In Confindustria il primo round sulla produttività

13/09/2012

Un incontro in Confindustria già la prossima settimana. Così parte la trattativa sulla produttività chiesta l’altroieri dal governo alle parti sociali. Per la verità i contatti tra sindacati e associazioni datoriali non si sono mai interrotti. In occasione della riforma del lavoro ci sono stati un paio di confronti, che hanno prodotto le modifiche approvate in luglio scorso. Quanto all’intesa del giugno 2011, richiamata dal premier e dal ministro Corrado Passera durante
l’ultimo incontro, in alcune parti è stata già attuata. Di deroghe ai contratti nazionali se ne sono viste diverse, a partire da quelle più «famose» alla Fiat, a quella sul salario d’ingresso in Banca Intesa. Insomma, nulla di assolutamente nuovo. La stessa Confindustria conferma che «l’invito del governo non ci coglie impreparati» (lo dice il direttore generale Marcella Panucci). «Con i sindacati abbiamo incontri costanti – aggiunge – un confronto sempre aperto, e su vari temi». Esattamente quello che aveva dichiarato a Palazzo Chigi la segretaria Cgil Susanna Camusso. A cosa sipunta allora? Èchiaro che stavolta si vuole stringere su due punti: contratti aziendali con un meccanismo di deroga più oliato, su tre temi: prestazioni lavorative, organizzazione del lavoro e orari di lavoro. Anche se molto dovrà passare attraverso il primo punto dell’intesa del 2011: la certificazione della rappresentanza. «Su quello l’intesa c’è già – dichiara Giorgio Santini (Cisl) – basta solo attuare il percorso attraverso l’Inps. Ma sulle modalità siamo già d’accordo, non vedo cosa si debba fare di più». Il dato è irrinunciabile, visto che gli accordi aziendali saranno validi erga omnes solo se firmati dalle sigle più rappresentative. Passare dal primo punto a quelli successivi non sarà facile, visto che in
tempi di crisi profonda non è affatto facile parlare di orari e flessibilità. Anzi, la realtà sembra imporre altre priorità, con aziende che chiudono e lavoratori in cassa integrazione.
Ecco perché c’è chi insiste per un altro ordine di priorità, come sostiene la Cgil. Non solo lavoro, ma anche costi dell’energia, fisco, infrastrutture.Asottolineare l’importanza di questi fattori è stata ieri la Confesercenti. «La produttività è un tema reale però la vera priorità in questa fase è evitare la chiusura di migliaia di aziende. Il grande problema da affrontare è la stabilizzazione delle pmi, la cui esistenza garantisce il mantenimento dei livelli occupazionali», dichiara il presidente Marco Venturi presentando il rapporto sulle previsioni economiche. «Il governo chiede alleparti sociali un impegno maggiore, noi chiediamo al governo di fare la sua parte, a cominciare dal rispetto dell’impegno preso a riversare il gettito proveniente dalla evasione fiscale su imprese e famiglie. Chiediamo inoltre che Palazzo Chigi convochi le parti sociali per un confronto sulla delega fiscale. Per noi i tagli alla spesa pubblica e i tagli alla pressione fiscale vanno di pari passo». COSAMETTEILGOVERNO? Insomma, il governo chiede l’impegno delle parti, ma dovrà mettere qualcosa sul tavolo. Un po’ di più di quanto già promesso. Si sa che l’esecutivo non punta a sgravi indiscriminati (anche perché non se lo può permettere), ma a meccanismi premiali. Un’ipotesi è ristabilire i parametri originari dell’aliquota flat al 10% sul salario di produttività, che sono stati ristretti a causa della crisi.
Un altro disegno è collegato alle start up. Tutti interventi parziali: difficilmente potranno accontentare la Cgil che chiede tredicesime più pesanti. Un’ipotesi scartata dal Tesoro, non solo per ragioni di disponibilità di risorse. Vittorio Grilli ha già spiegato che distribuire risorse in quel modo alla fine non ha effetti. Sarebbe vero, se i lavoratori italiani non avessero sopportato aggravi fiscali senza precedenti negli ultimi mesi. E non solo. A pesare sono anche i
dati sui consumi, che resteranno negativi anche nel 2013, per il sesto anno consecutivo. «Il bilancio di questo periodo è drammatico – spiega spiega Venturi presentando le previsioni economiche dell’associazione – dall’inizio della crisi avremo perso il 7% del Pil, il 23% degli investimenti e il 3% degli occupati, pari a 800.000 persone».