo, «protagonisti» della mobilitazione del 12 giugno. «Non c’è solo il blocco degli aumenti contrattuali da qui al 2014 – spiega Dettori – ma anche quello del turn over: vuol dire 90 mila assunzioni meno l’anno, e dunque anche meno servizi pubblici ai cittadini. Per non parlare dei precari: 45 mila rischiano il posto tra i contratti a termine, mentre i cococò non siamo neanche in grado di calcolarli». Pantaleo ha aggiunto che «rischiano il posto 26500 docenti, e altrettanti del settore tecnico. Così come migliaia di precari degli enti di ricerca e dell’università. E poi si taglia alle scuole pubbliche, mentre le private avranno 330 milioni di euro».