In Europa è emergenza occupazione i senza lavoro sono oltre 20 milioni In Italia boom della cassa integrazione. Epifani: le aziende lasciano il Sud

02/09/2009

Sono oltre 15 milioni, nei paesi dell’euro, le persone che non hanno un posto di lavoro. E se il conteggio si estende all’Europa a 27 nazioni, i milioni salgono a quasi 22. Peggio di così solo dieci anni fa: la disoccupazione continua ad attanagliare la Ue e i dati
Eurostat riferiti a luglio la fotografano ad una quota record dal 1999: nell’eurozona ha toccato il 9,5 per cento (era al 7,5 dodici mesi prima). In un solo anno, quindi, il numero dei senza lavoro è aumentato di 3,2 milioni (che diventano 5 se si considera l’Europa allargata).
A fare le spese di una crisi occupazionale che non offre, al momento, segnali di via d’uscita (fra
lo scorso giugno e luglio se ne sono andati altri 167 mila posti), sono soprattutto i giovani al di sotto dei 25 anni: fascia d’eta dove, per l’area euro, il tasso dei senza lavoro è salito al 19, 7 per cento. Fra i paesi con il tasso di disoccupazione più basso ci sono l’Olanda (3,4)
e l’Austria (4,4). Peggio di tutti la Spagna (18,5), mentre fra le grandi economie la Germania è al 7,7, la Francia al 9,8 e la Gran Bretagna al 7,7 .
Quanto all’Italia il raffronto non è perfetto: Eurostat dispone solo dei dati del primo trimestre,
quando la disoccupazione era al 7,4. Ma i segnali più recenti che arrivano dall’occupazione e dall’utilizzo della cassa integrazione non sono buoni. A giugno infatti, secondo le rilevazioni Istat, rispetto allo stesso mese del 2008 l’occupazione delle grandi imprese era calata del 4,2 per cento al netto della cassa integrazione.
Ma proprio dal massiccio utilizzo degli ammortizzatori sociali arriva il secondo segnale negativo: il ricorso alla cassa integrazione, infatti, sempre da giugno 2008 a giugno 2009 è aumentato di cinque volte. Nelle grandi imprese ha riguardato il 4,08 per cento delle ore lavorate. E non è positivo nemmeno il dato sull’andamento in frenata delle retribuzioni: l’incremento di luglio rispetto allo stesso mese del 2008 era al 2,1 per cento; a giugno era stato del 2,8. Tutti dati che allarmano il sindacato. «La cosa che più mi preoccupa – commenta il leader della Cgil Guglielmo Epifani – è che ci sono segnali di chiusura di aziende al Sud per portare lavoro al Nord e questo va assolutamente scongiurato». Quanto ai numeri la segretaria confederale Susanna Camusso sottolinea che: «nonostante il grande ricorso alla cassa
integrazione, l’occupazione continua a diminuire: un silenzioso esodo che ha pesanti conseguenze sui lavoratori». La Cisl chiede «un vertice immediato fra governo, regioni e parti sociali»; per la Uil «occorre che dalle parole si passi ai fatti perché i problemi del lavoro rischiano di aggravarsi nei prossimi mesi». Il governo sottolinea invece la tenuta del paese:
«Nonostante la grande base occupazionale manifatturiera – ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi – l’Italia ha contenuto gli effetti della crisi, al punto che il Cnel stima che 800 mila posti di lavoro siano stati salvati grazie agli ammortizzatori sociali».