In piazza contro il terrorismo, la bandiera è quella dei sindacati

10/11/2003



  Italia




09.11.2003
In piazza contro il terrorismo, la bandiera è quella dei sindacati

I preparativi di Cgil, Cisl e Uil per le manifestazioni del 19 novembre a cui ha dato la sua adesione anche Berlusconi.
Sui palchi di Firenze ed Arezzo ci saranno le vedove di D’Antona e di Petri
di 
Osvaldo Sabato

FIRENZE Non solo il sindacato ma tutti dovranno avere la guardia
sempre alta contro il terrorismo. Secondo la Cgil, Cisl e Uil sono
questi i momenti in cui serve l’unità senza se e senza ma. Partiti politici compresi. Ognuno con la propria storia e la propria cultura non violenta. Indipendentemente dalle sigle e dalle bandiere. È quanto accadrà in Toscana il prossimo 19 novembre con le manifestazioni sindacali a Firenze, Pisa e Arezzo. Nella loro lettera che lancia questa iniziativa i tre segretari toscani di Cgil, Cisl e Uil (Luciano Silvestri, Gianni Salvadori e Vito Marchiani) hanno ribadito l’importanza di questo appuntamento: «la lotta al terrorismo – hanno scritto – necessita di una forte adesione e di una grande unità di intenti». Ecco perché sul palco che sarà allestito al centro del Palasport fiorentino di Campo di Marte ci saranno solo le bandiere dei tre sindacati confederali con il tricolore e quella blu con le stelle a cerchio dell’Unione Europea. Nessuna scenografia particolare, tutto sarà
molto sobrio. A parlare saranno solo gli esponenti del sindacato, delle
istituzioni e degli stessi sindacati di polizia, probabilmente della magistratura.
La formula, come fanno sapere gli organizzatori, ripercorre un cliché
consolidato in analoghe iniziative che purtroppo si sono fatte a
Firenze sempre dopo alcuni fatti tragici come l’omicidio brigatista
di Massimo D’Antona, gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 a New York e Washington e l’assassinio a Bologna del giuslavorista Marco Biagi, ad opera delle Br. Come detto anche i partiti del centro sinistra e del centro destra hanno annunciato che ci saranno. Certo con qualche imbarazzo per quelli della Cdl, dopo gli arresti di Roberto Morandi, ex iscritto alla Cgil, e quello del pisano Bruno Di Giovannangelo, con in tasca la tessera della Cgil poste, immediatamente radiato. È stato dopo questi arresti decisi dai magistrati di Firenze che la destra non ha risparmiato duri attacchi al
sindacato e alla Cgil in particolare, parlando senza mezzi termini di
contiguità del mondo sindacale con la lotta armata. Insomma la Cgil come humus ideale dei nuovi brigatisti. Lo stesso sindacato di base dove era iscritto l’operaio del comune di Firenze Simone Boccaccini ha reagito fermamente espellendolo dalla Rdb. Il sindacato come
vittima del terrorismo, dunque. Come Emanuele Petri, l’agente ucciso
dai brigatisti sul treno a Terontola il 2 marzo scorso, anche lui iscritto
al sindacato. Il tragico destino di chi ha perso il marito sotto i colpi
delle brigate rosse sarà idealmente collegato dalle parole delle vedove
di D’Antona e Petri che nel giorno della manifestazione unitaria parleranno a Firenze e ad Arezzo.
I tre segretari generali Guglielmo Epifani (Cgil), Savino Pezzotta
(Cisl)e Luigi Angeletti (Uil) saranno a Pisa, Arezzo e Firenze. La macchina organizzativa gira a pieno regime portando una iniziativa che aveva un sapore locale a diventare un appuntamento nazionale specie dopo l’adesione dei partiti del centro sinistra e Rifondazione e l’appello del premier Berlusconi ad esserci. «Non credo francamente sia per noi un problema il fatto che Berlusconi inviti tutti i suoi sostenitori ad essere alla manifestazione del 19 novembre» ha detto ieri il presidente della Toscana Claudio Martini. «Non mi vedrete sfilare insieme a Berlusconi» commenta da parte sua il segretario nazionale del Pdci Oliviero Diliberto. Anche fra i verdi si è aperto un dibattito sulla loro partecipazione. Al no di Alfonso Pecoraro Scanio ha fatto da contraltare il sì dei verdi fiorentini. Mentre i diesse e tutti gli altri partiti dell’Ulivo ci saranno, e pure Rifondazione, nel centro destra all’appello mancherà solo la Lega. E non è una grande perdita.