In Italia i lavoratori guadagnano più dei padroni

18/05/2007
    venerdì 18 maggio 2007

    Pagina 14 – Economia &Lavoro

    In Italia i lavoratori
    guadagnano
    più dei padroni

      Dai dati 2004 emerge l’incredibile realtà di imprese senza reddito e di un’evasione scandalosa

        di Felicia Masocco/ Roma

        FOTOGRAFIE C’è un’Italia che non si sospetterebbe tra i numeri delle denunce dei redditi. C’è un Paese che nel 2004 aveva il 50% delle società di capitali in perdita o con redditi pari allo zero. Va da sé che non ha pagato le tasse. I dipendenti invece, hanno avuto un reddito medio lordo che non arriva a 17 mila euro. Pochi, ma comunque superiori al dichiarato dei datori di lavoro. Nello stesso anno quindici milioni di italiani, cioè uno su tre, ha dichiarato meno di 10 mila euro. Al mese fanno 800 euro lordi. Al capo opposto solo una pattuglia di 300 mila fortunati concittadini hanno dichiarato di guadagnare più di 100 mila euro, in percentuale sono lo 0,7 del totale dei contribuenti. Verrebbe da dire, povera Italia se non fosse per il fatto che le statistiche non fotografano i redditi, ma le dichiarazioni.

        Il quadro è stato tracciato ieri dal viceministro dell’Economia Vincenzo Visco che ha lanciato l’operazione trasparenza. Tutti i dati sono on line, consultabili sul sito www.finanze.it. Le tabelle producono dubbi e ispirano domande. La prima, inevitabile, chi mente e chi dice il vero? Insomma, chi paga le tasse anche per i furbi?

        LE SOCIETÀ. Il 50,4% delle società di capitali nel 2004 ha dichiarato un reddito imponibile positivo. Il 49,6% era in perdita o con reddito negativo. Tra le prime, il 70% dichiara un reddito che non arriva a 50 mila euro. Se fosse tutto vero bisognerebbe correre al capezzale del sistema-impresa nostrano evidentemente agonizzante. Visco preferisce essere prudente e non si abbandona ai commenti tranchant che pure cifre simili suggerirebbero. «Occorre fare valutazioni prudenti – dice il viceministro- in molti casi si tratta di aziende familiari». «Ciò detto – ha ammesso – c’è un sacco di evasione». Per stanarla l’amministrazione fiscale ha deciso di riservare maggiore attenzione sulle società di capitali, i controlli di quest’anno le considerano privilegiate.

          LE PERSONE. Il reddito complessivo medio ricavato dai modelli 730 e Unico per Irpef è di 16.784 euro. Questo hanno dichiarato i contribuenti italiani nel 2004. Il 95% si pone sotto la soglia dei 40mila euro e soltanto l’1,7% (700 mila) guadagna più di 70mila euro. La platea dei contribuenti Irpef è di 40,5 milioni di persone: 15 milioni, cioè il 38%, ha dichiarato meno di 10 mila euro. Un esercito di poveri? «Vi sono fasce di disagio rilevanti – osserva Visco spiegando che in questo gruppo ci sono pensionati, lavoratori dipendenti discontinui, occorre adottare delle misure». È tuttavia «inquietante» «la poca coesione sociale» tra i contribuenti.

            I RICCHI. Meno di 300 mila italiani avrebbe guadagnato nel 2004 più di 100 mila euro, meno dello 0,7% dei contribuenti. Ma i veri ricchi non emergono dalla dichiarazioni dei redditi, «non sono in queste statistiche» perché hanno rendite finanziarie tassate alla fonte. Tassate molto poco, in pratica come gli interessi su un conto corrente da pochi euro. Dunque i paperoni non sono in questi schemi perché «quello che viene dichiarato non è il reddito globale ma fiscale – spiega il viceministro -. I redditi da capitale non vengono tassati con l’Irpef ma con cedolari alla fonte che hanno aliquote molto basse». E torna l’ipotesi di un adeguamento della tassazione delle rendite perché «se si eleva l’incidenza del prelievo di queste aliquote ci sarà una tassazione media più elevata». E più equa

              L’IVA. L’evasione dell’imposta sul valore aggiunto è cresciuta nel passato quinquennio. E basta guardare il 2004 per vedere,ad esempio che a parità di volume d’affari, le regioni del Centro hanno versato più iva delle regioni del Nord Est. Si deduce che queste hanno evaso. Nell’ultimo anno l’evasione si è ridotta «pensiamo di continuare a ridurla – ha detto Visco – ma ci sono difficoltà e resistenze,servono investimenti, tempo e stabilità di indirizzo». Il sommerso. L’Istat lo stima al 16-17%. Più pessimistico uno studio delle politiche fiscali che la riconduce fino al 27% del Pil. E una parte consistente dei contribuenti emersi non paga le tasse. Che fare? Per Visco «l’unica operazione possibile è quella in corso, di allargamento della base imponibile con il recupero del gettito e la ricomposizione del carico fiscale».