In flessione i margini della Gdo

09/11/2004


              martedì 9 novembre 2004

              sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 18
              Analisi Bocconi / Le catene commerciali accusano l’effetto «primi prezzi»
              In flessione i margini della Gdo
              MILANO • La crisi dei consumi e la crescente preferenza dei consumatori per i prodotti a basso prezzo e per i negozi hard discount si sta facendo sentire sui conti delle aziende commerciali. Come rileva una recente indagine dell’Università Bocconi di Milano (centro studi Cermes) si presenta piatto l’elettroencefalogramma dei ricavi della grande distribuzione nel 2004: un timido +0,2% (depurato dall’effetto dell’incremento della rete commerciale) in netta decelerazione dal +4,3% del 2001, dal +3,3% del 2002 e dal +2,9% registrato nel 2003.

              L’indagine della Bocconi ha poi rilevato una riduzione dei margini commerciali, stimati in quota percentuale sul fatturato (esclusi contributi e premi dei fornitori). In particolare la flessione è stata dal 22,1% del 2003 al 21,8% quest’anno per i supermercati e dal 17,5% al 17,3% per gli ipermercati. Se l’analisi viene estesa al picco degli ultimi due anni, ossia il 2002, quando i margi• ni sono saliti dal 22,5% al 23% per i supermarket e dal 18 al 19% per gli ipermercati la perdita assume contorni più ampi: 1,2 punti per i supermercati e 1,7 punti percentuali per gli ipermercati.


              L’analisi della Bocconi individua diverse cause di questo scenario: da un lato c’è la crescita dei livelli promozionali: quest’anno la pressione delle offerte speciali è salita dal 24,4% del 2003 al 25% in media negli ipermercati (con un picco del 25,8% negli iper di maggiori dimensioni), e dal 18,1% al 19,2% con un picco del 21,8% per i supermarket con una superficie di venduta superiore ai 2.500 metri quadrati.


              Nel complesso della grande distribuzione — sottolinea ancora l’indagine Bocconi — la pressione promozionale è salita dal 19,3% al 20,2 per cento.
              In secondo luogo un ruolo chiave è stato giocato dalla crescita dei primi prezzi, ossia dei prodotti non di marca e superscontati venduti nella Gdo, per contrastare i negozi hard discount. L’indagine ha poi sottolineato il fatto che a limare i margini sono poi intervenuti rincari dei listini industriali superiori rispetto all’incremento dei prezzi al consumo. L’analisi Bocconi ha poi approfondito i livelli dei margini delle catene commerciali a seconda delle principali categorie di prodotto gestite nei punti vendita. Il livello più elevato è stato rilevato per la pasta fresca cui è stato attribuito un valore del 36,7% (si tratta sempre del margine commerciale di primo livello, esclusi contributi e premi di fine anno), nettamente superiore quindi alla media.


              Elevati anche i livelli di margine commerciale stimati per i macrocomparti dell’ortofrutta (27,3%), delle carni (25%), di formaggi freschi e latticini (24,2%), dello yogurt (23,7%) e delle caramelle (26,4%). Margini molto contenuti invece per settori come gli oli (8,9% per il prodotto di oliva e 8,1% per quelli di semi), gli aperitivi (7,8%), le bibite analcoliche gassate (9,2%), liquori e superalcolici (8,7%) e per i prodotti da ricorrenza come panettoni, pandori e colombe (5,5 per cento).