In Italia è boom di supermercati

28/04/2003

ItaliaOggi (Marketing)
Numero
099, pag. 14 del 26/4/2003
di Manuela Soressi


Information resources fa il punto della situazione sulla diffusione della grande distribuzione nel 2002.

In Italia è boom di supermercati

Crescono i discount. Ma chiudono 2.741 botteghe artigiane

Gli ipermercati che perdono smalto a favore dei supermercati, il ritorno dei superette (negozi di vicinato non più grandi di 1.500 mq), e dei discount, la contrazione dei self-service e dei negozi tradizionali: è questo il balletto che i format distributivi hanno tracciato l’anno scorso in Italia. L’analisi di un anno movimentato per il retail, contenuta nella nuova edizione della ´Relazione annuale sul largo consumo’, è stata compiuta da Information resources, istituto di ricerca specializzato nella rilevazione sul retail. A fine 2002, erano in attività in Italia circa 100 mila punti vendita: rispetto a 12 mesi prima, si contavano solo 13 ipermercati in più e ben 2.741 botteghe tradizionali in meno. Ma il dato più interessante è l’apertura di 167 nuovi superette, di 248 supermercati e di 118 discount

La nuova giovinezza di questi due ultimi format si evince anche nell’evoluzione che la ponderata, ovvero l’incidenza percentuale sulla vendita dei prodotti di largo consumo, ha registrato nell’ultimo semestre: la loro quota sul giro d’affari totale del largo consumo è salita rispettivamente dello 0,9% e dello 0,1% contro la crescita zero di ipermercati e superette.

Risultato: il supermercato continua a traghettare il 46,9% delle vendite realizzate nel nostro paese di prodotti confezionati di mass market a peso imposto. Lo rincorrono, ma a distanza, gli ipermercati (14,6%), i negozi di vicinato (12,6%) e quelli tradizionali (10,7%). Seguono i mini e micro self-service (8,8%) e i discount (6,4%). Quanto alla situazione competitiva, la concentrazione resta bassa e cresce ancora il peso dei gruppi internazionali: oggi rappresentano il 19% della numerica (numero totale) dei punti vendita e il 25% della ponderata. ´Le strutture distributive moderne dominano nel Nord Italia, dove il confronto con la distribuzione della popolazione per area geografica evidenzia una tendenza alla saturazione’, spiega Gianmaria Marzoli, trade service vicepresident di Information resources. ´Il Centro e il Sud confermano la tendenza alla modernizzazione, contribuendo in misura rilevante alla crescita numerica di ipermercati e supermercati’.

Tanto la distribuzione numerica quanto quella ponderata sono sostanzialmente diverse nelle varie zone geografiche: scendendo lungo lo Stivale si osserva crescere l’importanza dei negozi di dimensioni inferiori. E la differenza tra Sud e resto d’Italia è notevole anche in termini di fatturato generato per singolo formato distributivo. Se, mediamente, un ipermercato oltre i 6.500 mq di superficie fattura 80 milioni di euro, al Sud scendono a 60. Situazione analoga per i superstore: 20 milioni di euro di fatturato medio, ma solo 11 al Sud. Al Centro sono sopra la media gli ipermercati con meno di 6.500 mq di superficie, che qui arrivano a 43 milioni di euro di fatturato contro i 36 della media nazionale. Sia nel Nordest che nel Nordovest si confermano terre da grandi ipermercati e punti vendita che registrano fatturati superiori alle medie nazionali. L’estensione superficie determina, ovviamente, anche l’incidenza dei reparti sulle vendite: nei maxi-ipermercati il non food la fa da padrone (32% delle vendite in valore) contro il 26% degli alimentari e il 22% dei freschi a peso variabile. Man mano che la superficie di vendita diminuisce aumenta la presenza degli alimentari confezionati, che nei supermercati tra i 400 e i 799 mq di superficie rappresentano il 41% degli incassi. E sempre in questo format gli alimentari freschi a peso fisso toccano il 14% contro il 6% degli ipermercati. Mentre il non food si ferma al 2%. Quanto ai prodotti di marca, l’incidenza più alta sulle vendite per format la raggiungono negli ipermercati sotto i 6.500 mq (73%), mentre al vertice opposto troviamo i supermercati tra i 1.500 e i 2.500 mq (67%). ´A livello annuale, comunque, la quota dei prodotti di marca industriale risulta in calo sia nel totale dell’aggregato iper+super, dove è pari al 69,7%, sia in particolare negli ipermercati più grandi e nei supermercati da 1.500-2.500 mq’, conclude Marzoli. Nello stesso periodo le private label, che in media rappresentano il 10,5% del fatturato, sono in crescita negli ipermercati più piccoli, mentre le altre marche avanzano sul totale nazionale, arrivando al 19,8% di incidenza sulle vendite in valore di super e ipermercati italiani.