In hotel il documento rimane obbligatorio

22/12/2000



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22 Dicembre 2000Oggi in edicola Pagina 29
E in hotel il documento rimane obbligatorio
La Camera non modifica la legge


ROMA (m.gar.) – È successo un mese fa: Luciano Pavarotti, celebrità internazionale impossibile da confondere con chicchessia, viene respinto allo Sheraton di Padova. Non aveva documenti. Inflessibile la direzione dell’hotel: i clienti vanno registrati e i loro nomi, i numeri delle carte di identità o dei passaporti, inviati al commissariato di polizia o ai carabinieri. Insomma, alle autorità di pubblica sicurezza. L’altro ieri la Camera ha approvato a maggioranza una riforma della legislazione sul turismo (articolo 109 del testo unico del regio decreto del ’31) che però lascia invariato l’ obbligo della presentazione dei documenti, cosa che invece non accade negli Usa e in altri paesi, e la consegna automatica alle questure. La Camera ha anche respinto un emendamento dell’onorevole Nicola Bono di An, che suggeriva di far conservare gli elenchi dei clienti agli hotel. A disposizione della polizia, ma solo su richiesta. Una soluzione che piaceva alla Federalberghi. "Ma, evidentemente – commenta il Garante per la privacy Stefano Rodotà – ha prevalso l’obiettivo della lotta alla criminalità su un alleggerimento burocratico. Una logica antiquata: chi viaggia, o entra in un albergo, è in fondo un individuio un po’ sospetto. Invece la Costituzione tutela la libertà di circolazione".
Dunque, pur nel rispetto delle scelte parlamentari ("loro fanno le leggi, che non è compito nostro"), il Garante avrebbe preferito un orientamento meno "fiscale". La proposta degli albergatori a Rodotà sembrava "intelligente". "Mi guardo bene dal sindacare…segnalo però che per altri versi le libertà dei viaggiatori sono state difese. Per esempio, è lecito o meno passare le telefonate in camera senza permesso dell’ospite? Meglio una sua autorizzazione preventiva. Così, adesso, al cliente è richiesta una firma".