In Parlamento stop ai portaborse precari

14/03/2007
    mercoledì 14 marzo 2007

    Pagina 11 – Interni

    IL CASO

      Nuove regole dopo il servizio delle Iene: accrediti solo a chi ha un regolare contratto

        In Parlamento stop ai portaborse precari
        "Ma ora gli onorevoli non ci licenzino"

          ROMA – Due mesi di tempo, gli ultimi sessanta giorni da zona franca. Poi, anche a Montecitorio dovrà valere la regola che chi lavora viene pagato. Possibilmente con un regolare contratto. L´ufficio di presidenza della Camera è corso ai ripari, dopo la figuraccia seguita all´inchiesta delle "Iene" e dopo l´iniziativa assunta in gran fretta dai presidenti (ed ex sindacalisti) dei due rami del Parlamento, Franco Marini e Fausto Bertinotti.

          Così, nella riunione di ieri, l´organo che gestisce l´amministrazione interna del Palazzo (presieduto dallo stesso Bertinotti) ha approvato una delibera che consentirà l´accredito presso le sedi della Camera ai soli collaboratori – due al massimo – per i quali il deputato che se ne avvale abbia depositato un contratto di lavoro in regola, dunque a titolo oneroso. Non ci sarà più spazio per l´escamotage del «titolo gratuito» che ha consentito finora lo scandalo dei 683 assistenti che ogni giorno entrano a Montecitorio con tanto di badge a fronte dei miserrimi 54 contratti depositati. Soddisfatti certo lo sono, le centinaia di assistenti parlamentari che si auto definiscono «fantasmi» anche perché, al di là dei proclami (e della ricognizione avviata dall´ex presidente Casini nella passata legislatura), mai nulla del genere era stato fatto finora. «Ma resta il timore che adesso il parlamentare, piuttosto che pagare in chiaro il dipendente preferisca disfarsene pur di continuare a incassare la quasi totalità dei 4100 euro mensili sulla carta destinati proprio ai collaboratori» ragiona Francesca, dieci anni a Montecitorio, dopo essere transitata da gruppi di centrosinistra a quelli di centrodestra. E come lei tanti giovani (e meno giovani) ragionavano in questi termini ieri pomeriggio nei corridoi che circondano l´aula. Insomma, col sospiro di sollievo anche il timore: «E ora?»

          «È un rischio che sapevamo di correre, ma non potevamo fare altrimenti, bisognava far fronte all´emergenza dell´irregolarità – ragiona il deputato segretario Rino Piscitello – D´altronde correremo anche il rischio di escludere a priori i tanti che, magari in pensione, in effetti collaboravano a titolo gratuito». Non c´è stato nulla da fare invece per l´altra e ben più ardita richiesta che proprio ieri era stata rivolta con una «lettera appello agli onorevoli» dall´Associazione collaboratori parlamentari. Quella cioè di sollevare i deputati dall´onere di gestire in prima persona il rapporto di lavoro con loro, per affidare invece il compito (e l´erogazione diretta degli stipendi) all´amministrazione della Camera. «Che poi eliminerebbe, tra le altre cose, la disparità di trattamento che ci colpisce e che ci costringe a una umiliante trattativa per uno stipendio dignitoso» facevano notare gli assistenti, contrari anche alla soluzione co.co.co. La richiesta non è stata nemmeno presa in considerazione dai parlamentari riuniti nell´ufficio di presidenza. Come si legge nel dispositivo, «resta confermato che la Camera non instaura un rapporto giuridico diretto con i collaboratori dei deputati, anche per il suo carattere fiduciario». Come dire, rapporto e indennità continuerà a gestirla il parlamentare a propria discrezione.

          Va detto che il Senato sta adottando analoghi provvedimenti e che, come richiesto da Bertinotti, l´ufficio di presidenza della Camera ha deciso di andare a fondo, affidando ai questori il compito di avviare un´indagine conoscitiva sul fenomeno del lavoro nero in Parlamento. «A questo punto – spiega il deputato questore Severino Galante – sarà interessante verificare se anche le centinaia di giornalisti che ogni giorno entrano a Montecitorio siano regolarmente assunti. È giusto che il Parlamento sia il cuore della legalità, ma deve esserlo per tutti». Dai portaborse alla salute degli onorevoli. Oggi l´ufficio di presidenza si preoccuperà infatti di potenziare il collegamento con gli ospedali romani della pur efficiente infermeria (con medici) di Palazzo, dopo le rimostranze di alcuni deputati vittime di malori che hanno lamentato scarsa celerità nel trasporto in centri specializzati.

          (c.l.)