In Finanziaria super-incentivi e diritti

14/10/2003



      Martedí 14 Ottobre 2003

      ITALIA-POLITICA
      In Finanziaria super-incentivi e diritti

      Pensioni e manovra – L’ultima ipotesi allo studio del Governo – Pera valuta l’esame della delega insieme al bilancio


      ROMA – L’inserimento dei super-incentivi e della certificazione dei diritti acquisiti direttamente in Finanziaria. È una delle ipotesi che sta valutando il Governo per uscire dall’impasse del percorso legislativo della delega Maroni. Che difficilmente potrà essere "collegata" alla Finanziaria. Entro la fine di questa settimana o nel corso della prossima il presidente del Senato, Marcello Pera, farà conoscere le sue indicazioni rispondendo al quesito sulla collegabilità o meno della delega posto nei giorni scorsi dal presidente della commissione Lavoro, Tomaso Zanoletti (Udc). «Sto valutando con attenzione la questione di cui non mi sfuggono la delicatezza e le implicazioni regolamentari», ha scritto ieri Pera a Zanoletti aggiungendo: «Mi riservo di comunicarle presto una risposta». Una lettera interlocutoria, dunque. Intanto è polemica a sinistra per le "aperture" di Piero Fassino sulle pensioni.
      E continua a far discutere la mancata presentazione (a tutt’oggi) al Senato da parte del Governo dell’emendamento varato nei giorni scorsi. Un ritardo che sembra dovuto a due motivi: anzitutto per la necessità di capire con precisione il percorso legislativo della delega e di conseguenza di valutare la possibilità di dirottare almeno gli incentivi e la certificazione nella Finanziaria (o nel decretone); l’opportunità di trovare una formulazione "aperta" sull’introduzione di «quota 40» di contribuzione dal 2008. L’emendamento potrebbe infatti cambiare leggermente versione rispetto a quella originale, proprio con l’obiettivo di rendere ancora più fertile il terreno per un’intesa sulla gradualità con le parti sociali. La situazione, comunque, dovrebbe risultare più chiara dopo lo sciopero del 24 ottobre. Una data che anche l’opposizione (soprattutto i Ds) attende per dare forma alle proposte alternative di riforma. Ieri mentre da sinistra si diffondeva più di un malumore per le "aperture" di Piero Fassino, il capogruppo della Quercia alla Camera, Luciano Violante, annunciava che dopo la manifestazione sindacale del 24 ottobre i Ds incontreranno le altre forze dell’opposizione e i sindacati «per lavorare con loro e decidere le proposte di modifica più adatte». Per Violante c’è soprattutto «un colossale problema che riguarda la decontribuzione che è molto più ampio di quello dello scalettamento». Ma secondo i diessini Cesare Salvi e Giorgio Mele non ci deve esse «nessuna disponibilità ad aiutare la destra nella sua controriforma». Uno stop, dunque alla linea-Fassino. E a criticare le "aperture" del leader della Quercia sono anche Gloria Buffo e Oliviero Diliberto (Pdci). Pierluigi Bersani invece afferma che un dialogo in Parlamento sulle pensioni è possibile, ma solo dopo che l’Esecutivo avrà riaperto il confronto con i sindacati. Ma non mancano le critiche anche al Governo. La Margherita si dichiara pronta a chiedere lo stop dell’esame della Finanziaria e del decretone se il Governo non presenterà l’emendamento sulle pensioni. A Palazzo Madama, insomma, il clima rischia subito di surriscaldarsi. E proprio per gestire la situazione sul fronte della Finanziaria e del decretone ma anche su quello delle pensioni, oggi il ministro dell’Economia Giulio Tremonti sarà presente alla Conferenza dei capogruppo di maggioranza. Tremonti, tra l’altro, dovrebbe chiedere ai senatori della coalizione di "salvaguardare" il più possibile il decretone.
      Quanto al confronto con le parti sociali la strategia del Governo, al momento, punta a sensibilizzare Cgil, Cisl e Uil su tre nodi della delega: decontribuzione, uso del Tfr e gradualità.
      In quest’ultimo caso il Governo sarebbe disponibile ad aprire su un meccanismo graduale che parta magari dal 2006 per giungere a quota 40 o 42 a regime.

      M.ROG.