In azienda debutta l’orario flessibile

26/05/2003


              Lunedí 26 Maggio 2003

              I TEMPI DEL LAVORO
              LA NUOVA DISCIPLINA
              Complesse le modalità di calcolo sui quadrimestri mentre si aspettano istruzioni dal Welfare
              Il Dlgs 62/2003, entrato in vigore il 29 aprile,
              modifica i tetti massimi giornalieri e settimanali
              In azienda debutta l’orario flessibile
              Ampi spazi di intervento per i contratti collettivi, anche decentrati
              Per milioni di lavoratori cambiano le regole dell’orario di lavoro in azienda. La nuova disciplina è contenuta nel decreto legislativo 66/2003. Parecchie le novità sia sul campo di applicazione, esteso, per esempio, anche agli
              apprendisti e sulla durata delle prestazioni.
              Molte anche le norme soppresse. Dopo quasi un mese
              dall’entrata in vigore della nuova legge, avvenuta il 29 aprile scorso, tuttavia, mancano all’appello i chiarimenti del ministero del Welfare necessari per la corretta applicazione delle disposizioni.
              Campo di applicazione. Le nuove regole sull’orario di lavoro si applicano nelle aziende di tutti i settori pubblici e privati. Particolarmente innovativa è — come anticipato — l’estensione del decreto anche agli apprendisti maggiorenni con la conseguenza che per questi lavoratori è superato il divieto di oltrepassare le
              8 ore giornaliere e le 44 settimanali previsto dall’articolo 10 della legge 25/1955.
              Sono invece esclusi dal provvedimento la gente di mare, il personale di volo e i lavoratori mobili, cioè il personale viaggiante o di volo, lavoratori adibiti al trasporto passeggeri o di merci su strada sia per via aerea sia per via navigabile.
              Per quanto riguarda alcuni settori di sicurezza pubblica (Polizia, Vigili del fuoco, strutture giudiziarie eccetera), le nuove regole non troveranno applicazione solo in presenza di particolari esigenze che dovranno essere individuate da un apposito decreto interministeriale
              da emanarsi entro 120 giorni a decorrere dal 29
              aprile scorso.
              La prestazione normale e massima. L’orario normale di lavoro rimane fissato a 40 ore settimanali
              con la possibilità per i contratti collettivi di prevedere
              una durata minore. La novità rispetto alla precedente disciplina (articolo 13 legge 196/1997) è che un orario normale inferiore a 40 ore può essere stabilito non
              solo dai contratti collettivi nazionali ma anche da quelli di livello inferiore. Inoltre, se previsto dai contratti collettivi, l’orario normale può essere calcolato su un arco di tempo non superiore all’anno (cosiddetto "multiperiodale").
              Molte novità, invece, per la durata massima della prestazione. L’articolo 4 del decreto prevede
              un limite massimo, comprese le ore di straordinario, di 48 ore per ogni periodo di sette giorni fatta salva la possibilità per i contratti collettivi (di qualsiasi livello) di
              stabilire condizioni di miglior favore.
              Ricordiamo che il precedente limite era di 52 ore settimanali (articolo 5 Rdl 692/1923).
              Il nuovo "tetto" di 48 ore settimanali non è riferito alla singola settimana ma può essere calcolato anche in media su un arco temporale non superiore a quattro mesi, pur senza specifica previsione dei contratti collettivi (che però possono elevare il periodo fino a sei o 12 mesi). Tuttavia, il calcolo della durata media non è facile. Si potrebbe, da un lato, calcolare la media su un periodo di quattro mesi predeterminato (singoli quadrimestri a partire dal 29 aprile 2003);
              oppure, si potrebbe calcolare un periodo mobile costituito dai quattro mesi precedenti il giorno della
              verifica.
              Questo significa che se negli ultimi sette giorni il lavoratore ha superato le 48 ore di prestazione,
              il datore di lavoro — per verificare se rispetta il limite medio stabilito dalla norma — deve esaminare
              i precedenti multipli di sette giorni compresi in un periodo non superiore a quattro mesi. Poiché i giorni
              di ferie e di malattia non si computano tra quelli oggetto di verifica, il periodo di quattro mesi potrebbe non coincidere con quello di calendario.
              Straordinario, ferie e riposi. In base alla legge il lavoro straordinario continua a essere quello eccedente
              le 40 ore settimanali anche quando i contratti collettivi prevedono un orario normale di lavoro inferiore al predetto limite. Gli stessi contratti, inoltre, regolamentano le modalità di esecuzione della
              prestazione. In assenza di una specifica previsione contrattuale il legislatore ha previsto che lo straordinario
              non possa superare le 250 ore annuali (limite che vale
              per tutti i settori). L’articolo 8 prevede che il lavoratore
              fruisca di 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore e una pausa di almeno 10 minuti per la prestazioni
              giornaliere eccedenti le sei ore. Sul punto, i Ccnl potranno prevedere condizioni di miglior favore
              ma in ogni caso la pausa deve essere compresa tra l’inizio e la fine della prestazione.
              Il periodo di ferie è stabilito dai contratti collettivi
              e non può essere inferiore a quattro settimane.
              La norma, inoltre, prevede che il periodo minimo
              non possa essere sostituito dall’indennità di ferie non godute. Sul punto, il ministero del Welfare deve chiarire se la norma si riferisce solo alle ferie maturate nel corso
              dell’anno oppure anche a quelle riferite agli anni precedenti.

              PAGINA A CURA DI
              ENZO DE FUSCO
              PAOLO PIZZUTI