In ogni caso due livelli di contrattazione”. Il punto di vista Filcams al congresso Cgil

08/02/2002

venerdì 8 febbraio 2002


“In ogni caso due livelli di contrattazione”.
Il punto di vista Filcams al congresso Cgil

“È un attacco ai diritti a cui si accompagna come necessario corollario l’attacco al sindacato”. Questo è per Ivano Corraini, segretario generale della Filcams, il senso dell’azione di governo. “Nella legge delega, aver assegnato il prius al contratto individuale rispetto ai contratti collettivi e alla legge ha questo significato, perché si enfatizza il ruolo di sindacato come erogatore di servizi e come notaio delle scelte compiute, annullando il suo ruolo che è quello contrattuale” .

“Ma noi sbaglieremmo – ha detto Corraini – se pensassimo di aver assolto al nostro impegno di difesa dei diritti minacciati con la difesa dell’articolo 18.

“Questo rappresenta la punta dell’iceberg.

“La derogabilità del contratto individuale, l’intervento sul part-time, sull’interinale, è dirompente per la difesa di diritti faticosamente realizzati e mette in discussione l’applicabilità di altri, come i congedi parentali e soprattutto mette all’angolo la possibilità di contrattare su materie come il mercato e l’organizzazione del lavoro. Di questo c’è consapevolezza a livello unitario e le stesse organizzazioni di categoria di Cisl e Uil sono su posizioni critiche al proprio interno e hanno aperto da tempo una dialettica”.

La fine della concertazione decretata dal governo fa saltare il modello contrattuale fissato con il protocollo del luglio ’93. Questo vuol dire che “obbligati a discuterne” c’è “l’esigenza di fare delle scelte” ha affermato Corraini.

Per la Filcams, la scelta prioritaria, tra l’altro con una certa convergenza unitaria, “sta nella difesa in ogni caso dei due livelli di contrattazione, e dentro questo, la difesa del contratto nazionale come lo strumento più importante della affermazione di regole, diritti, normative, in un impianto solidaristico nazionale per l’insieme dei lavoratori”.

Per noi – ha proseguito – “diventa marginale e subordinata ai due livelli la disputa sulla durata e sulla cadenza del contratto nazionale”. Per quanto ci riguarda “l’affermazione del contratto nazionale e la sua strenua difesa passa oggi per l’estensione e la cogenza della contrattazione di secondo livello, ivi compresa la contrattazione territoriale come complementare alla contrattazione aziendale.

“Dobbiamo essere consapevoli che se non la realizziamo nel secondo livello, alla lunga si può affermare la linea di chi pensa che ciò ; vada fatto sostituendo il contratto nazionale con tanti contratti provinciali”.

Intanto, il richiamo all’unità delle confederazioni lanciato da Sergio Cofferati nella sua relazione e ribadito da Guglielmo Epifani nell’intervento di ieri non ha trovato rispondenza nel commento di Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl. “Dopo le dichiarazioni di Epifani mi sembra un po’ lontana”. E sullo sciopero, Pezzotta ribadisce che “per noi in questo momento è inopportuno il ricorso allo sciopero generale. Ma non è ; solo la Cisl che lo dice; ci sono anche molti altri che sostengono che il confronto con il governo deve proseguire”.

Sulla ripresa del dialogo, per il ministro Maroni “c’è ancora tempo per discutere. Vedo quello che succede. Non mi pare ci siano le condizioni per fare uno sciopero generale, soprattutto dopo l’accordo sul pubblico impiego. Ci sono questioni sulle quali c’è disaccordo tra governo e sindacati, ma io dico discutiamo”.