In azienda pochi giovani al top

11/10/2010

L’Italia non è un paese per giovani. La popolazione invecchia, le imprese aumentano – seppur faticosamente – ma le opportunità di carriera per gli under 30 crollano drasticamente. Il quadro a tinte fosche arriva dalla lettura dei numeri di Unioncamere. In un paese che conta più di 6 milioni di imprese, infatti, la presenza dei giovani appare sempre più "leggera". In primo luogo, nelle attività imprenditoriali: le ditte individuali diminuiscono e, nella flessione, sono proprio gli under 30 a perdere la fetta maggiore di mercato. Stesso discorso per le società a responsabilità limitata che, ormai da tempo, aumentano di numero sostituendosi alle ditte individuali, ma registrano una continua emorragia di giovani.
Se poi si analizzano le posizioni di vertice delle imprese la situazione non cambia. Facendo la conta degli amministratori under 30 delle imprese nel 2000 e nel 2010, il risultato mette in luce una perdita massiccia di posizioni. Se dieci anni fa, infatti, questi pesavano per il 10,2% del totale, nel 2010 contano solo per il 4,4 per cento. Una tendenza di lungo periodo che si conferma nel breve. Tra giugno di quest’anno e lo stesso mese del 2009, infatti, in questa posizione si sono persi più di 5mila giovani.
Sul territorio
La lettura territoriale del livello di occupazione giovanile regala qualche sorpresa. Se, come hanno rilevato gli ultimi dati Istat su occupazione e disoccupazione, il mezzogiorno soffre più del nord e del centro Italia, la percentuale maggiore di giovani amministratori è registrata in Calabria: 7,2% contro una media nazionale del 4,4. Anche la regione, però, è stata interessata dall’impoverimento generale: il dato di dieci anni fa, infatti, rilevava una presenza maggiore al 12 per cento.
In assoluto è la Lombardia che registra la presenza più alta di giovani amministratori: su un totale di 840mila, infatti, più di 28mila sono under 30. In percentuale, però, rappresentano solo il 3,4% del totale, il dato più basso toccato, insieme al Veneto, tra tutte le regioni. La flessione più accentuata è stata registrata dalla Sicilia: nel 2010 conta più di 13mila amministratori under 30, il 5,6% del totale, mentre nel 2000 ne contava più di 21mila, cioè il 12,5%, con una perdita, in dieci anni, di quasi 7 punti.

I settori
Più difficile verificare il trend legato ai settori, per le modifiche che sono state apportate negli anni all’elenco delle categorie di attività. La presenza più massiccia di under 30, comunque, si registra nelle "attività dei servizi alloggio e ristorazione", dove i giovani amministratori pesano per l’8,6%, mentre nel 2000 la corrispondente categoria "alberghi e ristoranti" registrava un’incidenza pari al 15,6 per cento.
Flessioni più o meno forti si sono registrate in tutte le categorie di attività. La "sanità e assistenza sociale" passa da 3.581 giovani (10,1%) a 2.440, cioè il 4,3 per cento. Le "costruzioni" dal 9,3 al 4,3 e l’"istruzione" perde addirittura due terzi della quota, passando dal 9 al 3,3 per cento.
Le figure giuridiche
Analizzando infine i diversi tipi di impresa in base alla figura giuridica, si nota che in Italia la metà delle attività è ancora rappresentata dalle imprese individuali (a giugno le ditte attive con questa forma giuridica erano più di tre milioni), sebbene in calo da anni. La flessione si spiega certamente anche con la crisi economica che ha travolto il mondo del lavoro, colpendo sia quello dipendente sia quello autonomo, ma soprattutto con la poca "elasticità" di questa figura giuridica che ha spostato molti imprenditori sul modello di società a responsabilità limitata con imprenditore unico.
L’estrema "semplicità" della ditta individuale ha favorito però l’avvicinamento degli stranieri. Il 6,3% di queste imprese si riferisce a giovani al di sotto dei 30 anni. Ed è proprio questa categoria di imprenditori che soffre di più. Se, infatti, il totale delle attività rispetto al dicembre 2009 ha registrato una flessione dello 0,3%, le stesse imprese guidate da giovani under 30 sono diminuite quasi del 9 per cento.