Impronte a tutti gli immigrati, La destra ora li vuole schedare

10/05/2002




Impronte a tutti gli immigrati
La destra ora li vuole schedare
di 
Nedo Canetti


Per gli immigrati fotografie e impronte digitali; niente decreto obbligatorio ma solo facoltativo sulle quote per i flussi degli extracomunitari. Sono queste le ultime due proposte della maggioranza, che hanno animato il dibattito sul ddl Bossi-Fini. Se ne discuterà ormai in aula, perché la commissione si è fermata all’art.4. E’ comunque ormai pressoché certo che il leader della Lega, a questo punto, può mettere una pietra sopra alla speranza di votare il ddl, almeno in un ramo del Parlamento, prima delle elezioni amministrative del 26 maggio.

E’ vero che i capigruppo della Camera hanno ieri confermato l’inizio dell’esame in aula del provvedimento per il prossimo lunedi, ma è anche vero che, nella stessa settimana, dovranno essere obbligatoriamente convertiti in legge tre decreti che scadono prima del 26 maggio e che, nella settimana successiva, la Camera sarà chiusa proprio per le elezioni. Il tanto atteso (dal popolo padano) provvedimento slitterà ancora. Se ne parlerà a giugno, verosimilmente, poi ci sarà un nuovo passaggio al Senato per le modifiche introdotte nel testo dalla stessa maggioranza, con allungamento dei tempi non quantificabile. La cosa è tanto vera che, da qualche giorno, il senatur e la "Padania" tacciono sulla legge, preferendo lanciare gli strali sugli immigrati in Olanda, per il delitto del segretario di Pim Fortuyn e sui palestinesi da ospitare o no in Italia. Intanto, alla commissione Affari costituzionali, l’esame è proceduto, senza concludersi, con grande lentezza, non solo per la ferma opposizione del centrosinistra e di Rifondazione, ma anche perché i gruppi di maggioranza continuano a presentare emendamenti, alcuni di grosso rilievo.

Giovedì è stato preso di mira, da An, il decreto sui flussi di ingresso degli immigrati che il governo emana entro il 30 novembre per l’anno successivo. La proposta di modifica di Giampaolo Landi di Chiavenna vorrebbe far diventare facoltativo da obbligatorio il decreto. Con la formulazione di An, il Presidente del Consiglio "può provvedere" ad emanare il decreto, mentre il testo votato al Senato recitava «provvede ad emanare». Proprio ieri, il presidente della Coldiretti, Paolo Bedoni, alla notizia che erano esauriti i 39.400 ingressi previsti, ha chiesto al ministro del Welfare, Roberto Maroni, come assoluta necessità per la conduzione dei lavori agricoli (a rischio la raccolta della frutta e verdura in Emilia Romagna , Trentino e Veneto e del pomodoro in Puglia) di concedere «a tempi brevissimi» un provvedimento che consenta l’ingresso di altri 20.000 immigrati extracomunitari. Nettamente contrario all’emendamento di An , l’Ulivo. «Con una decisione del genere – ha segnalato Carlo Leoni, ds- l’Italia potrebbe non avere per uno o più anni, un’indicazione di quote, praticamente un invito alla clandestinità per mancanza di regole». «In un mondo globalizzato -per Nicola Sinisi, Margherita- molti cittadini di Paesi poveri aspirano a lavorare in Italia; se non gli assicuriamo la speranza di poter entrare regolarmente, anziché fare la fila ai consolati per chiedere il permesso, la faranno alle agenzie degli scafisti per entrare in Italia clandestinamente».

Forti critiche ha suscitato l’emendamento della relatrice, Isabella Bartolini, Fi (subito abbracciata dalla Lega e appoggiata dal governo che si è impegnato -con il sottosegretario Mantovani- a trovare i fondi necessari) per l’introduzione di rilievi fotodattiloscopici (fotografia più impronte digitali) per gli stranieri che chiedono il permesso di ingresso in Italia. Rappresenta per Graziella Mascia, Prc «un messaggio aberrante, un’assoluta violazione dei diritti». Un no netto anche da Francesco Rutelli. In una conferenza stampa, insieme a diversi dirigenti del suo partito, ha spiegato che le impronte possono andare bene per i clandestini, non certo per i regolari. «Siamo pronti a ragionare -ha spiegato l’ex sottosegretario Giannicola Sinisi- in prospettiva sull’identificazione di tutti, ma se un immigrato ha già un passaporto o una carta di identità, perché prendergli l’impronta?». Nella stessa occasione Rutelli, ha voluto chiarire il suo pensiero e quello della Margherita. Ha intanto negato di aver mai pronunciato l’espressione «tolleranza zero» che gli era stata attribuita; ha duramente attaccato il ddl Bossi-Fini (demagogico, propagandistico e controproducente, che fa acqua da tutte le parti e che provocherà, se approvato, più clandestini e meno sicurezza; ha ribadito la validità della Turco-Napolitano «che ha permesso una regolamentazione del problema secondo criteri di umanità e contemporaneamente di rigore verso la clandestinità». «Più rispettosi dei diritti umani e più severi contro il crimine», secondo questa parola d’ordine si muoverà la Margherita con l’auspicio che sia questa la linea di tutto il centrosinistra. Una risposta gli né venuta dal segretario dei ds, Piero Fassino. «E’ dal mix integrazione-lotta all’illegalità che deriva -ha affermato da Genova- una saggia politica dell’integrazione». «Occorre -ha aggiunto- tenere insieme politiche di integrazione per tutti quelli che vengono a vivere e lavorare onestamente nel nostro Paese, in modo che siano cittadini con tutti i diritti e i doveri, a politiche di lotta intransigente nei confronti di ogni clandestinità, illegalità e criminalità».