In calo i turisti in Italia

19/09/2005

    domenica 18 settembre 2005

    Pagina 23

      VIAGGI PAOLO COSTA: «RIMBOCCHIAMOCI LE MANICHE»

        In calo i turisti in Italia
        I russi salvano la stagione
        delle città d’arte

          Giorgio Levi

          Un’altra flessione. Ancora un’annata turistica di segno negativo. Cifre di fine stagione: ad agosto il calo delle presenze straniere nelle località turistiche è stato valutato intorno al 7 per cento (dati Astoi). Il 20 per cento tedeschi (rispetto al 2004) ha abbandonato il paese del sole e del mare. Eccezione le placide rive del lago di Garda: +5 per cento. Gli americani e i canadesi sono scesi del 15%. Capri a parte: qui l’aumento yankee è stato del 10%. La presenza canadese è migliorata soltanto nei circuiti d’arte romani (+25%).

          In controtendenza i russi: in Sicilia, in Sardegna e anche in Liguria gli ex sovietici emarginati dal turismo sono piombati in massa. La presenza di moscoviti ha toccato punte il 30 per cento in più rispetto agli anni scorsi. Un’eccezione, però. Il mercato s’inaridisce. Un altro dato: nel 2004 nella classifica stilata dal Wto dei paesi più visitati al mondo l’Italia ha perso una posizione rispetto alla Cina.

          «Sulle cifre andrei cauto – dice Paolo Costa della commissione parlamentare europea Trasporti e Turismo -. Quelle le vedremo nei prossimi mesi. Possiamo dire fin da ora che le città d’arte come Siena, Venezia e Roma sono andate bene. Anche se è cambiata la tipologia del turismo straniero».

          Musei, capolavori, il mito dell’Italia che avrebbe il 50 per cento delle ricchezze d’arte del pianeta, non ha potuto evitare l’impatto con una crisi economica complessiva, con le paure di conflitti improvvisi, con i temuti conti di casa.

          Ma la diminuzione di turisti stranieri è anche uno scontro generazionale. La vecchia fascinosa Italia schiacciata ai confini da paesi emergenti, aggressivi, modesti nell’accoglienza, ricchi di entusiasmo. Spiega il professor Costa: «Ci manca la voglia di tornare quelli che eravamo. Basta guardare quello che accade in Croazia, a due passi da noi O nel Mediterraneo. Anche paesi come la Libia stanno crescendo».

          La Croazia come l’Italia degli anni Cinquanta. Maniche rimboccate, voglia di lavorare, di convincere l’Europa e il mondo che gli sconfitti dalla guerra mondiale erano cambiati, che l’Italia perdente era finita per sempre. Che la Pietà di Michelangelo, la pizza di Napoli, le ragazze di Rimini erano ancora lì, sorridenti e innamorate di questo Paese. Racconta Costa di un viaggio con la commissione europea nella Bassa Slesia, in Polonia. Esperienza straordinaria: «Abbiamo trovato gente entusiasta, pignola nel dettaglio, felice di aprirsi. Tutte caratteristiche tipiche di chi vuole farsi strada sul mercato».

          Certo i prezzi giocano una carta fondamentale nelle scelte. Le famiglie europee, non meno di quelle italiane, hanno cominciato a fare i conti. «E’ la zona grigia – dice Costa – dalla quale non si può più prescindere». Altre cifre. Secondo i dati Istat i prezzi dei trasporti aerei nel maggio di quest’anno (rispetto al 2004) sono aumentati del 16,2%, i pacchetti-vacanza sono a + 4,3%, i ristoranti +3,1%, gli stabilimenti balneari + 6%, gli alberghi + 2,7%.

            E’ quasi inevitabile che immagine, appetibilità e forse anche fascino si appannino. Ma è proprio adesso che il Paese dovrebbe giocare le sue carte. Costa avverte: «La promozione turistica va bene, ma è l’immagine complessiva del Paese che dovrebbe cambiare». L’Italia della rendita turistica eterna, scontata e immutabile è finita per sempre.