Imprese, partiti, sindacati: sfida sul «tesoretto»

03/04/2007
    martedì 3 aprile 2007

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

      Imprese, partiti, sindacati:
      sfida sul «tesoretto»

        Le entrate aggiuntive ammontano a 8-10 miliardi, ma 7,5 saranno destinati alla riduzione del deficit

          b. di g.

          Roma
          Quanti soldi ci sono davvero? Le certezze arriveranno soltanto a luglio, dopo la verifica dell’autotassazione. Per ora ci sono le stime della Trimestrale (anzi, la relazione unificata dell’economia come si chiama oggi) che hanno già scatenato diversi appetiti. In quel documento Tommaso Padoa-Schioppa ha scritto: le entrate aggiuntive su cui si può contare durevolmente sono dell’ordine di 8-10 miliardi di euro. Ma il «tesoretto» è stato subito ridimensionato dallo stesso ministro: siccome a settembre occorrerà mettere mano alla manovra 2008 che è di circa mezzo punto di Pil, 7,5 miliardi vanno destinati alla riduzione del deficit. Risultato: la somma immediatamente spendibile varia tra 500 milioni e 2,5 miliardi. Una bella «forbice». Le variabili sono molte: così le voci lievitano eo si riducono a seconda di come si considera il «tesoretto»: 10 miliardi? «Solo» 8? Circa tre? O soltanto qualche centinaio di milioni? È davvero necessario fare la prossima finanziaria tutta sulle maggiori entrate strutturali? Questo si chiede il partito della «spesa», anche se poi la manovra andrà fatta sui «tagli», che non è proprio facilissimo. Di qui un dibattito quasi surreale.

          Sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno elaborato un documento unitario come base della concertazione e chiedono naturalmente che le risorse siano destinate ai tavoli avviati su welfare, previdenza e competitività. Tradotto, vogliono il superamento dello «scalone della Maroni, che nel 2008 «vale» circa 400 milioni di euro, contributi figurativi per i precari, rivalutazione delle pensioni più basse e nuove indennità di disoccupazione. Puntano a un «pacchetto» di circa tre miliardi, rinviando alla Finanziaria le altre operazioni: infrastrutture, politiche per la famiglia (in cui rientrerebbe anche l’Ici). Sulla produttività le organizzazioni sindacali potrebbero «incrociare» i desiderata degli imprenditori.

          Confindustria Gli industriali infatti vedono di buon occhio gli sgravi Irap sul salario aziendale, cioè sugli aumenti di secondo livello. Luca Cordero di Montezemolo ha più volte insistito sulla necessità di rimettere a posto i conti, confermando in qualche misura l’indicazione di Padoa-Schioppa. Ma il presidente degli industriali ha anche sottolineato che molto di quel tesoretto si deve proprio alla ripresa favorita dalle aziende eche quindi proprio alle imprese devono tornare le risorse, proprio al tavolo sulla produttività. A genova il presidente ha chiesto esplicitamente di «alleggerire» il peso del lavoro straordinario, eliminando contributi previdenziali aggiuntivi e inserendo sgravi fiscali. Per il resto Viale dell’Astronomia punta alle infrastrutture, ma in questo campo i costi sono talmente alti che probabilmente gli obiettivi non si limitano alla spesa immediata del «tesoretto».

          Gruppi parlamentari Alla Camera la maggioranza si è schierata compatta: sì al risanamento, sì a misure per il nuovo welfare, sì anche all’abbattimento dell’Ici sulla prima casa. Così come aveva annunciato Romano Prodi in Senato. È qui che compaiono le prime frizioni tra i diversi attori della scacchiera. Introdurre l’Ici subito significa automaticamente ridurre quelle risorse che le parti sociali vorrebbero tutte utilizzate ai tavoli di concertazione. E non solo: la misura non essendo parametrata al reddito sembra un regalo pre-elettorale. Così si inseriscono di volta in volta diverse sfumature. Subito il welfare, dopo l’Ici (dunque da fare in Finanziaria l’anno prossimo). Oppure: l’ici sulla prima casa, ma solo per i redditi più bassi. Ancora: va bene l’Ici, ma allora servono anche misure per chi sta in affitto. Eliminare l’Ici sulla prima casa per tutti costerebbe circa 2,5 miliardi: l’intero tesoretot da solo. Ma d’altra parte quella misura aiuterebbe anche categorie diverse dai lavoratori dipendenti. Cosa che prima delle elezioni non fa mai male. Per questo il nodo non si è ancora sciolto.