In Italia più orario e meno salario

27/11/2007
    martedì 27 novembre 2007

    Pagina 29 – Economia

    il caso
    Il Rapporto Ue sull’occupazione nel 2007

      BUSTA LEGGERA
      Inglesi e francesi guadagnano parecchio di più

        RISTORAZIONE
        Con gli alberghi è il settore che paga peggio

          In Italia più orario
          e meno salario

            Disoccupazione record: solo il 54,8% ha un posto

            MARCO ZATTERIN
            CORRISPONDENTE DA BRUXELLES

            Le statistiche contro i luoghi comuni. Italiani scansafatiche? Macchè. Dai numeri della Commissione Ue emerge che, fra uomini e donne, in media lavoriamo 38 ore e trenta minuti la settimana, poco più dei francesi, ma molto rispetto a tedeschi e inglesi. In compenso, e si fa per dire, abbiamo un reddito orario generalmente più contenuto, e in ogni settore della nostra economia la paga percepita è inferiore alla media comunitaria. Deve essere colpa della produttività che cresce troppo lentamente o del costo unitario che avanza con passo da bersagliere. Risultato: l’economia fatica e, nonostante la recente accelerazione nella creazione di impieghi, il 70% che l’Europa ha indicato con la Strategia di Lisbona quale tasso di occupazione minimo da raggiungere nel 2010 resta lontano. Siamo al 54,8%, uno dei livelli peggiori del vecchio continente.

            Le statistiche vanno con le molle, sono numeri freddi che armonizzano situazioni per trarre osservazioni interessanti, sopratutto quando si pongono a confronto economie che rivaleggiano sul mercato unico europeo. Su questo terreno di gioco, afferma il Rapporto 2007 sull’occupazione, lo scorso anno sono spuntati ben 4 milioni di nuovi posti, il miglior risultato di questo secolo. In particolare, il numero degli impiegati è salito dell’1,4% nell’Ue a ventisette, e dell’1,3% nella zona euro. L’Italia ha dato un contributo significativo con il suo 1,7 per cento. Ma questa è la sola buona notizia perché la produttività langue: nel 2006 è maturata dello 0,2% quella per occupato, mentre non ha subito variazioni quella per ora lavorata.

            Deve essere una questione qualitativa. Lo scorso anno un italiano di sesso maschile è stato in ufficio, in fabbrica o dietro il bancone di un bar per 41 ore e mezza la settimana, soglia che – al netto dei part-time – sale di sessanta minuti. Solo gli spagnoli risultano più impegnati (e di poco). I francesi toccano appena le 41, i tedeschi si fermano a 40 e mezza. Tuttavia la situazione cambia quando si considera il gentil sesso, perché aggiungendo le donne il divario aumenta. Italia 38,5; Francia 38,1; Regno Unito 36,9; Germania 35,6. Altro che perditempo.

            Lo sforzo genera redditi ben differenti. Secondo gli ultimi dati elaborati da Eurostat, un occupato nel settore industriale considerato in senso lato accumula ogni ora 12,32 unità di reddito calcolate in standard di potere d’acquisto omogenei. Gli italiani ne intascano 11,05, i britannici 15,37, i francesi 14,29, i tedeschi 14,89.

            I più generosi sono i servizi: 12,48 nella media Ue, 11,54 per l’Italia, 15,20 per gli inglesi, 14,02 per i tedeschi. I più stretti di portafoglio, infine, i gestori di ristoranti e alberghi. Ai loro assunti versano 8,73 unità ogni sessanta minuti, che da noi diventa 8,54, ma in Germania sono 9,21, in Gran Bretagna 8,83 e in Olanda 11,21. Come dire che se scegliete di fare il cameriere conviene andare a Utrecht o Amsterdam anche se, da noi, il clima è più clemente.

            Tutto ciò fa del nostro mondo del lavoro un universo atipico, dove il «nero» sbilancia le rilevazioni statistiche, e la formazione continua non sembra essere di casa, visto che solo un quarto dei lavoratori studia per migliorarsi durante la propria carriera, per di più a proprie spese. Non solo Francia e Germania fanno meglio, ma il Regno Unito arriva quasi al 50 per cento. Inevitabile che il tasso di occupazione ne risenta. A fronte dell’obiettivo del 70 per cento di forza lavoro in attività proposto dall’Ue ai suoi soci dal patto di Lisbona, l’Italia è ancorata al 58,4 per cento, ultima nell’Eurozona (la media è del 66%) e quartultima fra i ventisette (64,3%), davanti a Ungheria, Polonia e Malta. Il dato diventa più tragico se si guarda alle donne in attività. Il 60 per cento di Lisbona è lontano, siamo al 46,4%. I giovani stanno persino peggio. Trentasei per cento a fronte di un 50 per cento auspicato, dato reso peggiore soltanto da Belgio e Malta. Brutta situazione. Orari lunghi, busta paga leggera, posti difficili. E il paradosso italiano diventa chiaro: bisogna sperare che a salvarci sia il sommerso, unico alibi accettabile per un paese che non vuole proprio mettersi in carreggiata.