In frenata consumi e occupazione

10/05/2005
    martedì 10 maggio 2005

    Pagina 29 – Economia

    Secondo le Camere di commercio cala il ritmo di crescita dei posti di lavoro: "Dopo sette anni si rischia il blocco". Non riparte la spesa delle famiglie
    In frenata consumi e occupazione
    Unioncamere: tiene la media impresa, ma l´Azienda Italia è in affanno

      LUCIO CILLIS

      ROMA – Un´Italia che rischia la frenata per occupati e consumi. Un paese dove crescono le medie imprese, dove la crisi del settore manufatturiero comincia a pesare e la distanza tra Nord e Sud si amplia pericolosamente. Un 2004, quello disegnato nel "Rapporto Unioncamere 2005 ", che ha visto un incoraggiante aumento per la richiesta di lavoro qualificato ma che, all´opposto, ha messo in risalto ancora una volta quella scarsa propensione tutta italiana alla ricerca e allo sviluppo.

      I consumi. I consumi delle famiglie restano al palo e stentano ad ingranare una marcia alta. La crescita registrata nel 2004 e quella attesa per il 2005 non supereranno l´1,2% dopo l´1,1% registrato l´anno precedente. Un dato viziato dall´ottimismo, a sentire Marco Venturi, leader di Confesercenti che vede una «perdurante, profonda crisi» negli acquisti delle famiglie, anche nel corso dei prossimi mesi.

      Occupazione e ricerca. E preoccupa lo stato dell´occupazione. La previsione per il 2005 resta positiva anche se il ciclo virtuoso iniziato sette anni fa rischia di arrestarsi bruscamente: Unioncamere stima, infatti, 100mila nuovi occupati nel corso dell´anno, una cifra inferiore al 2004: «Se la produzione non dovesse riprendersi, lo sviluppo dell´occupazione potrebbe bloccarsi del tutto». E così, nel 2005, le assunzioni le faranno solo le imprese con buoni fatturati, quelle "innovatrici nell´organizzazione", e le società di capitali. Cala quindi l´offerta ma cresce la qualità di lavoro richiesto: in cima alle preferenze troviamo le "professioni intellettuali di elevata specializzazione" e quelle "tecniche". Una tendenza cui non corrisponde però un maggiore investimento delle imprese italiane per ricerca, innovazione e brevetti depositati, ai minimi in Europa.

      Il sistema delle imprese. L´identikit dell´Italia che corre e compete ancora, nonostante tutto, corrisponde oggi alle aziende di media grandezza. Le società con un numero di dipendenti compreso tra 50 e 499 unità si sono infatti dimostrate come le più dinamiche. E nel complesso, secondo il rapporto, «il tessuto produttivo è ancora in espansione», nonostante la «prolungata fase di stagnazione»: durante il 2004 sono state 425.510 le imprese che hanno aperto i battenti, contro le 335.145 che hanno cessato di operare (+1,5%, il 2,2% in più al netto del settore agricolo). Restano intatti però tutti i segnali di pericolo che vengono dalla crescente sfida del commercio internazionale.

      Diminuiscono le imprese manifatturiere. Calano settori chiave come la moda (meno 4,4% il tessile, meno 2,3% l´abbigliamento e meno 3,1% per le calzature), il legno-arredo (in calo di oltre il 2%) e le imprese agricole. In buona salute, invece, i servizi alle imprese, il turismo e l´edilizia che mostra un saldo positivo di 30mila imprese nel 2004. Da sottolineare, infine, il peso crescente degli immigrati a capo di ditte individuali – principalmente nel commercio e nelle costruzioni – oggi a quota 180 mila, il 17% in più sul 2003.