In 800 imprese lombarde vertenze per l’occupazione

30/09/2005
    giovedì 29 settembre 2005

    ITALIA LAVORO – pagina 20

      Allarme Cgil: sono 37mila i lavoratori coivolti

        In 800 imprese lombarde
        vertenze per l’occupazione

          Marika Gervasio

          MILANO- Con la crisi economia e produttiva aumentano le vertenze occupazionali in Lombardia. Secondo l’ultima rilevazione del dipartimento Politiche contrattuali della Cgil Lombardia, infatti, le vertenze aperte sono arrivate a quota 794, quasi il 60% in più rispetto a gennaio, per un totale di 37mila lavoratori coinvolti (+48%) su un organico complessivo di 82mila addetti delle imprese interessate da processi di riorganizzazione. In particolare, sono oltre 12mila i lavoratori interessati da procedura di licenziamenti collettivi e mobilità e quasi 10mila quelli in cassa integrazione straordinaria.

          Per quanto riguarda le aziende, le cessazioni di attività, le chiusure e i trasferimenti fuori regione sono complessivamente 83. I settori metalmeccanico (con circa 348 aziende coinvolte) e del sistema moda (198 imprese) sono i più colpiti dalla crisi. «In cinque anni – commenta Ferdinando Colleoni, segretario generale Filtea, il sindacato del tessile-abbigliamento – abbiamo perso 34mila addetti e siamo molto preoccupati soprattutto per la fascia femminile che costituisce il 70% degli occupati. Inoltre stiamo assistendo alla chiusura di piccole aziende a un tasso del 10% annuo».

          La crisi del tessile spinge le province lombarde con i distretti a maggiore vocazione ai primi posti della classifica per numero di aziende interessate da vertenze, con Varese in testa (120 imprese). Ma la situazione non è migliore a Brescia(95) e a Bergamo(72).

          Sistema moda a parte, le cose non vanno bene anche per il settore chimico-energetico e della gomma.plastica. «Stanno aumentando le ore di cassa integrazione e di mobilità – afferma Roberto Bricola, segretario generale Filcea, il sindacato del comparto – e mancano chiare strategie di rilancio del comparto e investimento».

          Quanto al terziario e ai sevizi uno dei problemi più seri da affrontare riguarda la grande distribuzione. «Il rallentamento dei consumi – spiega Renato Losio, segretario generale della Filcams – sta provocando l’aumento di forme di lavoro precario e, in alcuni casi, la chiusura di negozi».

          Dati meno preoccupanti, invece, arrivano dalle aziende alimentari, del credito («Non si può parlare di rallentamento ma di stagnazione» dice Alessandro Meneghini, segretario Fisac Milano) e delle costruzioni dove, però, il fenomeno del lavoro nero è in aumento, come spiega Franco De Alessandri, segretario generale Fillea.