In lotta per il lavoro

01/02/2010

La nuova stagione di lotte sindacali vede la CGIL protagonista. Si parte venerdì prossimo 5 febbraio con lo sciopero generale unitario dei lavoratori della Sardegna (proclamato dalla CGIL e anche da Cisl, Uil e altre organizzazioni sindacali) per l’occupazione e lo sviluppo, per arrivare allo sciopero generale nazionale deciso dalla sola CGIL per venerdì 12 marzo sui temi del fisco, del lavoro, dell’immigrazione. Una mobilitazione assolutamente necessaria per ottenere dal governo e dalle istituzioni nazionali e locali, al mondo delle imprese, un forte impegno per rilanciare l’occupazione. In Sardegna – ha detto il segretario generale della CGIL sarda Enzo Costa – “abbiamo bisogno di 150 mila posti di lavoro. Non sarà semplice, ci vorrà del tempo, ma per raggiungere l’obiettivo occorre iniziare da subito a ragionare al modello di sviluppo della Sardegna che vogliamo”. Un’iniziativa che, a differenza di altre realtà, è stata proclamata unitariamente, anche in relazione alle situazioni di crisi più gravi, come all’Alcoa di Portovesne dove proprio in questi giorni, dopo l’annuncio ufficiale di chiusura da parte della proprietà statunitense, si sono moltiplicate le proteste anche dure dei lavoratori.
Il quadro della gravissima situazione delle crisi industriali (una vera e propria miscela esplosiva), dall’Alcoa alla Fiat, da Eutelia a Porto Marghera, a decine, centinaia di altre situazioni difficili, specie nel Mezzogiorno, è stato tracciato da Guglielmo Epifani al direttivo della CGIL che ha deciso lo sciopero generale del 12 marzo. “Senza un piano complessivo di politica industriale – ha detto – sia per i diversi settori che territoriale, come in Sardegna, sarà molto difficile trovare una soluzione”. Sono quindi indispensabili, ha aggiunto, “una terapia d’urto per fronteggiare la crisi economica e i suoi pesanti effetti sull’occupazione, una riforma fiscale che attraverso interventi immediati alleggerisca il carico sui lavoratori dipendenti e sui pensionati, un urgente cambio di marcia nelle politiche dell’immigrazione”. Il governo – ha rilevato Epifani – ha risposto con misure inefficaci e spesso dannose, mentre occorrerebbero politiche di sostegno del reddito che vadano dal prolungamento e rafforzamento della cassa integrazione, all’allungamento dei massimali della disoccupazione, a interventi a favore dei lavoratori precari. Inoltre, sul fisco, “è necessario intervenire subito perché il carico fiscale pesa in modo ormai intollerabile sul lavoro dipendente e sui pensionati”