Impronte per gli stranieri in Italia

30/05/2002


30.05.2002
Impronte per gli stranieri in Italia

di 
Fabrizio Nicotra


 Tutti i cittadini extracomunitari che chiederanno un permesso di soggiorno in Italia o che dovranno rinnovarlo saranno obbligati a dare le proprie impronte digitali. Questa la principale novità uscita ieri dall’aula di Montecitorio, che continua l’esame del Disegno di legge sull’immigrazione.

La Camera approva un emendamento con i voti della sola maggioranza. Contrari Ulivo e Rifondazione, che si sono battuti, ma che hanno dovuto cedere di fronte alla forza dei numeri: 236 sì contro 168 no. Per le opposizioni il provvedimento è negativo perché tende a discriminare i cittadini stranieri a seconda dello stato di provenienza. Perché un francese che entra in Italia può farlo tranquillamente, mentre un senegalese e un americano sono costretti a farsi prendere le impronte? Secondo il centrosinistra questa è una precauzione necessaria solo per gli stranieri che non hanno un documento di riconoscimento o che potrebbero avere un documento falso. In tutti gli altri casi non va bene. Il capogruppo dei Democratici di sinistra alla Camera, Luciano Violante, spiega perché: "Uomini d’affari americani, giapponesi o canadesi che entrano in Italia con un permesso di soggiorno per lavoro si troveranno di fronte ai rilievi di polizia e va tenuto presente che questo trattamento scatterà anche per i nostri imprenditori che vanno all’estero". Secondo Violante la maggioranza "sta facendo un pasticcio che danneggia le imprese italiane e l’immagine del nostro Paese". Di parere opposto la relatrice del Ddl, la forzista Isabella Bertolini: per lei quella sulle impronte è "una norma di garanzia per gli stranieri regolari perché assicura loro la certezza dell’identità". Poco convinti, all’interno della maggioranza, i deputati dell’Unione di centro, che dovrebbero presentare un emendamento quando il testo passerà al Senato: se le impronte sono necessarie, allora lo Stato le prenda a tutti i cittadini, italiani compresi.

La Camera ha anche dato il via libera anche al cosiddetto "contratto di soggiorno". L’extracomunitario che vuole venire a lavorare in Italia dovrà avere un contratto di lavoro per almeno due anni, rinnovabile per la stessa durata. In assenza di questo documento non sarà concesso il permesso di soggiorno.

Tra Casa delle libertà e opposizioni c’è stata poi battaglia sulla norma che regola i flussi di immigrati. Fino a oggi, con la legge Turco-Napolitano, il governo stabilisce ogni anno, per i dodici mesi successivi, le quote di lavoratori che possono entrare in Italia. Ovviamente l’esecutivo si basa sulle richieste delle singole regioni e delle associazioni di categoria. Con le novità della Fini-Bossi il decreto sui flussi diventa facoltativo: il premier può stabilire quanti immigrati entreranno in Italia, ma può anche non farlo. Per l’Ulivo una scelta negativa. "Una norma che penalizza l’impresa – spiega ancora Violante – perché l’imprenditore potrebbe far conto, un domani, di avere manodopera in più e quindi può accettare ordini e commesse che oggi non riesce a evadere. Questo – conclude – non potrà più farlo, dal momento che non sa se il governo varerà o meno il provvedimento sui flussi".

Le obiezioni non valgono però a fermare la truppa del centrodestra, che a colpi di maggioranza va avanti come un cingolato. Il clima si è infatti scaldato anche quando la Casa delle libertà ha forzato la mano su un emendamento che tiene fuori dall’Italia lo straniero giudicato pericoloso: viene cioè respinto chi è considerato una minaccia per l’ordine pubblico e per la sicurezza dello Stato. Fuori anche coloro che sono stati condannati per traffico di droga, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione o dei minori. L’Ulivo propone che per dire no allo straniero indesiderato sia necessario un provvedimento scritto e motivato, ma la Casa delle libertà risponde picche e provoca la reazione di Gian Nicola Sinisi, deputato della Margherita: "Un rifiuto non motivato non esiste nella nostra cultura giuridica". Con la Bossi-Fini sparisce anche la figura dello "sponsor": se la legge precedente consentiva a un privato, famiglia o impresa, di richiedere un determinato lavoratore extracomunitario per motivi di fiducia personale, ora non sarà più possibile.

Le ultime novità di giornata riguardano gli scafisti e le cosiddette carrette del mare. Può avere la pena ridotta anche della metà quello scafista che si pente e aiuta la magistratura nelle indagini sul traffico di immigrati clandestini. La Camera approva poi l’articolo undici della legge, che dà alla marina militare i poteri per bloccare le navi che trasportano clandestini. Anche in questa circostanza l’opposizione insorge e il diessino Marco Minniti parla di una " norma grave in linea di principio e pericolosa sia per chi dovrà compiere le verifiche sia per le navi e i loro passeggeri".

Giovedì l’aula di Montecitorio continua a votare, ma i tempi si allungano nonostante le sedute-fiume e il voto finale slitta inesorabilmente alla prossima settimana. Il testo dovrà poi passare all’esame del Senato per l’approvazione definitiva.