In fumo il magazzino Giacomelli

15/09/2003




Sabato 13 Settembre 2003

FINANZA E MERCATI


In fumo il magazzino Giacomelli

La svalutazione supera i 100 milioni di euro – Il perito del tribunale accusa


MILANO – Riunione fiume del cda della Giacomelli, che in tarda serata era ancora in corso per decidere interventi d’emergenza dopo la scoperta di irregolarità pesanti nei conti aziendali. A partire dalla conferma delle indiscrezioni sulle verifiche del magazzino, inferiore di oltre 100 milioni di euro rispetto ai numeri iscritti in bilancio. Il sospetto che la voce di bilancio «valutazione delle rimanenze» fosse tutt’altro che corretta risulta anche dalla relazione del perito nominato dal tribunale di Rimini per stabilire se c’erano possibilità di rilancio del gruppo. La relazione è firmata dal professor Paolo Bastia e risulta consegnata il 24 luglio scorso. A pagina 81 viene fatto riferimento esplicito a «un’ombra» sui numeri indicati a proposito del magazzino. E si aggiunge: «Si tratta di uno degli aspetti sui quali l’ostruzionismo del responsabile amministrativo, cessato ad arte solo in data 15 luglio dopo molti giorni dalle nostre richieste, tardivamente per i tempi di consegna della perizia, e della società di revisione (la Deloitte, ndr) non ha consentito di approfondire l’indagine tecnico-contabile». Una impossibilità che è risultata decisiva perchè, pur con rilievi assai pesanti sulla gestione del gruppo Giacomelli, Bastia ha definito la crisi «temporanea e reversibile» perchè provocata da «cause in gran parte soggettive, riconducibili ai precedenti consigli di amministrazione». Dunque il parere del perito sull’ammissione all’amministrazione controllata è stato favorevole. E, in rapida successione, il tribunale ha dato via libera. Ma nelle oltre 100 pagine della relazione di Bastia emergono altre ricostruzioni interessanti. A partire dai rilievi della Procura della Republica di Rimini. In particolare, a pagina 23, viene dato conto delle posizioni espresse dal procuratore Franco Battaglino, che «ha avanzato perplessità circa la regolare tenuta della contabilità e la sostenibilità del passivo da parte delle società in esame». E Bastia ha confermato sottolineando che dall’esame del caso «emerge una linea di condotta e di comportamenti sistematici caratterizzati con assoluta evidenza, riferendoci agli amministratori Emanuele Giacomelli, Stefano Pozzobon e Gabriella Spada, da irrazionalità, mancato rispetto delle regole e delle normative immateriali di contabilità e bilancio (codice civile, principi contabili), imperizia e scarsa professionalità, comprendendo in parte in queste linee di condotta anche il responsabile amministrativo, Domenico Libri». Allegate alla perizia, infine, risultano una decina di lettere con cui i fornitori avevano assicurato disponibilità a considerare la validità del piano di rilancio aziendale e due candidature all’acquisto. Si tratta di Intek e della Cuneo e associati, che si sono fatte avanti a metà del luglio scorso. In proposito i vertici della Intek preferiscono non commentare il testo della missiva, in cui si fa riferimento ad un «interesse di massima», mentre Gianfilippo Cuneo coglie l’occasione per entrare nel merito. Nella lettera iniziale, datata 18 luglio, «l’ordine di grandezza delle risorse finanziarie mobilitabile per la realizzazione del piano di risanamento» viene indicato in 200 milioni di euro. Ma ora Cuneo precisa che successivamente, dopo avere esaminato i documenti forniti dalla Giacomelli e prima della decisione del giudice sul via libera all’amministrazione controllata, ha inviato una seconda lettera in cui ha definito assolutamente eccessiva la valutazione iniziale.

FABIO TAMBURINI



14 Settembre 2003

IL SEMESTRE CHIUSO IN ROSSO PER 238,4 MILIONI
Passivo da record nei conti Giacomelli
ROMA
Il gruppo Giacomelli, in amministrazione controllata, ha chiuso il primo semestre del 2003 con un risultato netto negativo per 238,4 milioni di euro dopo accantonamenti ed oneri finanziari per 40,3 milioni. Il dato è contenuto in una nota diffusa al termine del Consiglio di amministrazione del gruppo che, vista l’ intera perdita del capitale sociale, ha convocato l’ assemblea ordinaria e straordinaria della società in prima convocazione il 3 novembre (in seconda il 10/11 ed in terza il 17/11) per gli adempimenti previsti in questi casi dal codice civile (riduzione ed aumento capitale sociale). Nella nota il Cda fa presente che, pur non esistendo impegni vincolanti per garantire la necessaria ricostituzione del capitale sociale, esistono tuttavia trattative in corso con potenziali investitori, come riferito dall’advisor Caretti & Associati. Nel caso in tempi brevi si dovesse riscontrare la disponibilità dei potenziali investitori a partecipare alla ricapitalizzazione, «nell’ ambito di un piano complessivo che non potrà che comportare sacrifici a carico dell’ intero ceto creditorio», il Cda provvederà a depositare una relazione prima dell’ assemblea. Nel primo semestre del 2003 il gruppo Giacomelli ha realizzato ricavi per 156,3 milioni, in aumento del 49,6% sul primo semestre. Il risultato pro forma al 30 giugno 2002 che include la vendita della società Longoni, acquisita nel luglio del 2002, sarebbe stato pari a 165,5 milioni e pertanto si evidenzia una perdita su base omogenea del 5,6%.
«La posizione finanziaria netta, al giugno 2003, è negativa – precisa ancora la nota del Cda – per 185,3 milioni. Nel primo semestre 2002, prima dell’acquisto della Longoni, la posizione era negativa per 115,1 milioni. Il risulato operativo, al lordo di ammortamenti ed oneri finanziari, è negativo per 34 milioni contro un risultato positivo nello stesso periodo dell’ anno passato per 931 mila euro». Il Cda ha individuato la causa del risultato negativo nella limitata operatività della rete di vendita per le difficoltà di approvvigionamento «solo recentemente migliorate in seguito all’ ammissione all’ amministrazione controllata».
Il cda del gruppo, dopo le risultanze sulle verifiche compiute con l’assistenza della società di revisione Kpmg sulle rimanenze delle società operative del gruppo, ha anche ritenuto necessaria una svalutazione del magazzino a livello consolidato di oltre 105 milioni di euro. Sulla base di queste risultanze e dei risultati delle società del gruppo, si è ritenuto di «riallineare il valore di carico delle partecipate mediate una svalutazione dell’ avviamento e di costi capitalizzati per complessivi 48,1 milioni». Il Cda ha anche deliberato di proporre alle assemblee delle società controllate «l’esercizio di azione di responsabilità verso i pregressi organi sociali».


domenica 14 settembre 2003

GIACOMELLI, PROPOSTA L’AZIONE DI RESPONSABILITÀ

MILANO In amministrazione controllata, il gruppo Giacomelli sport
nei primi 6 mesi del 2003 ha registrato un risultato netto negativo per
238,4 milioni di euro. Il cda, «visto che la società risulta aver perduto
interamente il capitale sociale», rileva una nota, ha convocato l’assemblea
in novembre per i provvedimenti previsti dal codice civile. Il cda
ha anche deliberato di proporre alle assemblee delle società controllate
«l’esercizio di azione di responsabilità verso i pregressi organi
sociali». In merito, il cda acquisirà pareri tecnici e legali ed esaminerà
«ogni altra azione a tutela del patrimonio sociale».
Il cda, sottolinea la nota, «pur rilevando che allo stato non
sussistono impegni vincolanti per garantire la necessaria ricostituzione
del capitale sociale, fa presente che esistono trattative in corso con
potenziali investitori, come riferito dall’advisor Caretti and associati».
Le trattative dovrebbero concludersi in tempi brevi e se si riscontrerà
la disponibilità a partecipare alla ricapitalizzazione, si spiega,
«nell’ambito di un piano complessivo che non potrà che comportare
sacrificio a carico dell’intero ceto creditorio, il consiglio provvederà a
depositare» una relazione prima dell’assemblea.
Nel primo semestre 2002, quando Longoni non era stata ancora
acquisita, la posizione finanziaria netta era negativa per 115,13 milioni
di euro. Il risultato operativo, al lordo di ammortamenti e oneri
finanziari, è negativo per 34 milioni di euro (nel 2002 positivo per
931mila euro). A seguito della verifica sulle rimanenze di tutte le
società, avviata anche in funzione delle trattative in corso con potenziali
investitori, c’è stata una svalutazione complessiva del magazzino
consolidato di oltre 105 milioni. Il cda ha svalutato integralmente il
credito per imposte anticipate per 11 milioni di euro. Il consiglio ha
infine deliberato di riconvocarsi il 19 settembre per l’esame dell’andamento
delle trattative con i potenziali investitori, «e l’adozione delle
delibere conseguenti».