In 522 vanno a casa, per «efficienza»

21/04/2010

Fino all’ultimo lavoratore. Poi resterà solo il gioco in borsa. Telecom Italia ha reso noto il suo «piano industriale», che prevede 4,522 «esuberi» da qui al 2012 (nelle precedenti previsioni erano «appena» 2.300). Il pudore dell’azienda, di fronte alla crudezza delle cifre, ha toccato vertici di retorica difficilmente raggiungibili: «ulteriori efficienze aggiuntive». Se l’efficienza si misura in licenziamenti, ne risulta che, quando la Telecom resterà senza lavoratori (né dirigenti, i quali una busta paga – sostanziosissima – la percepiscono)l’azienda sarà efficente al massimo grado e gli utenti (pardon, i clienti) godranno del massimo della soddisfazione. I numeri sono stati illustrati alle «parti sociali» due giorni fa, e immediatamente hanno ricevuto dichiarazioni stampa molto battagliere («l’obiettivo è quello di poter giungere a un aumento del dividendo e alla riduzione del debito di 5 miliardi; nessun cliente in più, nessun piano di rilancio, nessun investimento per innovare», ha detto il segretario della Slc-Cgil Emilio Miceli). Più dialettiche, come si usa dire, sono invece le determinazioni al tavolo: «le parti hanno convenuto sulla necessità di ulteriori approfondimenti sulle dinamiche del piano». Un significato ci deve pur essere…
In numeri, la situazione è più chiara. Nel periodo dal 2008 al 2012 sono stati dichiarati «esuberi» per un totale di 13.000 persone. In pratica, il 20% dei dipendenti dell’azienda. Non è secondario sottolineare che Telecom, analizzando i risultati di un «difficile» 2009, ha deciso di distribuire un dividendo agli azionisti. Con un rendimento del 4,5% sulle azioni «ordinarie» e del 7,5% sulle «azioni di risparmio». Una buona notizia per chiudere: gli «azionisti», comunque, in un anno ci hanno rimesso il 30% del capitale. C’è una giustizia, in fondo…