In arrivo mille stranieri: «Pochi I disoccupati qui non vengono»

22/04/2010

VENEZIA — Mille extracomunitari «stagionali» in arrivo destinati in gran parte alle aziende turistiche della costa veneziana. Il governo ha stabilito ieri, in forma ufficiale, i flussi di lavoratori stagionali provenienti dai paesi non appartenenti all’Unione Europea per il 2010. Nonostante i gravi effetti della crisi sull’occupazione in tutta la provincia, il numero degli ingressi autorizzati sarà lo stesso dell’anno scorso. Troppo pochi, denunciano gli imprenditori turistici di Venezia. Ma per il sindacato, il rischio è di alimentare un’asta al ribasso per quanto riguarda i diritti.
«Mille persone non sono abbastanza, perché nei mesi di alta stagione — denuncia Massimiliano Schiavon, presidente dell’associazione degli albergatori di Jesolo — c’è sempre grande bisogno di collaboratori, anche se le candidature di connazionali sono purtroppo in aumento». C’è poi il rischio che il ritardo nell’avvio della procedura renda i flussi inutilizzabili per le aziende turistiche tanto che lo stesso Schiavon dice: «Avrebbero dovuto essere pubblicati prima, ora si rischia di non riuscire ad avere il personale richiesto prima di luglio». Nella costa il mercato del lavoro non è infatti saturo: pochi italiani accettano un impiego stagionale, che può comportare orari di lavoro fino a dodici ore e sette giorni su sette. In cambio, la retribuzione è spesso «forfettaria» e negli ultimi dieci anni non è aumentata. Dice Marco Michielli, presidente di Confturismo Veneto: «Ci possono essere degli episodi, così come ci sono molti imprenditori che fanno " da mamma" ai propri collaboratori: negli alberghi lo stipendio è di circa 1300 euro, con alloggio garantito e spesso anche il vitto, mentre le ore di lavoro sono quelle previste dal contratto collettivo, chi ne fa di più guadagna di più». Ci sono comunque forti difficoltà nel reperire personale. «Prevedevo che i disoccupati si riversassero nelle nostre spiagge, ma a questo punto — afferma il presidente di Confturismo Veneto — penso che i cassaintegrati preferiscono restare a casa e che i giovani puntino ad altri tipi di lavoro. Noi però gli alberghi li dobbiamo aprire lo stesso, grazie agli stranieri, perché il turismo è la prima industria del Veneto».
Diversa la situazione a Venezia, dove il turismo non vede picchi di stagionalità altrettanto marcati. La maggior parte degli addetti è assunto con contratti a tempo indeterminato e il ricorso ai flussi stagionali è sporadico, spiega il direttore dell’Ava Claudio Scarpa.
Per il sindacato le difficoltà nel reperire personale rappresenterebbero, invece, un falso problema. «I dati ci dicono che a Caorle, Bibione, Eraclea e Jesolo le maggiori strutture — dice Paolo Battaglin, segretario della Filcams Cgil per il Veneto Orientale— hanno ricevuto migliaia di curriculum da candidati italiani, che spesso hanno perso il posto nelle aziende dell’entroterra». Uno dei fattori per i quali si richiedono maglie più larghe per l’ingresso degli stagionali sarebbe, piuttosto, l’esistenza di una «gara al ribasso» tra lavoratori. «Per le loro storie personali, i lavoratori provenienti dai paesi esteri hanno esigenze minori: servirebbero maggiori controlli per verificare il rispetto dei contratti nazionali, ma sappiamo bene che le strutture preposte sono in difficoltà». Il sindacato di categoria della Cgil registra infatti ogni anno un’impennata delle vertenze al termine della stagione: «Molti si rendono conto che le condizioni di lavoro, gli orari o la retribuzione non rispettava i loro diritti».