In Italia speso il 50% delle risorse del Fse

11/11/2003



      Martedí 11 Novembre 2003

      ITALIA-LAVORO


      In Italia speso il 50% delle risorse del Fse

      Allarme sindacale: si sta degradando il dialogo sociale


      MILANO – Il «degrado» del dialogo sociale europeo, la necessità di allentare il Patto di stabilità per sviluppare gli investimenti sul fronte della ricerca e dell’innovazione. I sindacati italiani si appellano al commissario europeo per l’occupazione e gli affari sociali, Ana Diamantopoulou, ieri a Roma per presentare insieme al ministro Maroni i primi dati sul Fondo sociale europeo. «Abbiamo espresso tutta la nostra preoccupazione per come il dialogo sociale, non solo in Italia ma in tutti i paesi europei, si sta degradando. Abbiamo quindi sottolineato – ha raccontato Savino Pezzotta al termine dell’incontro con il commissario Ue – quella che per i sindacati italiani dovrebbe essere una priorità, vale a dire l’allentamento del Patto di stabilità per investimenti, innovazione e ricerca, al fine di sostenere lo sviluppo». Ieri a Roma il commissario Diamantopoulou, insieme al ministro del Welfare Maroni, ha illustrato i dati sull’utilizzo delle risorse del Fondo sociale europeo. Per l’Italia, circa 16 miliardi di euro stanziati, il 50% dei quali già programmato mentre il 21% è stato già speso: in fatti si traduce in oltre 87mila interventi realizzati e più di un milione 800 mila persone coinvolte.
      Le misure programmate e realizzate hanno raggiunto il 18% della popolazione in cerca di occupazione e il 21% dei giovani a rischio di dispersione scolastica. «L’Italia – ha detto Maroni – ha una forte dotazione finanziaria di Fse, pari a circa 16 miliardi di euro, comprensivi del cofinanziamento nazionale». Di questa cifra «si è riusciti a impegnare al 30 giugno 2003, il 50% e a spenderne il 21%», spiega il ministro. Ora occorre «realizzare efficacemente gli obiettivi programmati che riguardano le politiche dell’occupazione e del lavoro, quelle di inclusione sociale, quelle formative, quelle per le pari opportunità e per lo sviluppo e la coesione sociale». Accanto alla valutazione italiana dell’impiego del Fse da parte del ministero del Welfare il commissario Ue ha fatto notare, insieme alle buone performance, il divario tra regioni e le lacune su alcune aree svantaggiate. «L’Italia – ha spiegato Diamantopoulou – è il terzo fruitore di fondi strutturali in Europa, con oltre 26 miliardi di euro stanziati nell’attuale programmazione. Nonostante il progresso compiuto nella capacità gestionale e amministrativa dei fondi, c’è ancora un grande gap fra le regioni Obiettivo 1 e quelle Obiettivo 3». Per quanto riguarda il mercato del lavoro il nostro Paese «deve ancora lavorare su alcune aree, in particolare riguardo alla partecipazione delle donne, degli immigrati e dei disabili al mercato del lavoro».
      L’allargamento europeo è stato l’altro tema toccato dalla Diamantopoulou che ha spiegato: «Probabilmente, ci saranno due assi principali.
      Il primo prevede che sia lo strumento più importante per finanziare l’investimento sul capitale umano mentre il secondo dovrebbe provvedere allo sviluppo delle aree che rimangono indietro rispetto alla comunità. Il mio approccio è molto deciso e rigido ed è quello di preferire un Fse che sia forte e che investa trasversalmente e orizzontalmente in tutte le aree, piuttosto che avere un fondo che investa solo nelle aree più problematiche».

      LI.P.