In fase attuativa la riforma del lavoro

16/07/2003


ItaliaOggi (Unirec)
Numero
167, pag. 38 del 16/7/2003
di Alemanno Migliorini


Al rush finale le trattative delle associazioni di categoria con i sindacati per arrivare a un accordo.

In fase attuativa la riforma del lavoro
Resta incerto il futuro delle co.co.co.

La notizia del giorno che interessa il mercato del lavoro italiano è la seguente: stanno per essere emanati dal governo i decreti attuativi della legge di delega legislativa, chiamata dal nome del suo ispiratore legge Biagi, e che nelle intenzioni del governo dovrebbero creare nuovi posti di lavoro.

Una delle norme più importanti contenute nella riforma è quella che elimina i contratti di collaborazione coordinata e continuativa.

Le società che incontreranno le maggiori incognite per il futuro del proprio personale in virtù di questa modifica saranno quelle che, avendo come core business la gestione stragiudiziale del contenzioso, dedicano una parte importante della loro struttura al recupero telefonico del credito, altrimenti detto phone collection. Quest’ultimo, pur rappresentando una nicchia di mercato all’interno della catena del Crm, ha assunto un posto ormai stabile nell’ambito del ciclo della vita del credito accanto alle fasi di acquisizione, gestione e recovery.

Come noto, all’interno di queste strutture la forma negoziale più diffusa intercorrente tra datore e prestatore di lavoro è il contratto di collaborazione coordinata e continuativa.

Ecco perché, nel corso dell’ultimo consiglio direttivo Unirec, è stata giustamente sollevata la questione delle prospettive che si apriranno per gli operatori delle società di recupero crediti all’indomani dell’entrata in vigore della riforma Biagi.

I numeri, d’altro canto, parlano chiaro: i contratti di collaborazione coordinata e continuativa hanno raggiunto nel nostro paese complessivamente le 2,4 milioni di unità mentre nel solo comparto phone collection gli operatori telefonici hanno raggiunto a oggi circa 3 mila unità (dati Unirec).

Quale futuro attende dunque agli operatori all’indomani dell’entrata in vigore della riforma Biagi? Il problema non è di facile soluzione soprattutto se, allargando il campo della propria indagine, si pone una considerazione di ordine generale intorno a una particolarità propria del diritto del lavoro nel nostro paese. In un ordinamento giuridico come quello italiano, definito di civil law, accade che, in regime di ´inattuazione’ dell’art. 39 della Costituzione, il diritto del lavoro, ´giudiziario’ per eccellenza, trovi la propria regolamentazione dalle fonti più disparate.

Si verifica infatti che negli stessi mesi in cui il popolo italiano, con lo strumento del referendum abrogativo, è chiamato a pronunciarsi per estendere le tutele dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori (legge di 30 anni fa) anche alle aziende con meno di 15 dipendenti, contestualmente il governo vari una riforma improntata al massimo della flessibilità.

E ancora una volta accade che siano proprio le associazioni di categoria, come Unirec, portatrici di interessi diffusi ma pur sempre particolari, a doversi far carico di sollevare nelle sedi istituzionali una questione così importante come quella dell’esatto inquadramento contrattuale degli operatori.

A questo riguardo un ruolo di primaria importanza lo sta giocando l’associazione nazionale servizi di call center in outsourcing, Assocallcenter.

Quest’ultima, fondata a Milano nel gennaio del 2002, si è proposta fin dalla sua nascita l’obiettivo di formulare e promuovere il primo contratto collettivo nazionale dei call center, trovandosi a operare in un clima irto di ostacoli e ricco di incertezze.

L’obiettivo che si è posto è quello di arrivare alla stipula di un protocollo modificativo all’interno del Ccnl del terziario, utilizzando pertanto delle figure contrattuali già esistenti adattate alle peculiarità del lavoro degli operatori.

Il risultato che si otterrebbe, addivenendo all’elaborazione di una sola forma contrattuale per l’intero comparto, sarebbe di grande rilievo: da quel momento in poi tutte le società partirebbero da un unico punto nello stabilire le proprie politiche di pricing e risulterebbero pertanto pariteticamente competitive sul mercato.

Unirec, come è stato ribadito nell’ultimo consiglio direttivo, guarda alle trattative fin qui poste con attenzione e ottimismo, visto che è proprio in questi giorni che si stanno svolgendo gli ultimi febbrili incontri con i sindacati per arrivare finalmente alla tanto auspicata firma dell’accordo.