Imprese senza tecnici e ingegneri

25/09/2006
    luned� 25 settembre 2006

    Pagina 35 – Economia

    Inchiesta

    Imprese senza tecnici e ingegneri
    sar� un esodo verso la pensione

      Entro dieci anni lascer� il 30-40%. Caccia agli over 50

        Analisi del Boston Consulting Group sul rischio demografico che corrono le aziende, soprattutto in Europa e in Italia
        I direttori del personale invertono la rotta: dai prepensionamenti agli incentivi a restare per i cinquantenni qualificati
        All�origine del prossimo esodo: invecchiamento e uscita dei babyboomers
        Partiranno campagne di "rimotivazione" dei pi� anziani e di prevenzione sanitaria

          ADRIANO BONAFEDE

            ROMA – Qualcosa d�incredibile accadr� fra qualche anno non soltanto in Italia ma in gran parte dei paesi occidentali. Le imprese, che lamentano da sempre un eccesso di dipendenti e la difficolt� di espellerli dal processo produttivo, potrebbero ritrovarsi nel drammatico bisogno di andare a caccia di lavoratori che diventeranno rari come le mosche bianche. E non si tratter� di forza di lavoro di fascia bassa, che continuer� a essere in sovrappi� come oggi, ma proprio di quei lavoratori, come dicono gli americani, skilled, cio� ad alta qualificazione: tecnici specializzati, ricercatori, ingegneri.

            Si tratta di una specie di pena del contrappasso per le imprese. Non solo si dir� addio ai prepensionamenti ma si arriver� anche a bloccare l�esodo di lavoratori "anziani", diventati improvvisamente insostituibili. O difficilmente rimpiazzabili. Ci sar� infatti, secondo i dati elaborati dal Boston Consulting Group, una delle principali societ� di consulenza aziendale del mondo, un esodo biblico dalle imprese in capo a una decina d�anni. Conseguenza di un progressivo invecchiamento dei dipendenti, che oggi sono concentrati in larghissima parte nelle classi di et� comprese tra i 35 e i 51 anni, ma che fra 10 anni saranno addensati in gran parte fra i 46 e i 60 anni, cio� in prossimit� del pensionamento.

            �Il rischio demografico per le imprese – spiega Lamberto Biscarini, vice presidente dell�ufficio di Milano del Boston Consulting Group – riguarda tutto il mondo occidentale e i mercati maturi come il Giappone, con particolare riferimento all�Europa continentale e a paesi come la Francia, la Germania, l�Italia. Questo rischio non nasce soltanto dal fatto che la popolazione in questi paesi invecchia di pi�, e dal fatto che nei prossimi anni andranno in pensione i baby boomers, ma anche da altri fattori. In questi anni, infatti, per ridurre il costo del lavoro, si � fatto molto ricorso ai prepensionamenti e al blocco delle assunzioni. Le aziende hanno mandato fuori i pi� vecchi ma allo stesso tempo hanno lasciato fuori i pi� giovani. Fra una decina d�anni, se le imprese andranno avanti cos� senza attuare una politica diversa fin da oggi, la situazione sar� drammatica: la struttura per et� dei dipendenti sar� tutta spostata in avanti e ci si trover� a fronteggiare una situazione d�emergenza. Anche perch� non sar� affatto facile trovare i sostituti di lavoratori altamente professionalizzati�.

            Il problema colpir� allo stesso modo sia i privati che la pubblica amministrazione, come ha recentemente segnalato anche il ministro dell�Economia, Tommaso Padoa Schioppa. �La pubblica amministrazione – spiega Biscarini – ha oggi circa 3,2 milioni di dipendenti. Il 20 per cento andr� in pensione entro 10/15 anni, ma in alcuni settori, come in quello dell�Universit� e della ricerca – si toccher� il 30 per cento. Ci sar� dunque bisogno di rimpiazzare tantissime persone in un ristretto lasso di tempo�.

            Nel settore privato, le imprese pi� a rischio sono quelle che non possono spostare la propria produzione all�estero. Nel settore tessile, ad esempio, la delocalizzazione � relativamente facile e infatti tale misura � gi� in atto da anni. Ma ci sono comparti industriali pi� a rischio, dove le competenze sono necessarie nel paese d�origine e non possono essere trasferite altrove: �Tra queste abbiamo individuato l�energia, l�industria meccanica e di precisione, le apparecchiature elettriche, i trasporti, il real estate, i servizi finanziari. In Italia, le grandi aziende di questi settori industriali dovranno presto porsi il problema: penso ad esempio al gruppo Fiat con 160 mila dipendenti, alle Ferrovie con 100 mila dipendenti, alle grandi banche come Unicredito (70 mila dipendenti), Sanpaolo (40 mila), ecc. Ma anche gran parte delle aziende italiane della meccanica dovranno muoversi in fretta�.

            � interessante notare che si � arrivati a questo punto per un errore di prospettiva tipico dei direttori delle risorse umane. �Questi direttori agiscono in un orizzonte temporale molto breve, 1-3 anni al massimo, che � poi quello classico dei piani triennali. E nel breve, ancora oggi, in Italia, si vede soltanto un eccesso di personale di alcune migliaia di persone. Nel volgere di pochi anni, per�, si passer� da questa situazione di surplus a un deficit di alcune decine di migliaia di persone. Per quanto riguarda invece la pubblica amministrazione, l�orizzonte temporale massimo in cui ci si muove � quello di una legislatura, ovvero di cinque anni, quando va bene�. Non si � mai sperimentato prima nella storia un turn over cos� rapido di personale come quello che ci sar� fra qualche anno: �Tutte le imprese dovranno cambiare fino al 40% della forza lavoro in un ristretto lasso di tempo. E hanno di fronte due rischi enormi: da una parte l�impossibilit� di reperire risorse umane, soprattutto quelle professionalizzate, nel mercato; dall�altra la difficolt� di trasferire le conoscenze dai vecchi ai nuovi dipendenti. I vecchi se andranno, con il loro know how, senza che ci sia il tempo di organizzare un passaggio di consegne a chi entra: l�"esperienza" andr� perduta. Sono rischi potenzialmente fatali per un�impresa�.

            Le cose potrebbero mettersi cos� male che lo stesso Bcg pensa che i governi saranno costretti a intervenire con l�allungamento dell�et� pensionabile. Ma poich� i lavoratori saranno pi� anziani, aumenter� anche l�incidenza delle malattie e la capacit� di resistenza alla fatica, mentre diminuir� la velocit� d�esecuzione del lavoro. �Per questo sono ipotizzabili azioni da parte delle imprese per la prevenzione in campo sanitario, mentre servir� anche una rimotivazione del personale pi� anziano, perch� gli incentivi che funzionano per un quarantenne non funzionano per un sessantenne (penso ad esempio alla facilitazione per piani di studio per figli o nipoti)�.

              Insomma, l�aria sta per cambiare. I dipendenti pi� qualificati, che oggi vedono avvicinarsi l�et� della pensione e della fuoriuscita dal mondo del lavoro con malinconia, potranno fra qualche anno prendersi una piccola rivincita: scopriranno con soddisfazione di essere diventati pi� utili, pi� indispensabili che mai.