In pensione più tardi

23/04/2007
    domenica 22 aprile 2007

    Pagina 12 – Politica

    In pensione più tardi
    È scontro sulle donne

      Sindacato sulle barricate. L’Inps: innalzamento indispensabile

        RAFFAELLO MASCI
        ROMA

        «Non ho mai avanzato ipotesi relative all’innalzamento dell’età pensionabile per le donne». La prossima settimana (martedì probabilmente) si apre il tavolo di confronto sulla riforma della previdenza, e il ministro del Lavoro Cesare Damiano, dopo lo stop dei sindacati, ha voluto ribadire che la proposta di alzare l’età non è sua. In effetti è nata in altri ministeri economici, ma nell’ultima settimana è stata discussa a livello tecnico anche all’interno del suo dicastero, come confermava – non più tardi di venerdì – un’autorevole fonte vicina a Damiano.

        Comunque l’equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne, riemersa durante i congressi di Ds e Margherita, ha seminato lo scompiglio nella maggioranza e indotto i sindacati ad arroccarsi sulla difensiva, con rapido altolà. E anche se Damiano l’ha liquidata come una «delle tante ipotesi giornalistiche che si rincorrono da mesi su questi temi», l’opportunità di alzare l’età pensionabile delle donne è stata sollevata già ai tempi della Finanziaria. L’ex presidente del Consiglio Lamberto Dini (Margherita) ne sollecitò l’adozione in una intervista il 17 dicembre scorso. Un mese dopo, il 23 gennaio, fu il ministro Emma Bonino a fare un intervento di identico tenore, argomentandolo con raffronti europei e cifre. Ieri l’economista della Margherita Tiziano Treu l’ha caldeggiata di nuovo: «L’aumento dell’età di pensionamento delle donne è un orientamento utile. Le donne, semmai, debbono essere aiutate quando hanno bisogno e non a 60 anni».

        Alla vigilia del tavolo sulla previdenza, quindi, si configura una forte scuola di pensiero all’interno della maggioranza che vorrebbe un avvicinamento tra i sessi in materia previdenziale. E se si tratta di una posizione formalmente non condivisa dal ministro titolare della materia (Damiano), così come dal suo collega degli Affari sociali, Paolo Ferrero («Non mi pare che sia l’età pensionabile delle donne la priorità»), ha suscitato reazioni molto dure nel sindacato. Ieri Guglielmo Epifani – parlando al congresso dei Ds – ha chiesto all’esecutivo di non deludere gli italiani sulle istanze sociali come la casa, la riduzione fiscale ma anche la previdenza, e il ministro Pierluigi Bersani gli ha replicato che il governo «sta lavorando per un’intesa su questi temi». Nello specifico della previdenza, Epifani ha osservato che per le donne «la pensione di vecchiaia» coincide con la «pensione di anzianità. E quando arrivano alla pensione di anzianità ci arrivano con 23 o 24 anni di contribuzione in media e uno stipendio più basso del 15%. E comunque è un bene che il ministro Damiano abbia smentito l’innalzamento dell’età».

        Il segretario aggiunto della Cisl, Pier Paolo Baretta, ha bollato la polemica come una «discussione fuori contesto», buona la smentita di Damiano, ha detto ancora Baretta «ma ora smentisca anche Padoa-Schioppa» (che invece non ha smentito). Parere negativo anche da Domenico Proietti della Uil: «le donne italiane sono penalizzate in quanto svolgono ancora mansioni di cura a differenza di altri paesi dove i servizi funzionano meglio». E Renata Polverini dell’Ugl ha chiesto al governo di parlare con una voce sola e di farlo «ai tavoli delle trattative e non sui giornali».

        L’Inps, in questo quadro, ha voluto tenersi fuori dalla polemica politica ma non dal merito della questione: «Nell’Europa a 15 – ha osservato il presidente Giampaolo Sassi – siamo rimasti l’unico paese che non si è posto questo problema». Nei giorni scorsi, a ogni buon conto, l’Istituto aveva fatto recapitare al ministero del Lavoro una scheda tecnica il cui senso era chiaro: un innalzamento dell’età pensionabile delle donne porterebbe un miliardo di risparmio a regime, e 500 milioni di sgravio fin dal 2008.