In Confindustria scontro tra giovani e D’Amato

05/10/2001
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In Confindustria scontro tra giovani e D’Amato

Garrone oggi legge la relazione che non era piaciuta al presidente degli industriali
Venerdì 5 Ottobre 2001
 
CAPRI
A Capri – teatro del tradizionale meeting autunnale dei «giovani» di Confindustria, che prende le mosse oggi – tutto (o quasi) è già successo. Alla vigilia. Con la presa di distanze degli under quaranta della confederazione romana di viale dell’Astronomia, dal loro past president: l’Antonio D’Amato che, da circa un anno e mezzo guida la massima organizzazione imprenditoriale. Il popolo dei giovani confindustriali – al termine di un dibattito prolungato e acceso che ha riproposto la spaccatura tra falchi e colombe spesso usuale nelle riunioni dei loro padri – ha espresso una sorta di censura all’indirizzo di D’Amato, imputato di presunti attentati alla loro autonomia. Lesioni che Confindustria avrebbe inferto quando – dopo l’11 settembre scorso – ha tentato di aggiustare il brogliaccio del meeting, che i giovani volevano pilotare verso i lidi incerti del terzomondismo antiglobalizzatore (già sperimentato a giugno a Santa Margherita) processando i media, accusati nemmeno tanto larvatamente di informazione controllata. Le richieste di ancorare il dibattito a temi più domestici (come il Mezzogiorno) e qualche invasione di campo sulla composizione delle tavole rotonde (per esempio il niet alla Cgil) hanno mandato in cortocircuito il rapporto D’Amato – giovani. Che al grido di «nessuno, prima, aveva mai tentato di metterci la mordacchia», alla fine di un lungo confronto hanno deciso per la resistenza passiva: i «giovani», oggi, esporranno le loro tesi orginali, senza tener conto delle raccomandazioni del presidente degli over quaranta. Decisione assunta anche con il voto dei veneti.
Lo psicodramma collettivo dei rampolli delle tante dinastie industriali del BelPaese, è andato in scena nella riunione del loro comitato centrale, organizzata nell’isola, come sempre, alla vigilia del convegno. Ma ad accendere gli animi e ad alimentare la tensione del microcosmo che si allena per diventare, in futuro, classe dirigente della nostra industria, aveva abbondantemente provveduto il loro presidente. Senza la confessione a un quotidiano romano di Edoardo Garrone, i più non avrebbero avuto motivo di offrire tante prove di giovanile intemperanza. Sì, perché alcuni fautori della linea dura si erano spinti a suggerire – mentre in aliscafo cercavano di raggiungere l’isola di Tiberio – una protesta clamorosa: quando, il sabato mattina, D’Amato avesse guadagnato il palco nell’auditorium del Quisisana, tutti i giovani, in silenzio, avrebbero dovuto abbandonare la sala per migrare nella famosa piazzetta ed attendere lì che il presidente concludesse il suo intervento. Garrone (che la prossima primavera dovrà passare la mano per raggiunti limiti di età), evidentemente preoccupato per proteste troppo clamorse – dopo aver acceso la miccia – ha vestito i panni del pompiere che ha facilitato il compito alle colombe. La presa di distanze, però, c’è stata. Una nemesi per D’Amato costretto – da ex presidente degli under quaranta e da più giovane presidente di Confindustria – ad andare alla riconquista dei giovani.


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