In Europa la battaglia dei diritti

28/05/2003

              mercoledì 28 maggio 2003
              economia e lavoro

              A Praga la seconda giornata di lavori dell’assemblea della Ces con l’intervento del presidente Giscard d’Estaing
              In Europa la battaglia dei diritti
              Epifani difende il modello sociale continentale. L’incontro con Pezzotta e Angeletti

              DALL’INVIATO Oreste Pivetta
              PRAGA Appena Giscard d’Estaing, presidente della convenzione europea, conclude la sua relazione, appare il primo cartello della prima e forse unica contestazione. E appena compare il cartello
              comincia la distribuzione di cartoline identiche, con l’invito a spedirle allo stesso Giscard in Justus Lipsius 175, Bruxelles. Dicono cartello e cartoline: un’Europa sociale è un dovere, come ripete ogni riga di tutti gli interventi di questo assemblea della Ces, confederazione europea dei sindacati.
              Basterebbero però cartolina e cartello a far capire anche al solito marziano precipitato tra casa Gisgard e il palacongressi di Vysehrad che si sta disputando una partita durissima, quasi una guerra tra semoventi e trincee fisse. Un conflitto di idee, che si potrebbe ridurre, scusandosi della rozzezza, allo schema classico: dalla parte dei monopoli o dalla parte dei lavoratori. Con infinite varianti e sottovarianti, evidentemente, geografiche (più America o meno America) e istituzionali (soggetto federale o somma di governi e quindi mercato allargato, cultura, politica e persino ideali contro merci e consumi). Come gli europei, i cittadini, nel loro tran tran, neppure si rendono conto.
              Guglielmo Epifani è stato il primo tra i leader italiani a prendere la parola. Ha difeso vigorosamente il valore del modello sociale europeo, ha tenuto stretti i diritti dei lavoratori e quelli dei cittadini («non ci sarà differenza nella nuova Europa»), ha ancora rilanciato il senso di una competizione economica che si vince migliorando il lavoro, usando
              l’innovazione, spingendo la ricerca, non tagliando i costi soltanto e tagliando in tutti i sensi il lavoro, l’occupazione cioè e le retribuzioni. Peggio la gente sta, peggio funziona il sistema. Eppure si assiste a uno spettacolo incurante di questa semplice verità. Ha spiegato il segretario della Cgil: attacchi a catena ai fondamenti della giustizia sociale e ai
              principi dell’eguaglianza, i rischi dell’impresa scaricati sui lavoratori, i rischi dello Stato (vedi la gestione dei servizi sociali) scaricati sui cittadini: «Questo reclama che la nostra battaglia, la battaglia
              sindacale, non sia reclusa tra i confini nazionali».
              L’Europa è il nuovo campo, secondo la cultura sociale cresciuta attraverso tanta storia del lavoro e dei lavoratori. Naturalmente Epifani per esemplificare s’è dovuto rifare a Berlusconi, che vorrebbe
              mettere mano alla previdenza per la quarta volta e non avendo «il coraggio di farlo» parla di Maastricht delle pensioni pensando di utilizzare la dimensione europea per ridurre i diritti dei pensionati italiani.
              Quello delle pensioni è stato ovviamente tra gli italiani ancora l’argomento della giornata, anche perché a mezzogiorno è arrivato Pezzotta, segretario Cisl, il quale ha confermato che la Maastricht
              berlusconiana proprio non esiste e che se il governo non terrà ferma la
              delega previdenziale in parlamento fino a che non ci sarà un chiarimento con Cgil, Cisl e Uil, non staranno fermi neppure
              i sindacati.
              Almeno per ora dunque tra i sindacati italiani non si rompe. Pezzotta però s’è preoccupato di precisare che parlare di unità sarebbe esagerato: «Ci sono convergenze: una è quella sulle pensioni».
              Ha riassunto così anche il senso dell’incontro di ieri sera, quello annunciato da giorni, incontro di conciliazione. Chiesto da Epifani per salvare l’unità che c’è e dove c’è, tenere bassi i toni della polemica se l’unità non c’è, discutendo di previdenza, Confindustria e terrorismo.
              L’Europa che forse ci toccherà è stata spiegata da Gisgard d’Estaing. La proposta di costituzione intanto va su internet, a disposizione di tutti. Poi se ne discuterà a Salonicco. Al pubblico dei sindacalisti ha enunciato i cardini della nuova «carta»: economia sociale di mercato,
              piena occupazione, lotta all’esclusione sociale, giustizia sociale, solidarietà tra le generazioni, parità uomini donne. Si dice di un emendamento governativo italiano che avrebbe voluto sostituire
              la parità, conquista di un secolo, con un altro capitoletto: difesa della famiglia. Respinto. La pace potrebbe stare in quell’articolo proposto dai sindacati e, come insiste il vecchio e esperto statista, nella difesa comune e in un vero ministro degli esteri, che parli con Colin
              Powell o con il collega russo a nome (e dall’alto) della Grande Europa. Meglio sicuramente di una telefonata del nostro B. all’amico Putin.