In aprile una fiammata della produzione

16/06/2003



        Sabato 14 Giugno 2003
        Congiuntura
        In aprile una fiammata della produzione

        L’Istat ha registrato una crescita tendenziale dell’1,7%, la prima da dicembre 2002


        ROMA – La produzione industriale rialza la testa. Secondo i dati comunicati ieri dall’Istat in aprile l’indice grezzo (quello che misura il volume fisico della produzione effettivamente realizzata) è risultato pari a 96,4 (base 2000=100), con un aumento dell’1,7% rispetto allo stesso mese dell’anno passato. La produzione media giornaliera è cresciuta del 2,6% nonostante l’effetto della Pasqua (caduta in marzo nel 2002); positiva anche la dinamica dell’indice destagionalizzato, che nei confronti di marzo incasella un incremento dello 0,6 per cento.
        Sempre in aprile, aggiunge l’Istat, le variazioni tendenziali positive più sostenute dell’indice della produzione si sono verificate nei settori delle raffinerie di petrolio (+6,6%), degli alimentari (+4,1%), dell’estrazione di minerali (+3,7%), della meccanica di precisione (+3,3%), della carta (+3,3%) e della meccanica (+3,2%). Positiva anche la performance del tessile-abbigliamento (+2,4%) e dei mezzi di trasporto (+1,3%). Ancora in difficoltà le industrie manifatturiere varie (-10,3%), le pelli e le calzature (-7,3%) e la lavorazione dei minerali non metalliferi (-0,6%). In aprile la crescita tendenziale è stata generale, con una punta del 3,3% per l’energia e un minimo dell’1,2% per i beni intermedi. Aumentano dell’1,7% la produzione di beni di consumo (con un -5,4% per i beni durevoli e un +3,6% per quelli non durevoli) e dell’1,6% quella di beni strumentali. Un andamento uniformemente positivo si osserva anche per le variazioni congiunturali misurate attraverso gli indici destagionalizzati: l’accelerazione oscilla tra il 2,3% dei beni strumentali e lo 0,3% dell’energia, mentre i beni di consumo salgono dell’1,4% e quelli intermedi dello 0,6 per cento.
        Nei primi quattro mesi dell’anno la diminuzione si è contratta allo 0,3% (a marzo il calo era stato intorno a quota 1%) e in termini di media giornaliera si verifica addirittura un lieve aumento dello 0,2 per cento. I tagli più significativi vengono denunciati dalle industrie manifatturiere varie (-9,9%), dai mezzi di trasporto (-6,4%), dalle pelli e dalle calzature (-6,4%) e dal tessile-abbigliamento (-4,3%). In crescita invece le raffinerie di petrolio (+5,7%), il legno e i prodotti in legno (+4,6%), l’estrazione di minerali (+4,4%) e l’energia elettrica, gas e acqua (+3,9%).
        Secondo il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano i dati «indicano una ripresa del tessuto produttivo italiano e rappresentano una tendenza verso la ripresa dopo tre-quattro mesi consecutivi di segni negati». «L’aumento della produzione – ha aggiunto Marzano – non è certo un segno di declino industriale, soprattutto se confrontato con le tendenze opposte presenti in Europa: a esempio, sempre ad aprile, la Gran Bretagna mostra un indice della produzione pari a +0,2% congiunturale e a -1,8% annuo, mentre Francia e Germania hanno evidenti diminuzioni, rispettivamente -1% e -0,8% congiunturali». Il «recupero» di aprile «non è tale da modificare il risultato stazionario dei primi 4 mesi dell’anno: +0,2% la produzione corretta per i giorni lavorati» precisa una nota del Centro studi Confindustria. Comunque – aggiunge la nota – il risultato «sta a prefigurare una più favorevole evoluzione della produzione nella seconda metà dell’anno». Il CsC prevede un risultato positivo anche per maggio: +0,5 per cento.
        Cauto l’Isae: il recupero di aprile è in linea con le previsioni (situazione stabile a maggio e +0,9% in giugno).
        Nel secondo trimestre 2003 l’incremento complessivo dovrebbe essere intorno all’1 per cento. L’Isae teme però una nuova caduta a luglio (-1,4%).

        VINCENZO CHIERCHIA
        ELIO PAGNOTTA