“In Breve” Contratto capestro

03/07/2001



 
   


03 Luglio 2001


IN BREVE
Contratto capestro

È stato firmato ieri il contratto collettivo nazionale per un milione e nezzo di lavoratori del commercio. Non si può dire che sia un buon contratto, nonostante la "soddisfazione" dei sindacati. Intanto perché la sua durata è diversa per la parte normativa (dicembre 2002) da quella economica (fine 2003). In un settore dove i diritti sono quantomeno "minimi" è inevitabile che si porrà presto – e comunque alla scadenza di "metà" contratto – il problema di discutere delle proposte nuove.
Ma come mettere in piedi una vertenza sul solo aspetto normativo, senza una consistente parte salariale? Altrettanto preoccupante è lo "sfondamento" del terzo anno, al posto dei previsti due. E, peggio ancora, le 130mila lire totali vengono diluite da qui al 2003, senza recuperare praticamente mai il gap tra inflazione reale e quella programmata. Per l’anno in corso, sommando le 320.000 di una tantum (che, bontà loro, non escludono i numerosissimi lavoratori con contratto a termine, seppur "in proporzione") alle 20.000 che entreranno in busta paga da luglio, si ha di fatto un 35/36mila lire al mese. Cui si aggiungeranno 42.500 lire da gennaio 2002, 40.000 da luglio e 28.000 da gennaio 2003. Nella piattaforma sindacale c’era una piccola somma relativa all’andamento del settore (o "legata alla produttività"), che nella stesura finale è andata completamente persa. L’accordo dovrà ora essere sottoposto al vaglio dei lavoratori, frammentati come pochi altri in una marea di esercizi di dimensioni variabili.