In classe a Genova…

03/03/2010

DOPO il successo del corteo giallo dell’altra sera, Marta Vincenzi confessa che si attendeva una partecipazione diversa dal consiglio comunale di ieri. Un’occasione perduta, perché in questa città vale sempre la pena di parlare d’immigrati e integrazione. Nelle scuole genovesi i bimbi di origine straniera sono tanti e di etnie così diverse, che sono stati registrate cento e una lingue diverse. Un record mondiale, probabilmente. E stamani, al Nh Hotel del Porto Antico, nell’ambito del nono congresso Filcams Cgil, si tiene il primo "convegno" delle badanti straniere. IERI mattina in consiglio comunale nessuno è ritornato sul corteo contro il razzismo, che pure solo qualche ora prima aveva coinvolto almeno cinquemila persone. Questa città è storicamente un crocevia dell’immigrazione ed è profondamente cambiata negli ultimi anni – avete dato un’occhiata alla composizione delle nostre scuole? – ma pochi sembrano rendersene conto. Meglio concentrarsi su cose meno impegnative. «Mi aspettavo un qualche intervento sul tema. Invece, niente. Si è preferito parlare di cacche di cani. Tema da non sottovalutare, sono d’accordo con voi. Ma a volte ci sono cose più importanti, non credete?». Ieri Marta Vincenzi ha avuto parole di solidarietà verso i protagonisti della manifestazione. Ha ricordato come la presenza di chi proviene da paesi diversi sia imprescindibile per la crescita economica e prima ancora culturale. Ma cosa fa concretamente Genova per aiutare gli stranieri ad integrarsi? «Non denuncia i presunti clandestini che iscrivono i propri figli negli asili e nelle scuole d’infanzia, come invece vorrebbe il pacchetto-sicurezza». Perché si è fatta chiarezza sulla scuola dell’obbligo e gli ospedali, spiegando che le persone non in possesso del permesso di soggiorno non debbono essere segnalate. Ma questa procedura sulla carta non vale per gli asili. «I nostri dirigenti preferiscono fare finta di niente». E sempre a proposito di scuola. «Investiamo ogni anno quattrocentomila euro – che non sono pochi, considerate le risorse a disposizione – in un progetto educativo ed interculturale: inserimento dei nuovi arrivati e creazione di una struttura pedagogica stabile per la valorizzazione delle diversità, ma anche e soprattutto mediazione interculturale linguistica». Perché sono 101 le diverse lingue di provenienza dei bimbi che frequentano gli asili, le elementari e le medie inferiori del capoluogo ligure. Un record. «Pensare che il sindaco di Londra l’altro giorno ha fatto presente che nella sua città i ragazzi parlano 90 idiomi differenti». Siamo uno dei pochi comuni italiani che offre un servizio di questo tipo, ricorda il sindaco. Un’amministrazione che attraverso l’assessore Roberta Papi sta elaborando una delicata ed importante ricerca, incrociando i dati delle badanti genovesi – stimate in almeno trentamila, in regola e no – e quelli delle famiglie che si rivolgono loro, valutando bisogni e potenzialità di entrambi i soggetti, considerando aspetti qualitativi e quantitativi, coinvolgendo nel progetto settori come sanità e scuola. L’obiettivo è quello di creare una struttura d’appoggio e di riferimento in modo da garantire pari dignitàe un servizio affidabile. «Visto che di stranieri non si è parlato in Consiglio – chiede la Vincenzi -, lo faremo in giunta. Per riformulare le priorità e impegni aggiunti rispetto a quelli attuali. Perché ci sono cose più importanti».