«In dieci anni spesa meno cara

02/08/2002






(Del 2/8/2002 Sezione: Economia Pag. 17)
PER I NEGOZIANTI ALIMENTARI E TECNOLOGIE IN FORTE CALO. ASSICURAZIONI ALLE STELLE. CONTRASTI ANCHE CON L´ISTAT
«In dieci anni spesa meno cara
Confcommercio fa i conti, i consumatori li bocciano
ROMA
«Fare la spesa costa meno di dieci anni fa». Ne è convinta la Confcommercio che ieri ha presentato uno suo studio su un suo paniere di 200 beni di largo consumo. E il risultato appare sbalorditivo: dal 1992 ad oggi gli italiani spendono meno, in barba all´indice ufficialissimo dei prezzi al consumo (quasi +15% e 9,9% solo dal 1995 al 1999). L´associazione dei commercianti assicura di aver analizzato i valori in «termini reali» ovvero tendendo conto del potere d´acquisto. Addirittura sul sito internet (www.confcommercio.it) uno dei capitoletti della ricerca è intitolato «Dieci anni di inflazione: miti sfatati e verità nascoste». Eccone alcuni: al rialzo le assicurazioni sono aumentate del 44,5% , gli affitti del 29,8% e il tabacco del 25,8%. E al ribasso: sono diminuiti del 44,1% i telefoni, del 34,5% TV, Hi-fi e computer e, sorpresa delle sorprese, del 19,7% la frutta, ma anche la carne dell´8,4%, l´acqua minerale, i succhi e le bevande gassate del 13,7%. E il risultato finale per i portafogli delle famiglie italiane non poteva che essere sensazionale: fatto 100 euro un paniere di spesa media, per acquistare gli stessi prodotti alimentari oggi si spendono 17,54 euro contro i 18,24 di dieci anni fa. Lo studio della Confcommercio prende le mosse da una duplice esigenza, come spiegato nella «Premessa metodologica della ricerca». «E´ opportuno – è scritto – sottolineare che la percezione da parte dei consumatori di una inflazione più elevata, fenomeno maggiormente diffuso dopo l´introduzione dell´euro, può spingere da un lato ad assumere comportamenti eccessivamente prudenti nei confronti del consumo, con le inevitabili ripercussioni negative sul sistema economico, e dall´altro portare a richieste salariali non in linea con la politica dei redditi che ha rappresentato per il nostro paese la chiave per riportare l´importazione entro i limiti fisiologici». I numeri contenuti nelle tabelle qui a fianco, se confrontati con quelli dell´Istat, fanno sorgere spontanea una domanda soprattutto per quei beni acquistati quotidianamente (soprattutto prodotti alimentari e servizi per la casa): chi ha ragione? Da un lato la percezione dei consumatori, davvero molto sensibile dopo l´avvento della moneta unica e gli arrotondamenti, e le associazioni di categoria che denunciano impennate altrettanto clamorose: da un anno a questa parte su una spesa mensile di 2.200 euro a famiglia (26.400 euro all´anno) il caro prezzi se ne è portati via 749, quasi un milione e mezzo di vecchie lire. Nel mezzo l´Istat, da tempo contestata dalle associazioni dei consumatori e da una parte del mondo accademico specializzato in statistica, per la composizione dei panieri che rileverebbero andamenti non vicini alla realtà nel senso di rincari troppo lievi. Dall´altra la Confcommercio che sostiene «da dieci anni a questa parte la spesa costa meno». Spesa intesa proprio come acquisto di beni comuni: pesce -8,5%, vegetali incluse le patate -9,5%, pane e cereali -9,8% acque minerali, bevande gassate e succhi -13,7%. Commercianti e consumatori se non altro convengono che l´euro ha portato un «rilevante incremento della voce alimentazione»: quasi il 2%. Negli ultimi sei mesi sono diventati anche più cari, sopra la media: assicurazioni +11%, servizi finanziari, trasporti aerei +3%. Dire chi ha ragione non è semplice. Senza dubbio per chi va nei negozi o al supermercato, vale il consiglio del presidente dell´Aduc, Vincenzo Donvito: «Quando ci si chiede un consiglio su come comportarsi nell’acquisto di qualcosa, rispondiamo che bisogna essere pignoli, controllare tutto, non fidarsi di quello che viene detto a voce, leggere le etichette fin nei minimi particolari. Insomma non comprare a scatola chiusa». Magari tenendo in mente una delle tante e note massime di Churchill: «Esistono le verità e le mezze verità. Poi ci sono le statistiche».

f. mon.