In dodici mesi distrutti 428 mila posti di lavoro

25/03/2010

Fine anno con il «botto» per l’occupazione: nell’ultimo trimestre del 2009 sono stati distrutti 428 mila posti di lavoro rispetto allo stesso trimestre del 2008. Il numero degli occupati è sceso a meno di 23 milioni e il tasso di disoccupazione (dato non destagionalizzato) è salito all’8,6%, contro il 7,1% nel quarto trimestre del 2008. A conferma che trovare un lavoro è sempre più difficile e scoraggiante, il numero dei senza lavoro è salito in un anno di «appena» 369 mila persone, cifra inferiore a quelli che hanno perso il posto di lavoro. A fine anno i disoccupati ufficiali erano 2 milioni 145 mila. Come sempre il tasso di disoccupazione el Mezzogiorno è più che doppio (13,2%) rispetto a quello del Nord (6,1%). Ancora peggio è il confronto sul tasso di occupazione: 65,2% del Nord ( sui livelli degli altri paesi europei) e 21 punti in meno (44,2%) nel Mezzogiorno.
Per il ministro Sacconi la disoccupazione italiana è migliore di quella dell’eurozona degli Usa: «il dato medio – 7,8% – del 2009» si confronta con quello dell’eurozona del 9,4%, secondo un differenziale che si conferma anche nel dato congiunturale di gennaio». Poi ha aggiunto che il tasso ufficiale è stato contenuto dalla decisione di utilizzare strumenti come i contratti di solidarietà e la cassa integrazione sotto varie forme. La caduta del numero degli occupati, che è ovviamente la prima rispetto alla precedente crisi della prima metà degli anni Novanta, è stata contenuta dal fatto che si stima circa un milione di persone abbiano usufruito degli ammortizzatori sociali, che hanno garantito la sopravvivenza del rapporto di lavoro». Tutto vero, ma – come osserva anche Bankitalia – molti dei cassintegrati sono a rischio. E, come calcolato dall’Istat, «nell’industria e nei servizi 334 mila occupati (contro i 115 mila nel quarto trimestre 2008) hanno dichiarato di non aver lavorato nella settimana di riferimento dell’indagine, o di aver svolto un numero di oro di ore inferiore alla norma, perché in Cassa integrazione guadagni. Se parte di questi lavoratori (il cui numero è molto più ampio di 334 mila perché in molte azienda la Cig è a rotazione) non rientrasse stabilmente al lavoro nei prossimi mesi, il tasso di disoccupazione schizzerebbe immediatamente oltre la soglia dell’11%.
Molto critico Cesare Damiano, capogruppo del Pd in Commissione lavoro della Camera: «quello che Sacconi dimentica sempre di dirci è che il dato più rilevante è costituito dal tasso di attività che si attesta al 57,5% con un calo dell’1,2% ed è tra i più bassi dell’Ue. Sottovalutare ancora i problemi occupazionali sarebbe colpevole. Il Governo anziché tingere artificialmente di rosa la situazione, a puro scopo elettorale, farebbe bene a dire la verità e a mettere in cantiere misure idonee per uscire dalla crisi. occorre una politica industriale che guardi all’innovazione e individui i settori strategici; l’adozione di ammortizzatori sociali universali; il potenziamento del reddito delle famiglie per stimolare i consumi interni, come da tempo chiede il Pd con le sue proposte».
Altro dato evidenziato dall’Istat, per la media dell’intero 2009, è che il risultato negativo dell’occupazione totale tiene conto della riduzione molto accentuata dalla componente italiana (-527 mila unità) controbilanciato dalla crescita, pur se con ritmi inferiori al passato, di quella straniera (+1478 mila unità)». Che significa? Che gli immigrati rubano il posto agli italiani? No. La verità è molto più semplice: l’ultima sanatoria ha fatto emergere come regolari lavoratori immigrati che già in passato lavoravano «in nero» come badanti e in generale collaboratori domestici. E questo significa che senza nuove regolarizzazioni la situazione ufficiale sarebbe molto più drammatica.
La caduta dell’occupazione sta avvenendo pur in presenza di una crescente flessibilità: gli occupato dipendenti part time sono arrivati a quota 3,281 milioni, mentre i lavoratori a termini (a volte si sovrappongono a quelli part time) sono 2.071 milioni. Altra dato che fotografa la drammatica situazione del Mezzogiorno è costituito dal «tasso di inattività»: il 48,2% della popolazione del Sud che potrebbe lavorare è fuori del mercato del lavoro costituito da chi lavora e da chi cerca occupazione. E la quota di donne inattive cresce drammaticamente al 63,9%.