In Confcommercio parte la fronda anti-Billè

27/09/2005
    martedì 27 settembre 2005

    Dalla scarsa collegialità al rapporto con Ricucci, domani la giunta

      In Confcommercio parte la fronda anti-Billè

        ROMA – Per Sergio Billè, presidente della Confcommercio da 10 anni e tre mesi, la riunione della giunta convocata per domani non sarà una passeggiata. Per la prima volta nell’associazione si manifesta un dissenso politico, che riguarda la gestione da parte di Billè della confederazione che rappresenta 800 mila imprese del commercio, turismo e servizi.

        Le accuse al presidente sono soprattutto due: la mancanza di collegialità nelle decisioni e una gestione disinvolta del rapporto con l’immobiliarista Ricucci, amico di Billè (che è stato testimone di nozze dello stesso Ricucci con Anna Falchi) e presidente di Confimmobiliare (entrata un anno fa in Confcommercio). In particolare il sospetto di voler favorire Ricucci nella gara (poi annullata) per la valorizzazione degli immobili dell’Enasarco, ente previdenziale della categoria con un patrimonio immobiliare valutato 3,2 miliardi di euro, e quello di aver aiutato lo stesso raider nella scalata alla Rcs.

        A guidare l’area di dissenso è Gianni Bort, presidente dell’Ascom di Trento, che già nella riunione dell’Assemblea privata del 23 giugno aveva costretto Billè a ritirare la proposta di soppressione del terzo comma dell’articolo 31 dello Statuto della Confcommercio che prevede che il collegio dei sindaci debba muoversi secondo le norme del diritto societario. In quell’occasione Bort sottolineò che eliminare il riferimento al codice civile avrebbe dato meno garanzie di controllo e trasparenza su un bilancio di 27 milioni di euro. Con lui, su posizioni variamente critiche, qualche decina di associazioni territoriali del Centro-Nord.

        Una minoranza sulle 103 Ascom del sistema Confcommercio, ma una novità con la quale Billè, che nel 2004 è stato rieletto per la terza volta (con una deroga al limite dei due mandati) deve fare i conti. Se si aprirà a una gestione più collegiale e condivisa (la trattativa è in corso) potrà andare avanti senza problemi (scade nel 2008), altrimenti l’area degli oppositori minaccia di uscire allo scoperto con un documento.

        Enrico Marro